Di nuovo alle Ariette, in primavera

11 aprile 2018

Domenica pomeriggio il Teatro delle Ariette ha celebrato la sua festa di compleanno (dall’8 aprile 2017 il Deposito Attrezzi è ufficialmente “Teatro”) e ha presentato il suo nuovo progetto “Un’Odissea in Valsamoggia, esperimento di teatro per una comunità”. E mentre si ragionava liberamente – in quella pubblica intimità che è la cifra di tante cose che avvengono in quel posto – di Ulisse, di Penelope, delle nostre piccole e grandi e forse inconsapevoli Itache, ho sentito che anche quello, per me, era un piccolo ritorno: era tanto tempo che non venivo alle Ariette. Sulle pendici luminosissime della collina fiorivano i peschi e i ciliegi, guizzavano bisce nell’erba verdissima; tra le pareti, nella penombra – le cure parentali mi spingevano a un frequente dentro e fuori – prendevano forma le prime idee che vestivano quello schizzo acerbo di progetto. Il senso germinale delle Ariette, colto nel suo primo farsi. Il ritrovarsi insieme, piccola comunità, per la grande comunità – da “ricucire”, da riconoscere, da crescere –, come il lievito. Un’assoluta semplicità che consente ambizioni inaudite – come la pianta di fagiolo che svetta verso il cielo, l’uovo d’aquila, il cucciolo d’uomo. (Agata correva sul prato, mangiava la crescente, si colorava di sole.)

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E alla fine scoprimmo che SI può fare

4 settembre 2014

Per chi ha contribuito a far nascere e vivere Solidarietà Impegno fin da quel lontano 1993, quando i più giovani tra gli attuali volontari dell’associazione non erano neppure nati, la data di domani rappresenta la realizzazione di un grande sogno: dar vita a una vera e propria “Bottega del Mondo”.

Domani a Bazzano inauguriamo SI può fare, la prima bottega equa e solidale di Valsamoggia. Con la cruciale partnership di Cooperativa Oltremare di Modena (anche qui, una collaborazione che ha solide radici nel passato) e il felice incontro con la disponibilità di Libreria Carta|Bianca.

Da semplice (e non troppo assiduo) volontario come sono ora, non posso che dire un grande grazie all’attuale presidente di Solidarietà Impegno, Sem Occhiocupo, che ci ha creduto con forza e impeto, nonostante tante delusioni e stanchezze. Grazie a coloro che lo hanno preceduto – ognuno con il suo stile, la sua creatività, la sua capacità di leadership – e che, specie in questi ultimi anni, hanno dato una nuova spinta alla nostra associazione, rendendola una delle realtà più dinamiche di Bazzano e della vallata, con la forza e la lieta incoscienza necessaria per questa grande sfida. E grazie a tutti coloro che – da tanto o da poco tempo – prestano la propria opera, con generosa umiltà ed entusiasmo, e che anche questa volta hanno reso possibile che tutti i tasselli di un’impresa complicata andassero a posto.

Veniteci a trovare domani, all’inaugurazione, dalle 18.30 in poi durante la lunga Notte Bianca bazzanese: siamo in via Borgo Romano 1, a due passi dalla piazza.
La nostra aspirazione è quella di rendervi clienti assidui, ma soprattutto di farvi sentire partecipi di un progetto che, nel nostro piccolo, nasce con la grande ambizione di rendere il mondo più giusto, più coeso, più umano. Perché ogni mano, per quanto piccola, lascia sempre un’impronta.

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Qualche spunto sul 25 aprile a Bazzano e in Valsamoggia

5 Maggio 2014

Questo articolo l’avevo scritto il 26 aprile. Mi sono reso conto solo ora che mi ero dimenticato di pubblicarlo :O

 

Ieri mattina ho partecipato, come praticamente tutti gli anni, alla commemorazione del 25 aprile a Bazzano (invece non sono potuto essere alla festa popolare del pomeriggio, con la banda e le crescentine al Centro Cassanelli: sara’ per la prossima volta!). La messa per i caduti, il corteo con le bandiere fino al cippo partigiano, i fiori, i discorsi, i ricordi. Piccoli gesti semplici, attraverso i quali si concretizza la memoria di una comunità.

Il valore di queste celebrazioni locali è ineguagliabile. La loro pluralità e la loro pervasività è parte intrinseca del loro valore: ogni paese ha il suo corteo – tutti simili, nessuno uguale all’altro – ogni evento viene ricordato nella sua unicità, ogni caduto ha il suo ricordo, ogni cippo la sua corona. Anche in una città grande come Bologna, del resto, le celebrazioni avvengono in una vasta costellazione di luoghi significativi, con modi e toni differenti senza che nessuna memoria locale – di quartiere, di vicinato… – venga oscurata.

Il nuovo Comune, che a mio parere deve ben guardarsi dal fare accorpamenti improvvidi, dev’essere anzi lo strumento per valorizzare queste occasioni ciascuna nella sua specificità. I Municipi potranno naturalmente dare il loro contributo trovandovi l’occasione per valorizzare il loro carattere fortemente simbolico.
Casomai, sarebbe bello sfruttare le nuove potenzialità amministrative per creare nella vallata “percorsi della memoria” nei luoghi più significativi, che possano essere proposti alle scuole come occasione formativa e magari avere anche un utilizzo turistico. La nostra valle comprende luoghi di guerra partigiana attiva “di montagna” e altri – come Bazzano – che erano piuttosto aree di retrovia e acquartieramento delle truppe tedesche (e per questo furono falcidiati dai bombardamenti alleati), e in cui la lotta partigiana veniva condotta con modalità differenti.
Queste semplici riflessioni potrebbero essere d’esempio per un rapporto più attivo tra amministrazione e scuole per la valorizzazione della storia locale, spesso tristemente dimenticata nonostante le sue grandissime potenzialità formative: grazie alla storia locale gli studenti possono comprendere che la storia non è solo qualcosa di astratto che si studia sui libri. Ma di questo si potrà parlare in un’altra occasione.


La fusione in Parlamento

22 febbraio 2013

La battaglia politica che si è consumata – e certo non spenta – sulla fusione dei Comuni della Valsamoggia avrà influenza sul risultato delle elezioni di domenica e lunedì in vallata? Dalle scelte degli abitanti della Valle del Samoggia per il Parlamento nazionale potremo trarre qualche indicazione per capire quali probabilità di successo avrà l’assalto alle amministrazioni locali targate PD? Un assalto, sia detto di passaggio, per il quale le opposizioni sembrano già mobilitate in una sorta di campagna elettorale permanente da qui al 2014, con la probabile intenzione di marciare separati per colpire uniti all’eventuale ballottaggio.

Le elezioni politiche sono il livello più distante dalla realtà amministrativa locale, nonché quello in cui le mode passeggere e gli eventi contingenti incidono meno sulle convinzioni e sulle abitudini sedimentate. Proprio per questo, paradossalmente, se gli eventi locali, e in particolare quelli relativi alla fusione dei Comuni, lasceranno un segno sulle elezioni del 24-25 in Valsamoggia, siamo autorizzati a pensare che tali tendenze potrebbero essere ancora più incisive alle elezioni amministrative del 2014 (ovviamente è una possibilità teorica: in quasi un anno e mezzo possono succedere molte cose).

