Dal Rosario alla “social street”: le forme antiche e nuove del vicinato

6 maggio 2014

È iniziato il mese di maggio e puntuali, la sera, in vari luoghi di Bazzano, perlopiù presso i pilastrini – in campagna, nei vecchi quartieri del centro, ma anche in quelli nuovi – gruppi di persone si ritrovano a recitare il Rosario. È una tradizione antica. Ci parla di fede, naturalmente. Ma ci parla anche di un mondo di piccoli rapporti di vicinato, dove le persone sono abituate a ritrovarsi assieme facendo pochi passi fuori dalla porta del loro caseggiato; dove ogni crocicchio di strade è un luogo d’incontro, dove i vicini sono persone con cui ci si scambia più di un saluto distratto.
Una dimensione che sembrava quasi perduta in un mondo di spostamenti rapidi e frequenti, in cui il fattore “spazio” può apparire poco più che un dettaglio residuale, tutt’al più un mero ostacolo, rispetto alla rete dei trasporti o a quella ancora più veloce, anzi istantanea, delle comunicazioni.

E invece questa dimensione sta rinascendo in forme inaspettate: le social street, i “condomini solidali”, i “pranzi di vicinato”, e così via, sono tutti nuovi modelli di aggregazione sociale, che non disdegnano l’aiuto degli strumenti tecnologici ma fanno rivivere – spesso senza soluzione di continuità tra il vecchio e il nuovo – l’antica vita di prossimità.
Anzi: una volta il cortile e la strada erano probabilmente – specialmente per gli anziani e le donne – una necessità, una delle poche possibilità di vita sociale. Oggi “fare vicinato” diventa sempre più una scelta, non esclusiva, ma che aiuta a riempire di relazioni la vita; spesso diventa occasione di solidarietà concreta (per esempio nella gestione dei bambini, nello scambio di cose utili, nei piccoli lavori di riparazione o di manutenzione degli spazi comuni); talora si apre alla più vasta dimensione civile (sensibilizzazione sui problemi locali, raccolta di firme, assemblee…).

La comunità più ampia e le istituzioni locali non sono sempre pronte a prendere atto di queste realtà e a riconoscere il loro valore, anche per il loro carattere il più delle volte informale, spontaneo, che non cerca riconoscimenti o legittimazioni. Si può commettere l’errore di ignorarle o quello, opposto, di volerle irreggimentare o comunque considerarle alla stregua di associazioni più formali e strutturate.
Un’amministrazione locale deve invece scoprire queste aggregazioni sociali e farsene interlocutrice attenta, promuovere uno scambio di informazioni e di stimoli che vada in entrambe le direzioni: in esse si può trovare un’antenna del territorio, una voce propositiva e critica, disposta alla collaborazione ma giustamente gelosa delle proprie peculiarità.

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Qualche spunto sul 25 aprile a Bazzano e in Valsamoggia

5 maggio 2014

Questo articolo l’avevo scritto il 26 aprile. Mi sono reso conto solo ora che mi ero dimenticato di pubblicarlo :O

 

Ieri mattina ho partecipato, come praticamente tutti gli anni, alla commemorazione del 25 aprile a Bazzano (invece non sono potuto essere alla festa popolare del pomeriggio, con la banda e le crescentine al Centro Cassanelli: sara’ per la prossima volta!). La messa per i caduti, il corteo con le bandiere fino al cippo partigiano, i fiori, i discorsi, i ricordi. Piccoli gesti semplici, attraverso i quali si concretizza la memoria di una comunità.

Il valore di queste celebrazioni locali è ineguagliabile. La loro pluralità e la loro pervasività è parte intrinseca del loro valore: ogni paese ha il suo corteo – tutti simili, nessuno uguale all’altro – ogni evento viene ricordato nella sua unicità, ogni caduto ha il suo ricordo, ogni cippo la sua corona. Anche in una città grande come Bologna, del resto, le celebrazioni avvengono in una vasta costellazione di luoghi significativi, con modi e toni differenti senza che nessuna memoria locale – di quartiere, di vicinato… – venga oscurata.

Il nuovo Comune, che a mio parere deve ben guardarsi dal fare accorpamenti improvvidi, dev’essere anzi lo strumento per valorizzare queste occasioni ciascuna nella sua specificità. I Municipi potranno naturalmente dare il loro contributo trovandovi l’occasione per valorizzare il loro carattere fortemente simbolico.
Casomai, sarebbe bello sfruttare le nuove potenzialità amministrative per creare nella vallata “percorsi della memoria” nei luoghi più significativi, che possano essere proposti alle scuole come occasione formativa e magari avere anche un utilizzo turistico. La nostra valle comprende luoghi di guerra partigiana attiva “di montagna” e altri – come Bazzano – che erano piuttosto aree di retrovia e acquartieramento delle truppe tedesche (e per questo furono falcidiati dai bombardamenti alleati), e in cui la lotta partigiana veniva condotta con modalità differenti.
Queste semplici riflessioni potrebbero essere d’esempio per un rapporto più attivo tra amministrazione e scuole per la valorizzazione della storia locale, spesso tristemente dimenticata nonostante le sue grandissime potenzialità formative: grazie alla storia locale gli studenti possono comprendere che la storia non è solo qualcosa di astratto che si studia sui libri. Ma di questo si potrà parlare in un’altra occasione.


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