Barbazècch è maggiorenne (ovvero: diciott’anni di discorsi di carnevale a Bazzano)


(Una versione un po’ più ridotta di quest’intervista è stata pubblicata da Gabriele Mignardi sul Resto del Carlino – Bologna sabato 2 febbraio.)

Luca Grasselli, scrittore e già assessore alla cultura di Bazzano, da una quindicina di anni è l’autore del discorso che Barbazecch declama nella piazza davanti a tutti i partecipanti al carnevale dei bambini.

Qual’è il carattere e la storia di questa originale maschera bazzanese?

Un personaggio chiamato Barbazècch (o Barba Zècch: “barba” era una specie di titolo onorifico rustico) compare nella notissima commedia dialettale di Giulio Cesare Croce, la Fléppa, dove si dice che veniva “da Zòca”: nell’800 gli eruditi bazzanesi modificarono – pare – quest’indicazione in Barbazècch dla Ca’ di Zoca, riferendosi a una casa che si dice sorgesse nel luogo dell’attuale piazza, così da legarlo per sempre a Bazzano. Come altre maschere di paese, Barbazècch rappresenta la figura dell’emigrante che, partito povero dalla terra d’origine, ritorna ostentando uno status di acquisita rispettabilità e di ricchezza sfacciata, che però rimane molto sospetto in quanto si esaurisce… nel tempo del Carnevale. Quanto basta, tuttavia, a permettergli di sfilare trionfante in testa al corteo carnevalesco, accompagnato – così almeno dice la tradizione – dalla più bella ragazza del paese (e che popolarmente viene detta La Barbazecca).

 Quando nasce la tradizione del discorso di Barbazècch?

 I discorsi dialettali di Barbazècch più antichi che possediamo risalgono agli anni attorno al 1870, e poi all’ultimo dopoguerra. Successivamente la tradizione del discorso – che ritroviamo in altri carnevali del territorio – era andata perduta. Da quando, nel 1996, si è deciso di riprenderla, è diventata uno dei momenti più attesi del carnevale e ha contribuito a rinverdire la memoria di Barbazècch tra i bazzanesi di oggi. L’unica differenza è che oggi Barbazècch ha l’accortezza di usare sia il dialetto sia l’italiano, per essere comprensibile a tutti, senza smarrire il carattere tradizionale di questo momento.

 Il carnevale di Bazzano come si distingue dagli altri carnevali?

 Bazzano ha una grande tradizione carnevalesca: esistevano già nell’800 svariate società carnevalesche che organizzavano, anche con qualche turbolenza, feste, balli e sfilate. Per molti decenni furono componenti importanti dell’associazionismo locale, non prive di qualche coloritura politica. Successivamente ci fu una progressiva decadenza: negli anni ’50 il cav. Aldo Ramenghi, nota figura di studioso locale, lamentava che “il gran Carnevale è morto da un pezzo”.

A “resuscitarlo”, dal 1964, fu il parroco dell’epoca, don Bruno Barbieri, che gli dette la forma di “Carnevale dei bambini”: sull’esempio di quanto stava facendo a Bologna il cardinal Lercaro. Fu una chiave importante per renderlo un appuntamento vissuto e partecipato da tutto il paese, anche in anni di grande contrapposizione ideologica.

È una ricetta che funziona ancora: ci si innamora del carnevale di Bazzano da piccoli, e spesso non ce ne si stacca più. Le mascherine prendono posto sui carri o sul famoso “trenino” e il corteo, guidato da Barbazecch, si snoda nel centro storico, mentre ai margini “gang” di ragazzini continuano l’antica tradizione delle battaglie a colpi di schiuma (un tempo molto più agguerrita di oggi). La festa termina con le crescentine e la pesca di beneficenza nel parco della scuola materna parrocchiale, a cui vanno i proventi dell’iniziativa. Il programma non attira solo i bazzanesi ma anche molti “forestieri” che fanno del carnevale di Bazzano un appuntamento fisso. È anche un appuntamento sicuro: negli ultimi anni gli organizzatori hanno fatto grandi sforzi per rispettare scrupolosamente tutte le norme di sicurezza.

 È difficile trovare ogni anno argomenti nuovi per il “suo” discorso?

 A volte a Barbazècch verrebbe facile ripetere qualche luogo comune carnevalesco, o al contrario buttarla sui temi della cronaca nazionale: un’allusione ci può stare, ma eccedere significherebbe togliere al carnevale quella sua impronta netta e caratteristica di paese. Ma il nostro Barbazecch dà il meglio di sé quando interagisce con il suo pubblico e crea con esso una festosa complicità. A volte il discorso gli serve per ricordare, nell’allegria del carnevale, bazzanesi che non ci sono più: persone come don Francesco, il vecchio parroco, o Rodolfo Paroni, storico guidatore del trenino, che hanno dato un grande contributo al carnevale e che rimarranno sempre nel cuore di Barbazecch, e non solo nel suo.

 Ci dà qualche anticipazione sul discorso di quest’anno?

 Diciamo che quest’anno vorrei consigliare a Barbazècch di resistere alla tentazione di affrontare due argomenti molto delicati: la politica, visto che saremo in piena campagna elettorale (ci vorrebbe anche la par condicio!) e il tema spinosissimo della fusione dei comuni della Valsamoggia. Avrà la prudenza di parlar d’altro? Chissà!

Una risposta a Barbazècch è maggiorenne (ovvero: diciott’anni di discorsi di carnevale a Bazzano)

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