Penso da un lato ai cittadini che, credendo nel progetto della fusione, e proprio grazie alla pesante polarizzazione politica che – qualunque cosa se ne pensi – si è sviluppata su questo tema, si sono avvicinati alle forze dell’attuale maggioranza, e in particolare al PD. C’è stato sicuramente uno spostamento di questo tipo da parte di esponenti vicini alle liste civiche: alcuni di essi sono anche noti. In parte è probabile che si tratti in buona parte di persone che comunque in passato avevano votato PD, ma che se ne erano successivamente distanziate, in particolare alle elezioni locali, ma forse anche in altre occasioni. Ma è possibile che questo effetto si sia verificato anche per una fascia più ampia di cittadini. Potrebbe quindi mostrarsi sotto forma di una prestazione più tonica del PD alle elezioni di questo fine settimana (un dato che andrà misurato sia rispetto ai risultati delle elezioni precedenti, sia rispetto a quelli dei Comuni vicini).

D’altro canto, una parte degli elettori dell’attuale maggioranza locale di centrosinistra si è schierata – molti nel segreto dell’urna, altri anche pubblicamente – contro la fusione dei Comuni. Per alcuni di essi ciò potrebbe non influire sulle scelte politiche nazionali; per altri, la virulenza della polemica sarà probabilmente tale da indurli a prendere le distanze dai partiti che hanno sostenuto la fusione anche nel voto del prossimo fine settimana. Ma (a parte l’ipotesi tutt’altro che peregrina che una parte di questi elettori scelga l’astensione), quali forze politiche ne beneficeranno? In prima fila ci sono il Movimento 5 Stelle e Sinistra e Libertà, che si dividono variamente buona parte dell’elettorato (nonché della dirigenza) delle liste civiche. Con alcune dinamiche particolari: SeL ha polemizzato nelle scorse settimane con i partiti ora raggruppati nella lista di Rivoluzione Civile – che si presentano come sinistra “dura e pura” in quanto non alleati col PD – rinfacciando loro di essersi “piegati” alla fusione dei Comuni (Federazione della Sinistra e Italia dei Valori hanno firmato il documento a favore della fusione e votato il provvedimento in Regione). Del resto SeL in Valsamoggia, anche nelle ultime settimane di campagna elettorale, sta insistendo con molta forza sulla questione della fusione, senza lasciar trapelare alcun imbarazzo per il fatto di presentarsi in coalizione col PD. Non è affatto escluso, del resto, che una parte di elettori di provenienza PD consideri il voto per SeL come adatto sia a marcare il proprio dissenso sulle questioni locali, sia a esprimere comunque un “voto utile” rimanendo nell’ambito del “classico” centrosinistra.

Naturalmente occorrerà osservare anche i voti del centrodestra, che si è compattamente schierato – PdL e Lega – contro la fusione. Sarà difficile trarre considerazioni dai risultati dell’UDC, sia perché il suo atteggiamento sulla fusione è stato, a livello locale, contraddittorio (alcuni esponenti si sono schierati a favore, altri – come pure in Regione – contro), sia perché si tratta di una formazione relativamente esigua. Un’eventuale tendenza delle liste civiche a catalizzare il voto delle opposizioni potrebbe lasciare qualche traccia anche nelle scelte politiche nazionali.

Si tratta di semplici ipotesi che potrebbero facilmente essere spazzate via se si verificherà che nei Comuni interessati dalla fusione il differenziale tra i risultati dei vari partiti sarà uguale a quello dei Comuni circostanti. Vedremo presto se queste piste di lettura avranno qualche fondamento, e se – guardando alle elezioni comunali del 2014 – le forze politiche locali saranno rafforzate dai risultati di lunedì, chi nei propri timori chi nelle proprie speranze. Che si mescolano – legittimamente, col debito senso delle proporzioni – alle speranze e ai timori di tutti gli italiani per il futuro del Paese in questo appuntamento cruciale.

 


Per fare un tavolo

14 dicembre 2012

La nota ufficiale diramata ieri l’altro dai cinque sindaci della Valsamoggia mostra un certo equilibrio, che sembra nascere dalla composizione faticosa, ma forse fortunata, di linee parzialmente divergenti; pur riaffermando la decisa volontà di procedere verso la fusione dei Comuni, si differenzia sensibilmente dai toni vacuamente trionfalistici delle prime ore. Insomma, la perdurante volontà di proseguire il percorso verso la fusione non sembra più implicare la rivendicazione di una vittoria completa, assoluta, senza ombre.

Resta però faticoso capire come si voglia tradurre in pratica la volontà di dialogo che viene reiteratamente professata. I sindaci, infatti, non mettono in discussione la volontà di arrivare alla fusione, né la necessità che il processo sia compiuto nei tempi stabiliti, cioè in tempo per le elezioni amministrative del 2014. Tuttavia c’è un effettivo elemento nuovo. Accanto alla nota, in cui si afferma la volontà di aprire un “processo costituente del nuovo comune, a cui tutti siamo chiamati a dare spunti e contributi, forze politiche, associazioni, cittadinanza”, e la consapevolezza dello sforzo che richiederà trovare “una fase di discussione”, c’è la richiesta dei sindaci alla Regione perché posticipi la data entro cui essa dovrà deliberare sulla fusione. È un fatto dal valore limitato: si parla di due mesi in più. Ma è un valore reale: gli attuali 60 giorni previsti (e ne sono passati quasi venti) sarebbero troppo pochi per impostare un “tavolo di lavoro” credibile; quattro mesi sono un periodo più ragionevole. E c’è anche un valore simbolico: per la prima volta si accetta di chiedere che la tempistica, finora così rigidamente determinata, venga (sia pur leggermente) modificata.

 Basterà quest’offerta a indurre le forze che hanno sostenuto il no a sedersi all’evocato tavolo? Finora le voci prevalenti, e senz’altro quelle ufficiali, proseguono su una linea (nonostante le dichiarazioni di non contrarietà “in sé e per sé” a una fusione) di rigetto totale. Rigetto dei contenuti: anziché limitarsi a evidenziare gli aspetti problematici o lacunosi, che pur ci sono, del progetto esistente, questo viene sbrigativamente destituito di ogni valore; ogni analisi viene effettuata nello spirito non di proporre migliorie, anche radicali, ma semplicemente come “pars destruens”. Rigetto, soprattutto, dei tempi, che diventa di fatto rifiuto della fusione “tout court”: la richiesta, di per sé astrattamente non irragionevole, di rimandare il processo alla prossima legislatura, viene ad assumere con troppa facilità l’aspetto di una dilazione a tempo indeterminato, e anzi dell’assunzione di un progetto alternativo – il rafforzamento dell’attuale Unione dei Comuni – che peraltro non viene neppure sbozzato e resta un’idea del tutto indeterminata

Il fronte del “no” ha certo buon gioco a mettere il dito sull’esiguità e la problematicità della vittoria del “sì” – nonché sulle criticità di metodo che del resto non abbiamo mancato di rilevare a varie riprese -, ma si dimostra assai poco credibile nel momento in cui cerca di tramutarla in una sconfitta, e ancor più di gestirla come se fosse una vittoria propria.

L’insistere su una “linea dura” del “no”, scelta molto facile di fronte al trionfalismo del fronte opposto, diventa ora un’opzione più scivolosa nel momento in cui, almeno a parole, viene offerta una linea di dialogo ora anche supportata da qualche segnale concreto. Tantopiù che questo segnale sembra non essere puramente strumentale, ma essere anche la conseguenza della posizione piuttosto ferma espressa dal sindaco di Bazzano di farsi in qualche modo garante della volontà dei suoi concittadini, espressasi maggioritariamente per il “no”. (Stupisce, incidentalmente, che un’analoga posizione non venga presa dal sindaco di Savigno, che pure aveva sottoscritto l’impegno per una valutazione dell’esito del referendum sia nel complesso “sia nei singoli Comuni”. Negare gli elementi di problematicità rimane, per tutti, la soluzione meno credibile e proficua.) Del resto per le forze che sostengono il “sì” – dopo che, a dispetto dei pur generosi “comitati indipendenti”, non sono riuscite a scrollarsi di dosso l’etichetta di essere composte dal “PD contro tutti” – è necessario a questo punto evitare come la peste l’impressione che la vittoria referendaria sia, in fin dei conti, la vittoria di alcuni paesi contro gli altri.

Parliamo, insomma, di effettivi elementi di debolezza che tuttavia, una volta assunti consapevolmente, possono tramutarsi in una responsabile posizione di forza. Ma che – proprio in quanto oggettivi – dovrebbero al tempo stesso dare al fronte del “no” la garanzia che è interesse della controparte impegnarsi in un’interlocuzione seria.

Perché, beninteso, l’onere della prova di non agire strumentalmente ricade su entrambe le parti.

Una volta seduti a un tavolo ci si può sempre rialzare e denunciarne l’impraticabilità. Rifiutare reiteratamente l’invito, invece, può essere considerata dimostrazione di coerenza, ma anche ostinazione. L’anno scorso i sindaci e la segreteria PD hanno commesso un errore marchiano nel rifiutare le condizioni che le liste civiche avevano avanzato per sedersi ai famosi “tavoli di lavoro”, impedendo l’apertura di una discussione di merito e consentendo il compattamento di tutte le opposizioni sulle posizioni più radicali. Ma ora vale anche per il fronte del “no” la domanda di quale sia il vero obiettivo strategico: evitare a tutti i costi la fusione, come dichiarato, oppure – dando già per scontato questo esito – prepararsi nel modo migliore alle elezioni del Comune unico nel 2014, rimanendo compattati su posizioni massimalistiche e continuando a tener caldo il malcontento dei cittadini che hanno votato “no”? (La legge elettorale per i comuni sopra i 15.000 abitanti non obbliga neppure le varie opposizioni a presentarsi sotto un’unica lista: presentandosi separate, anzi, le singole forze politiche potranno prendere complessivamente più voti e costringere più facilmente PD e alleati al ballottaggio. Incidentalmente, che questo ragionamento coinvolga senza apparenti problemi anche forze politiche che a livello nazionale e regionale sono alleate al PD – e addirittura alleate al segretario del PD nelle ultime primarie! – è indice di una situazione locale da tempo sfuggita di mano a più di un attore.)

Certo, lo slogan degli ultimi giorni pre-referendum, “non cambiare Comune, cambia chi ti amministra”, era già sufficientemente eloquente del piano su cui si voleva portare la contesa. E quindi, tanto peggio, tanto meglio. Ma non è affatto detto che sia questa la priorità condivisa da tutti i cittadini che hanno votato “no”. Alcuni potrebbero chiedersi – tantopiù per chi dice di non essere contro “alla” fusione ma “a questa” fusione – perché rifiutare comunque un dialogo che, se pure non mette in discussione la fusione, potrebbe consentire di entrare nel merito del “come”. Perché non costringere, in fin dei conti, i sindaci a mostrare in che misura siano davvero pronti a rivedere – come dichiarato – il progetto. Perché non trasformare l’“energia potenziale” accumulata in potere contrattuale, senza rimandare il tutto al prossimo appuntamento elettorale – a mo’ di ordalia popolare – ma assumendosi una buona volta in prima persona la responsabilità di una trattativa politica. Considerata la volontà degli amministratori di avviare tavoli di che includano anche le variegate espressioni e categorie sociali e associative del territorio, le forze politiche che hanno sostenuto il “no” dovrebbero valutare il possibile rischio di una loro auto-emarginazione.

A questo punto, in ogni caso, occorre anzitutto che la Regione dia una risposta positiva e il più rapida possibile alla richiesta dei sindaci, che stanno affrontando sul territorio – non senza responsabilità da parte loro e del partito che li esprime – una situazione indubbiamente complessa.


Dopo il referendum

27 novembre 2012

Il dato che risalta nel referendum sulla fusione dei Comuni della Valsamoggia è anzitutto quello dell’affluenza, che raggiunge a stento la metà degli aventi diritto. Mesi di campagna accesa e di forte polemica da parte di tutte le forze politiche e dei comitati schierati per il “sì” o per il “no”, un’altissima visibilità – un fatto del tutto inedito per questo territorio – su giornali e televisioni non solo locali e perfino nel dibattito politico-istituzionale nazionale, e l’arrivo in vallata di favore del personalità di assoluto rilievo nazionale schierate a favore del “sì” non sono bastati a portare al voto, su una questione di grandissima rilevanza locale, più del 50% dei cittadini.
Tra i votanti, la vittoria di misura del “sì” per 325 voti (su 11127 voti validi ci sono stati 5726 “sì”, il 51,46%, e 5401 “no”, il 48,54%) non oscura la netta affermazione del “no” a Bazzano (58,52%) e Savigno (56,80%).

Si tratta di un dato complessivo estremamente delicato, che la Regione è chiamata ad analizzare con grande attenzione.
I Consigli comunali dei cinque Comuni avevano approvato, nei mesi scorsi, un ordine del giorno che invitava la Regione “a tenere conto del risultato complessivo della consultazione e di quello nei singoli Comuni”. A questa importante affermazione di principio, tuttavia, non è mai seguita – benché richiesta da qualcuno – la formulazione di criteri oggettivi che potessero aiutare la valutazione del voto.
Resta però evidente che lo scopo di quel pronunciamento era proprio rassicurare i cittadini che non l’esito del referendum non sarebbe stato valutato semplicemente sulla base del risultato complessivo. Le affermazioni del tipo “hanno vinto i sì, quindi si va avanti”, espresse anche molto autorevolmente nella giornata di ieri, sono quindi profondamente improprie.

Il suggerimento di “rafforzare la comunicazione” nei Comuni dove il “no” ha prevalso è ancor più paradossale e mostra un’apparente incomprensione del problema. Difficilmente la “comunicazione” poteva essere più martellante e capillare di quanto è avvenuto, e non c’è dubbio che da questo punto il fronte del “sì” fosse largamente avvantaggiato.Anche una lettura “partitica” sembra difficile da sostenere: nonostante le forze politiche si siano schierate in modo netto con una contrapposizione sempre più frontale, accompagnata dalla malaugurata tacitazione di qualunque dialettica interna e dal tentativo di mobilitazione “militare” dei propri simpatizzanti, ciascuno può verificare facilmente che le opinioni e le prese di posizione dei cittadini sono rimaste alquanto trasversali rispetto allo schieramento politico. Questo sembra ancor più vero rispetto alle “dichiarazioni di voto” espresse dalle organizzazioni sindacali e di categoria. È la conferma, se ce ne fosse bisogno, del prevalere progressivo di una concezione di “appartenenza” profondamente diversa dal passato; e ancor più semplicemente, del fatto che il prendere le decisioni in modo fortemente verticistico, magari ratificandole, a volte senza neppure un voto formale, in assemblee il più possibile plebiscitarie, per poi “comunicarle” semplicemente alla “base” di riferimento riflette logiche sociali ormai perlopiù desuete.

A molti, troppi cittadini – certo non solo bazzanesi e savignesi, e non solo sostenitori del “no” – non è mancata la “comunicazione”, che forse è stata addirittura sovrabbondante. È mancato il coinvolgimento, la partecipazione, la sensazione della proposta di costruire un progetto condiviso. Una responsabilità che grava per la maggior parte sui promotori della fusione: se una grande debolezza dei sostenitori del “no” è l’inesistenza di un vero progetto alternativo, è chiaro che il compito di essere al tempo stesso convincenti e coinvolgenti spetta anzitutto a chi ha costruito una proposta così esigente. Ma l’impegno generoso e anche commovente di molti sostenitori della fusione – giovani segretari e militanti di partito quanto semplici cittadini appassionati – ha dovuto fare i conti con vertici che hanno lasciato (anche a singoli sindaci) scarso spazio di negoziazione e che hanno dimostrato forte propensione a lasciare troppi aspetti nell’indeterminatezza – per avere mano libera in seguito, vien da pensare –, malamente compensata da qualche proposta estemporanea “ad effetto”.
Come mostrano fin troppo bene i dati dell’affluenza, in moltissimi cittadini ha prevalso un senso di estraneità. Esso – certo saldandosi con una più generale sfiducia nella politica e nelle istituzioni – si è prevalentemente tradotto nella mancata partecipazione al referendum. Per molti è invece divenuto esplicita ostilità e si è espresso col voto, maggioritario laddove erano più forti e attivi i partiti e i comitati del “no”, che l’hanno saputa catalizzare e canalizzare, e più deboli i partiti e i comitati del “sì”, che non hanno saputo sufficientemente rassicurare e spiegare. Ma sarebbe errato pensare che tale senso di estraneità non sia presente anche tra coloro che alla fine hanno votato “sì” perché, alla fine, si sono fidati dei proponenti o hanno saputo distinguere tra la bontà della proposta – nonostante i vari aspetti manchevoli o controversi – e le modalità con cui è stata messa in campo.

Ritengo che la Regione Emilia-Romagna, chiamata a un difficile compito, debba partire da questo quadro assai problematico.
Nel frattempo, penso che la cosa peggiore sarebbe che qualcuno usasse come capro espiatorio i segretari di partito e gli amministratori dei Comuni dove ha vinto il “no”, e che ora sono impegnati, come ha dichiarato stamattina il sindaco di Bazzano Elio Rigillo, a tenere conto dell’espressione maggioritaria dei loro concittadini. Un simile tentativo servirebbe solo a mascherare le insufficienze e le debolezze, più volte denunciate, della modalità con cui si è condotto questo processo, sia nella campagna referendaria finale, sia soprattutto nei lunghi mesi in cui sono state prese le decisioni politiche vere e proprie. E di cui portano la responsabilità anzitutto le persone e gli organismi che tali decisioni hanno assunto e guidato.


Fusione dei Comuni in Valsamoggia: come la penso in sintesi

6 ottobre 2012
Da molti mesi non affronto sul blog il tema della fusione dei Comuni della Valle del Samoggia, nonostante sia – giustamente – il principale argomento di discussione nella vallata, e attiri l’attenzione di molti anche ben al di là dei suoi confini.
Sarò sincero: non ho apprezzato particolarmente l’andamento del pubblico dibattito, da tempo trascinato sui binari della semplice – anche se motivata – propaganda pro o contro, coi suoi argomenti di metodo e di merito. Tutti argomenti degni di considerazione e di analisi. Proprio per questo, però, non dovrebbero essere ridotti a magli da scagliare, non sempre con sovrana eleganza, contro la tesi opposta.
Sono stato refrattario nel gettare le mie considerazioni – che forse non saranno particolarmente originali o utili – in pasto a una simile discussione: cioè a una completa, inevitabile strumentalizzazione. Mi sarebbe piaciuto poterle esporre senza essere necessariamente tacciato di partigianeria, anche se una posizione ce l’ho, e già da qualche tempo fa l’ho coerentemente espressa.
Evidentemente non è possibile. Ma non è possibile neanche tacere, perché si può ugualmente strumentalizzare il silenzio (e non è detto che qualcuno non lo stia facendo).
Chi pazientemente mi segue sa che cerco di essere il più possibile corretto e preciso, ma senza prescindere dalle mie convinzioni e dalle mie appartenenze. Nei prossimi articoli cercherò di illustrare separatamente vari aspetti della questione. Qui inizio con una brutale sintesi di come la penso.
Penso che nel tracciato finora percorso verso la fusione siano stati commessi alcuni errori seri, in particolare dal punto di vista del rapporto con la cittadinanza, della partecipazione dei cittadini. Dare a questo percorso un respiro più ampio e aperto avrebbe potuto realizzare maggiore consenso e maggiore entusiasmo verso questo obiettivo, superare pregiudizi e dubbi, attrarre maggiori energie nel processo di costruzione politica del nuovo Comune unico.
Sono errori che giudico severamente: non solo perché potrebbero mettere a rischio i risultati del referendum del 25 novembre – anche se i risultati del recente sondaggio commissionato a SWG sono tali da indurre i sostenitori della fusione a un fondato ottimismo -, ma perché indeboliscono il tentativo di dare a questo processo fondativo la caratteristica di “grande sforzo civico” congiunto di amministrazioni, forze politiche, associazioni e cittadini, che era da auspicare.
Spero il più possibile di sbagliarmi e che possano emergere nei cittadini ed essere valorizzati, più di quanto sia avvenuto finora, quell’entusiasmo e quella voglia di collaborare – al di là delle diverse sensibilità e delle appartenenze partitiche – che non solo sarebbero stati preziosi per il tratto di percorso svolto finora, o che possono permettere di superare senza strascichi l’appuntamento del referendum, ma che saranno fondamentali soprattutto nei prossimi mesi e nei prossimi anni, che saranno comunque complicati.
Non mi nascondo che, accanto a tali errori, le amministrazioni – e le forze politiche che le sostengono – hanno saputo centrare l’obiettivo di portare a termine la procedura per la fusione dei Comuni, entro il mandato quinquennale. All’inizio, non molti avrebbero scommesso che ci sarebbe stata da parte di tutti la volontà e la coesione necessarie per andare fino in fondo. Mi sembra doveroso riconoscerlo.
Se lamento quelle che mi sento di definire le lacune del processo, è proprio perché sono profondamente convinto che quella della fusione sia per la Valle del Samoggia un’occasione storica: non solo per ottenere maggiore efficienza e risparmi che in questo momento sono una boccata d’ossigeno necessaria per preservare il più possibile i servizi per i cittadini; ma soprattutto per costruire un progetto condiviso per il futuro della vallata, per il suo territorio, per le sue comunità e la comunità più grande che esse compongono.

Allargare i confini, intercettare le energie

13 giugno 2012

Questo è il testo del mio intervento alla Direzione provinciale PD di ieri, martedì 12 giugno.

Vedo un intuito profondo nella scelta di Bersani di “chiamare” le primarie. La virtù delle primarie è anzitutto – anche se non sempre ci si pensa – quella di definire un campo, delimitare un perimetro (che lo si chiami “centrosinistra”, “alleanza dei progressisti ecc.). È un modo per arrestare le derive dell’antipolitica, dell’antisistema a tutti i costi: allargare i confini – non a caso Bersani insiste su primarie “aperte” – significa dire “ci siamo, “chi ci sta ci sta, si lavora insieme per qualcosa. Significa dire: questo è il campo dove ci sta la competizione, leale ma anche forte, ma anzitutto c’è la condivisione, il coinvolgimento su un progetto che certo va definito, e sul quale si può litigare, ma su cui fin d’ora si possa dire “c’interessa”.

In questo senso è perfettamente consequenziale, per Bersani, mettere Di Pietro davanti a una scelta: senza rispetto e riconoscimento reciproci non si va avanti, o Di Pietro decide di fare la controfigura di Grillo oppure sceglie una strada di responsabilità: confido che i tanti amministratori IDV che governano con noi sappiano indurlo a fare la scelta giusta. Come pure confido che Vendola non rinunci a quel “marchio” di governabilità che resta per lui caratteristico e vincente rispetto a altre espressioni della sinistra radicale.

“C’è molto PD al di fuori del PD”, ha detto giustamente il segretario Donini nella sua relazione. Bello. Ma è un bel problema! Penso che queste primarie siano l’occasione – e temo proprio che siano l’ultima – per riprenderlo dentro. Sicuramente dentro questo sforzo condiviso. Possibilmente, anche dentro il PD: almeno per i moltissimi per cui l’alternativa non è tra il PD e altro, è tra il PD e il niente, magari voto quel che mi capita ma soprattutto non m’impegno più.
(Apro una parentesi: primarie con un solo candidato PD non sono il modo migliore per tenerne aperte le porte: tutte le persone che si riconoscono nel progetto del PD, ma preferirebbero non votare Bersani, a chi le lasciamo? A chi le vogliamo lasciare? Pensiamo anche a come si sono svolte le primarie qui a Bologna – nonostante alla fine il candidato “targato” PD fosse uno solo. La Bindi, da presidente, pone giusti problemi statutari: ma non ignori il senso politico profondo di quest’operazione!)

Indire le primarie è una reazione sana, che contrasta con lo spirito di arroccamento. Il rischio infatti è tremendo e paradossale: essere identificati con la “Casta”: vuoi perché il centrodestra per ora non c’è più – che sia per sfacelo, per tattica o ambo le cose -; vuoi soprattutto nei luoghi dove portiamo da tempo l’onere del governo; vuoi perché facciamo delle cazzate – vedi nomine Agcom ecc., su cui già altri qui si sono ben espressi.

Quando paventavo la “santa alleanza” di tutti contro il PD, un paio di mesi fa, anche a livello locale, venivo preso in giro: e io stesso dubitavo di averla sparata un po’ grossa. Poi il “tutti contro il PD” l’abbiamo visto materializzarsi e vincere a Parma e a Comacchio e sfiorare la vittoria a Budrio (ovviamente, complimenti al PD di Budrio che alla fine l’ha spuntata).
Ecco, questo tipo di schema nasce proprio – penso – quando il PD non sa aprirsi in un afflato di costruzione comune: quello che Donini, all’epoca della campagna per Bologna, chiamava “civico” (e che non ha nulla a che vedere con la “lista civica” di Repubblica). Avere la saggezza e l’umiltà di accogliere le diversità, per non vedersele coalizzate contro. È difficile, dal momento che abbiamo un progetto di governo, e non possiamo permetterci di accogliere indiscriminatamente gli impulsi allo sfascio, la bizzarria antisistema, il complottismo – fenomeni che, fra l’altro, mi preoccupano anche dal punto di vista della stessa convivenza sociale.
Difficile, insomma, quest’operazione di apertura e di contaminazione: ma assolutamente necessaria. Anche laddove si debba rinunciare a qualche tranquillità nell’azione politica e amministrativa. Anche laddove sembri di moltiplicare invano la fatica, e dio sa quanto ci sarebbe bisogno di concentrare le energie sulle priorità del governare, anche a livello locale, in questi tempi difficili. Ma si tratta proprio di un investimento per tener dentro quelle grandi energie potenziali, fatte di cittadini competenti e volenterosi, di quelli che troppo spesso abbiamo visto abbandonare le nostre file, per dinamiche su cui occorrerebbe riflettere profondamente.

Non vi nascondo, in questo senso – lo dico sommessamente ma lo dico – la mia preoccupazione per la Valsamoggia, in cui un progetto di portata epocale, una sfida coraggiosa, di grande buonsenso ma soprattutto di grande proiezione verso il futuro, come la fusione dei Comuni, rischia di soffrire troppo più del fisiologico per l’insufficienza – a mio personale parere – di questa operazione di apertura e di coinvolgimento autentico dei cittadini. Non basta la sana convinzione che si sta portando avanti un progetto valido, la buona coscienza di agire con determinazione per il bene comune, se non c’è uno sforzo che non dev’essere solo (ma dev’essere anche questo) di buona comunicazione di obiettivi e processi, ma di chiamata a progettare insieme.
In questo senso gli ultimi mesi, ritengo, non sono stati completamente soddisfacenti, forse per troppo scrupolo, forse per voler mantenere – anche comprensibilmente – le mani più libere nel momento delicatissimo dell’implementazione del nuovo Comune unico. Abbiamo dato alle forze politiche di opposizione qualche alibi per prendere la strada più facile, quella del tanto peggio tanto meglio, e ormai hanno fatto in gran parte le loro scelte, che reputo distruttive. Resta molto da lavorare con le forze sociali e la cittadinanza. Abbiamo ancora alcuni mesi. Alcuni amministratori stanno lavorando molto bene con le forze sociali (cito, non solo per patriottismo, il sindaco di Bazzano, ma naturalmente non è l’unico!). Prendiamoci tutti questo compito, facciamolo e facciamolo insieme.

È solo un esempo – anche se un esempio che m’interessa particolarmente, e a cui del resto abbiamo voluto conferire un valore di esempio a livello nazionale – di un’operazione necessaria in tutto il Paese e nel nostro territorio. Serve la convinzione di tutti. Condivido anche il pensiero che se le primarie diventano solo una competizione mediatica tra candidati leader e non parlano di contenuti e sui contenuti non coinvolgono le persone per costruire un progetto, non basteranno.
Il terremoto ha mostrato la diffusa capacità e valore dei nostri amministratori. Ci ha mostrato come il senso di solidarietà, di comunità, di un’identità sana sia ancora ben vivo tra noi. Il PD è nel cuore profondo di questa storia, il PD non deve lasciare che questa storia prosegua senza di lui. Abbiamo pochi mesi per farlo.


La situazione a Bazzano (tutto bene, eh)

29 Maggio 2012
Metto qui qualche notizia che ho raccolto su Bazzano dopo le scosse di terremoto di oggi. Provengono tutte da fonti ufficiali o comunque autorevoli. Le metto qui sperando di essere di qualche utilità,  nel diffondere informazioni corrette e nell’evitare il diffondersi di voci incerte o comunque non confermate.
In caso di novità, provvederò appena possibile agli aggiornamenti. Per eventuali segnalazioni,  correzioni o altro vi prego di NON fare commenti ma di inviare una mail a: luca.grasselli@gmail.com. Lo stesso anche se desiderate segnalare – com’è gradito – iniziative nel territorio di Bazzano e dintorni a favore dei terremotati.
Aggiornamento [4.6.2012, ore 17.00]: Oggi anche la scuola materna parrocchiale, sottoposta a un ulteriore sopralluogo, è rimasta aperta. Nella chiesa di Santo Stefano saranno celebrati i funerali ma, precauzionalmente, verranno evitati i maggiori assembramenti, quindi per ora non vi saranno celebrate le messe domenicali.
Per quanto riguarda le iniziative di solidarietà, si stanno moltiplicando. Ieri un cospicuo carico di beni di prima necessità e una fornitura d’acqua (frutto anche della raccolta in denaro tra i negozi) sono stati portati a S. Agostino. Prosegue la raccolta di acqua, viveri, attrezzature informatiche e anche di giocattoli: le variazioni nelle merci da raccogliere saranno comunicate in tempo reale. Si ricercano anche esperti informatici per ripristinare in sedi di emergenza le amministrazioni comunali coinvolte nel terremoto. Nel corso della festa della Giuditta di ieri è stata organizzata dagli esercenti una vendita di torte pro terremotati, mentre un’altra vendita di dolciumi è prevista domenica dopo la messa delle 10.30. La libreria Carta|Bianca promuove inoltre una raccolta di libri per le popolazioni.

Aggiornamento
[4.6.2012, ore 10.00]: In seguito alla nuova scossa di ieri sera, fin dal mattino presto sono in corso sopralluoghi da parte delle autorità preposte. Gli accertamenti presso le scuole pubbliche hanno permesso di constatare il persistere delle condizioni di sicurezza e di aprire regolarmente gli istituti. Nel corso nella mattinata verranno controllati anche altri edifici pubblici come la Rocca e il cimitero.
Aggiornamento [3.6.2012, ore 13.55]: Stamattina la messa domenicale è stata celebrata nel campetto della parrocchia. I sopralluoghi effettuati nella chiesa di Santo Stefano – come avevamo scritto in precedenza – non hanno riscontrato alcun problema, tuttavia il parroco, don Franco Govoni, in attesa di una certificazione ufficiale, ha preferito precauzionalmente svolgere la celebrazione all’esterno.
Aggiornamento [1.6.2012, ore 11.00]: Nell’ambito del coordinamento per gli aiuti, l’associazione “BimbaMenteVerde” promuove una raccolta di giocattoli per i bambini delle zone terremotate, che possono essere portati nell’atrio del Municipio sabato mattina. Nel caso non fosse possibile consegnare i giocattoli nelle zone del terremoto, l’8 luglio saranno utilizzati per una pesca di beneficenza i cui proventi saranno interamente devoluti a quelle popolazioni.
Aggiornamento [1.6.2012, ore 10.00]: L’amministrazione comunale, mediante l’assessore Finelli, annuncia la nascita di un “coordinamento per gli aiuti”, allo scopo di «rendere più efficaci le varie iniziative che saranno promosse nelle prossime settimane», in modo da «rispondere in modo puntale alle richieste che saranno avanzate dalle zone colpite».
Le informazioni «saranno divulgate attraverso i social network (facebook e twitter), pagina internet del comune di Bazzano, sms e volantini (affissi settimanalmente nelle bacheche comunali a partire da lunedì 4 giugno).
«Al momento le iniziative che sono state attivate sono le seguenti:
– Raccolta fondi attraverso la collaborazione dei commercianti con “la cassetta della solidarietà” presenti negli esercizi commerciali. I fondi raccolti saranno utilizzati immediatamente per l’acquisto di materiale urgente.
– Raccolta di generi di prima necessità sulla base delle richieste della Protezione Civile (ad esempio entro sabato 2 giugno raccolta di acqua da portare al campo di accoglienza di Sant’Agostino).
– Organizzazione di iniziative benefiche. Seguirà programma.
Per tutti coloro che volessero rendersi disponibili come volontari (al momento non sono previsti invio nelle zone colpite dal sisma, ma che comunque possono aiutare per le iniziative sopra descritte) possono:
– lasciare i loro recapiti presso il Centralino del Comune di Bazzano.
– inviare mail a: afinelli@comune.bazzano.bo.it
– inviare la loro disponibilità tramite facebook al gruppo: Comune di Bazzano».

Aggiornamento
[31.5.2012, ore 23.10]: L’incontro delle ore 15 con i commercianti sulla raccolta puntuale dei rifiuti si è svolto nel Municipio anziché in Rocca; i due rimanenti incontri coi cittadini, sullo stesso tema, previsti in Rocca, si svolgeranno – informa il Comune – nell’Aula Magna delle Scuole medie.
Aggiornamento [31.5.2012, ore 17.45]: Nicola Bruno, giornalista, blogger ed esperto d’informazione, scrive, a proposito di questo post: «Un cittadino di Bazzano ha seguito e verificato tutte le notizie (e le bufale) che circolavano  quel giorno sul posto. E’ un bell’esempio di come, grazie ai network di contatti online/offline locali, si possa offrire un servizio alla comunità in situazioni di emergenza». Grazie!

Aggiornamento
 
[31.5.2012, ore 17.15]: Procedono le iniziative a favore delle popolazioni colpite dal terremoto.
«Civicamente Bazzano», che già sabato 26 aveva organizzato una raccolta di alimentari destinati alla popolazione di Vigarano Mainarda (FE), continua a raccogliere  generi alimentari a lunga conservazione: i prodotti possono essere consegnati venerdì 1° giugno dalle 17.30 alle 19.00 presso la sede di Civicamente Bazzano in via Termanini oppure sabato 2 giugno dalle 9 alle 12 al banchetto in piazza Garibaldi.

Le associazioni e cittadini riunitisi ieri hanno attivato la raccolta di acqua a favore delle popolazioni di S. Agostino (MO), come da «richiesta diretta dei referenti per l’emergenza del Comune in oggetto», riferisce Silvia Stronati della Pro Loco di Bazzano. Da oggi a sabato mattina si potrà anche lasciare nei negozi,  in appositi «salvadanai», un’offerta che sarà destinata all’acquisto dell’acqua. Si cercano volontari per lo stoccaggio e il trasporto dell’acqua nel pomeriggio di sabato. Esigenze successive verranno comunicate appena possibile; proseguirà comunque la raccolta di fondi nei negozi.

Aggiornamento [31.5.2012, ore 15.50]: 
La Fondazione Rocca dei Bentivoglio avvisa che «
per tutte le attività ospitate nella Rocca dei Bentivoglio, in via precauzionale, l’accesso viene limitato ad un numero minimo di pubblico». Tali limitazioni obbediscono alla preoccupazione di «garantire una più efficace gestione di una eventuale emergenza». Le variazioni delle attività in programma saranno comunicate. Si può comunque fare riferimento ai seguenti contatti: tel. 051 836405/836442/836445, fondazione@roccadeibentivoglio.it .

Aggiornamento
 [31.5.2012, ore 15.40]: 
Anche la 26a Festa della Salute, organizzata dall’associazione Ting Spazzavento, in programma nella Rocca dei Bentivoglio per domenica 3 giugno, è stata rimandata a data da destinarsi.
 Aggiornamento [31.5.2012, ore 10.00]: Come ci riferisce il Comune di Bazzano, in tutte le scuole tutti gli accertamenti di dovere erano stati portati a termine prima dell’inizio delle lezioni di ieri (mercoledì 30) e la sicurezza degli edifici scolastici era (ed è) pienamente garantita; la decisione di tenere aperte le scuole è stata presa con l’accordo delle autorità scolastiche preposte. Alcune classi delle elementari sono semplicemente rimaste all’esterno  per autonoma decisione degli insegnanti di fare lezione in giardino, vista la positiva esperienza della giornata precedente.
Aggiornamento [30.5.2012, ore 23.50]: Alla riunione, presieduta dall’assessore Finelli, erano presenti circa 35 persone, in parte rappresentanti di varie associazioni bazzanesi, in parte cittadini (molti giovani) semplicemente desiderosi di dare una mano.  La riunione ha stabilito: a) nessun intervento immediato di volontariato nei luoghi del disastro: al momento il personale volontario non viene accettato per ragioni di sicurezza; b) si terrà una raccolta di generi di prima necessità (che verranno comunicati secondo le esigenze del momento), che dovrebbe essere collocata nell’atrio del Comune: serviranno volontari per l’apertura al di fuori dell’orario d’ufficio nonché per lo stoccaggio e il trasporto; c)  è in programma un evento di raccolta fondi a cui collaboreranno le varie realtà del paese, che dovrà essere organizzato nei giorni 22-24 giugno. Importante attenersi alle indicazioni che verranno divulgate ufficialmente (e che qui si tenterà di riportare).
Aggiornamento [30.5.2012, ore 19.22, con correzione successiva]Secondo quanto mi è stato riferito, stamattina alunni delle scuole elementari non sono entrati immediatamente nell’edificio: il personale scolastico li avrebbe fatti rimanere all’esterno. Almeno alcuni alunni sono successivamente stati fatti entrare e hanno proseguito in modo regolare la giornata scolastica. Nelle altre scuole la giornata è trascorsa regolarmente.
Aggiornamento [30.5.2012, ore 12.50]: Stasera alle 21 si terrà una riunione per coordinare gli aiuti alle popolazioni terremotate. Tutti gli interessati sono invitati.

Aggiornamento [30.5.2012, ore 11.00]: La Fondazione Rocca dei Bentivoglio ha comunicato che tutte le iniziative della manifestazione «Bazzano città d’arte» previste per venerdì 1° giugno sono state rinviate a sabato 16 giugno  “in seguito al sisma che ha colpito la regione”.  Qui la nuova locandina.

Aggiornamento [29.5.2012, ore 23.00]: Apprendo che durante la giornata anche la Scuola materna parrocchiale ha provveduto a fare effettuare verifiche di staticità da parte di un professionista.

Questa la situazione degli edifici pubblici di Bazzano, secondo la nota del sindaco Rigillo diffusa nel pomeriggio dopo i sopralluoghi effettuati nel corso della giornata con le autorità preposte (sindaco, maresciallo dei Carabinieri, assessori competenti, ecc.).
Per quanto riguarda l’ospedale, non si regista “niente di preoccupante”. Le sale operatorie sono funzionanti.
Anche nel cimitero, “nessuna situazione preoccupante”, ma “le crepe presenti già nella struttura necessitano tuttavia di monitoraggio”.
La stessa cosa è valida per la Rocca dei Bentivoglio: la situazione “non presenta anomalie rispetto al passato, ma domattina un altro tecnico sarà presente” per monitorare le crepe già esistenti da tempo. Nei prossimi giorni “si deciderà, ma solo per ragioni di opportunità e NON per inagibilità dell’immobile“, se confermare o disdire le iniziative previste per il fine settimana proprio in Rocca.
Nella Torre dell’orologio non è stata riscontrata alcuna lesione.
Il Palazzo municipale ha mostrato la sua solidità; è previsto comunque nella giornata di domani il sopralluogo di un tecnico per il monitoraggio.
La vecchia Pesa pubblica in via Circonvallazione Nord, già pericolante, è stata transennata per evitare la caduta di cocci e di tegole nelle vicinanze, ma l’edificio ha comunque retto.
Per quanto riguarda le scuole, il sindaco Rigillo afferma che “le scuole hanno tenuto benissimo” e non hanno registrato “nessun danno strutturale”. Alle scuole medie è caduto lo spigolo di un davanzale: la voce di danni maggiori, che aveva avuto qualche diffusione, è stata prontamente smentita. Domattina tutte le scuole di Bazzano saranno aperte; “alle 8.30 – afferma il sindaco – un tecnico incaricato dal Comune farà ulteriori sopralluoghi in scuole e luoghi pubblici per monitorare la situazione”.  In giornata molti genitori sono venuti a prendere i ragazzi, altri hanno preferito – o non hanno potuto fare a meno di – lasciarli a scuola; gli alunni del nido, della materna e delle elementari hanno abbandonato gli edifici e hanno passato la giornata scolastica nei giardini, consumando regolarmente il pranzo all’aperto. Scuole aperte anche a Crespellano e Monteveglio, non essendo stato concordato alcun genere di danno. Domani le scuole rimarranno invece chiuse a Castello di Serravalle e Savigno: infatti, anche se “da una prima verifica compiuta … non risultano rilevabili danni o lesioni strutturali”, la dirigente scolastica “ha richiesto un ulteriore sopralluogo” da effettuarsi domani, “disponendo contestualmente la sospensione delle attività didattiche per consentire ai tecnici di svolgere il loro lavoro più agevolmente”; pertanto, “in via del tutto precauzionale”, le scuole rimarranno chiuse fino a tutta la giornata di domani.

E’ stato effettuato anche un sopralluogo nella chiesa parrocchiale di Santo Stefano, dove è stata riscontrata qualche minima caduta di calcinacci, ma nessun movimento delle crepe esistenti. Non si esclude tuttavia una perizia più approfondita nei prossimi giorni.
A Bazzano non vi è alcuna notizia di danni negli edifici privati.

Un Occhio( per nulla )cupo su Bazzano! Intervista al nuovo presidente di Solidarietà Impegno

25 Maggio 2012

Inizia ¡EquoLibre! Domenica 27 alle ore 18, all’Osteria Porta Castello, inizia una serie di aperitivi a base di prodotti equi e solidali, promossa in collaborazione con Solidarietà Impegno, l’associazione bazzanese che dal 1993 si occupa di promuovere stili di vita sostenibili. Qui c’è la pagina Facebook dell’associazione, qui quella di ¡EquoLibre!

Recentemente Solidarietà Impegno ha rinnovato le proprie cariche direttive e ha nominato il suo nuovo presidente: Sem Occhiocupo. Abbiamo colto l’occasione per intervistarlo.

Caro Sem (sì, con la “e”), congratulazioni e in bocca al lupo per questa nomina a presidente… ma soprattutto per il tuo matrimonio ormai imminente con Alessia! E’ tutto pronto?

Crepi! In effetti, è un periodo denso di novità e di impegni. Abbiamo cercato un matrimonio che fosse prima un impegno con Dio e poi una grande e semplice festa con i nostri amici: questo ci ha permesso di vivere i preparativi con un pò di serenità, anche se le difficoltà per una cerimonia che cerca di allontanarsi dall’industria dei matrimonifici sono impensabili! Ovviamente parlo così perchè la maggior parte dell’organizzazione ricade su Alessia… ecco perchè io sono sereno!

 Sappiamo che tu e Alessia non siete originari di qui. Qual buon vento vi ha portato a Bazzano? Bazzanesi per caso o per scelta?

All’inizio, per caso. Siamo arrivati per lavoro a gennaio del 2011 e abbiamo deciso di cercare una casa nella vallata. A Bazzano c’era un’opportunità, e – a una prima occhiata – il paese ci sembrava carino. Solo in seguito è scoppiato un amore profondo per Bazzano: la bellezza del paese e dei luoghi, la straordinaria posizione sui colli che si affacciano sulla pianura, ma soprattutto l’accoglienza delle persone, disponibili, gioviali, aperte e curiose. A Bazzano ci sono tutti i vantaggi della vita in una piccola comunità, uniti ad un modo di pensare tutt’altro che provinciale e ristretto. La verità è che a Bazzano ci sentiamo perfettamente a nostro agio, e gran parte del merito è dei nostri amici bazzanesi.

Come avete conosciuto Solidarietà Impegno? E con quali altre realtà del paese siete venuti in contatto? E in che modo? Avete trovato facile o difficile “integrarvi” nella realtà del paese e del territorio? Che cosa vi ha aiutato e cosa invece vi ha ostacolato?

Abbiamo incontrato SI in due occasioni: al Palazzetto Peppino Impastato, in occasione dell’incontro con procuratore Gratteri; in Rocca, d’estate, ad un incontro di presentazione del commercio equo e solidale. Entrambe le volte ci ha accolto Ilaria. Da lì, il Gruppo di acquisto solidale per acquistare prodotti equi; poi un paio di riunioni, quasi per caso, per organizzare la notte bianca 2011; …una cena, e il gioco era fatto.
Inoltre siamo iscritti al Gasbaz, per acquistare i prodotti locali e biologici. Io anche a Slow Food. In più, abbiamo contatti con gli Streccapògn, con il gruppo Libera Niscemi di Savignano e con Genuino Clandestino e Campi Aperti: passaparola, lavori insieme. La verità è che il territorio è in fermento e, se se ne ha voglia e tempo, c’è molto da fare. Nota da “immigrato”: in Emilia la parola integrazione non esiste; avete l’accoglienza insita nel DNA! E’ bello quando perfino gli anziani ti parlano in dialetto e danno per scontato che tu li capisca.
Ovviamente c’è qualche difficoltà, dovuta alle diverse abitudini di vita del Sud. Due esempi, che ci hanno stupito fin da subito: la casa e la piazza. Una casa del Sud ha la porta aperta: qui, ci si accoglie sul portone e, se invece ti vengono a trovare, ci si siede magari accanto alla porta, per non disturbare. Differenti concezioni della privacy! La piazza di Bazzano è bella (mi dicono che prima fosse ancora più bella); ma spesso è vuota: che strano vedere non utilizzato un immenso spazio di aggregazione!

 Dicci una cosa che ti piace molto di Bazzano e una che non ti piace per niente.

Più di tutto, mi piacciono il confine sfumato fra tessuto urbano e campagna: due spazi che si compenetrano; e la disponibilità, l’energia e la passione delle persone. Apprezzo meno la difficoltà a sostenere l’impegno e gli sforzi delle realtà espresse dal territorio: spesso ognuno rimane confinato nella propria idea, le associazioni guardano solo alle proprie attività e non si riesce a raggiungere una “massa critica”, anche solo per una dimensione operativa ottimale.

Parecchio tempo fa Pentagras ha già parlato di Solidarietà Impegno, ma in questi anni l’attività dell’associazione si è profondamente rinnovata. Come la descriveresti?

Io penso che SI abbia un obiettivo associativo molto ambizioso: lavoriamo per l’awareness raising (scusate l’anglismo, ho la mia dolce metà impegnata nella cooperazione internazionale). Cosa significa? Che attraverso le nostre attività, con cui creiamo contatti con i diversi stakeholders [e ridàgli, ndr] del territorio, cerchiamo di raggiungere un obiettivo più ampio e difficile: creare un dialogo sulle tematiche del Sud del mondo. E’, per così dire, un obiettivo di secondo livello, ben diverso da quello di ogni specifica attività.
SI sarà sempre alla ricerca delle attività giuste, in base ai singoli momenti, per raggiungere il proprio obiettivo: dinamismo e diversificazione. Sicuramente non è un’associazione noiosa o ripetitiva!

Quali sono i programmi per il futuro dell’associazione? E i maggiori problemi che essa si trova davanti?

Negli ultimi mesi abbiamo fatto un bel lavoro di sistematizzazione e di costruzione del futuro dell’associazione. è un grande regalo di Filippo. Ora il lavoro fatto va concretizzato, specificato, analizzato. SI ha bisogno di raccogliere tutte le sfide strategiche che si è posta e di lavorarci sopra. E’ vitale non lasciare a metà nessuno dei lavori iniziati, non rimanere inerti negli ambiti individuati.
Parallelamente, a livello personale, sento l’esigenza di mettere in funzione tutti gli organi dell’associazione e di creare fra i soci un flusso di informazioni e uno di responsabilità. Alcuni meccanismi, fino ad ora validissimi ma che funzionavano magari un pò casualmente sia per il numero ristretto degli associati sia perchè si sopperiva con un rapporto di amicizia, ora vanno istituzionalizzati: sarà questa una delle proposte da sottoporre al Direttivo.
Il problema maggiore di SI è la crescita, sia dei collaboratori che dei contatti sul territorio. Mi piacerebbe però che l’aumento del numero dei soci avvenisse mantenendo una caratteristica peculiare di SI: la grande varietà di competenze e di professionalità presenti. SI è sempre riuscita molto bene in quello che ha organizzato anche perchè al suo interno ha tutto: l’ideatore, il progettista, il tecnico. Questa diversificazione di competenze è un valore assoluto, sia per l’associazione, sia perchè permette di valorizzare tutti.

Chi è potenzialmente interessato alle attività dell’associazione? Come potrebbe partecipare? E quali altre realtà di Bazzano e del territorio circostante potrebbero collaborare?

Questa è una domanda molto complessa, la cui risposta può essere trovata solo dopo un gran bel lavoro di analisi. Ragionando per assurdo, lo scopo ultimo della nostra associazione è di non esistere più: se il commercio equo diventasse una parte importante degli scambi commerciali, se i consumatori diventassero, come si suol dire, “consum-attori”, non ci sarebbe bisogno di SI. Bisogna coinvolgere non solo chi ritiene necessario un mondo più giusto nei rapporti nord-sud, ma anche chi si sforza di capire la realtà che lo circonda. Una task force composta da giovani, famiglie, mamme, nonne! Tutti a dare il loro contributo ad organizzare le diverse attività di proprio interesse che, come già detto, sono soprattutto un mezzo per creare consapevolezza. Non dobbiamo porre nessun limite alla nostra immaginazione di coinvolgere le persone.
Per quanto riguarda le collaborazioni, io ho una visione molto personale e devo ancora capire se può essere valida per SI, parlandone all’interno dell’associazione. Rilevo che nei prossimi anni il WFTO ha centrato il proprio lavoro sull’agricoltura (il giorno di apertura è stato il 12 maggio e una delle prime manifestazioni è Terra Equa a Bologna [ndr: la manifestazione inizia domani, sabato 26! il programma è qui]), che l’agricoltura è al centro di un aspro dibattito a livello planetario ed è uno dei principali strumenti per raggiungere alcuni degli “Obiettivi del millennio”, di cui si parlerà a Rio+20; più vicino a noi, le nostre terre sono a prevalente vocazione agricola e alcune delle più importanti associazioni del territorio operano in questo ambito. Direi che ce n’è, da lavorare!

 Lavori presso l’Unione dei Comuni. Cosa pensi, come cittadino, del recente progetto di fusione dei Comuni lla Valsamoggia?

Inizio con una banalità: se qualcosa viene fatta per bene, funziona; altrimenti, no. Quindi, al di là del “marketing” dei partiti, delle discussioni “bloccate” e delle strategie dei rispettivi schieramenti, io penso che un buon progetto di fusione possa funzionare. Quello che abbiamo a disposizione adesso, è oltremodo lacunoso. Rilevo che mentre, ai prossimi referendum, i cittadini vorrebbero andare a votare pienamente informati e su un progetto compiuto, in realtà è vero esattamente il contrario: la politica appronterà un progetto concreto solo dopo aver avuto l’avallo dei referendum. In effetti, conviene iniziare a parlare di come realizzare la fusione, e di discutere nel merito dei singoli aspetti. Personalmente, molte soluzioni prospettate (e non) meritano ben più di un approfondimento: è probabile che i cittadini, alla fine, voteranno chi fornirà le soluzioni più chiare, semplici ed efficaci, e volteranno le spalle a chi si ostina a creare soluzioni bizantine per incapacità, per volontà di non decidere o semplicemente per forma mentis.


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