Nei giorni della merla


«…tanto ch’io volsi in sù l’ardita faccia,
gridando a Dio: “Omai più non ti temo!”,
come fé ‘l merlo per poca bonaccia» (Purg. XIII, 121-123).

Così, tra gli invidiosi del Purgatorio, la senese Sapia racconta la sua blasfema e malevola gioia per la sconfitta in battaglia dei propri concittadini. Nel paragone usato da Dante c’è probabilmente un richiamo alle leggende, vive ancora oggi, sui “giorni della merla”. Di queste leggende esistono parecchie versioni, ma tutte hanno in comune il riferimento ai giorni del 29, 30 e 31 gennaio, che sono considerati i più freddi dell’anno.

Secono alcune versioni, questi giorni sono preceduti da alcune giornate relativamente tiepide, tali da dare l’illusione che il peggio dell’inverno sia passato: a questo sembra alluda anche Dante, che paragona Sapia all’imprudente merlo che “per poca bonaccia” – cioè, evidentemente, a causa di un breve periodo di bel tempo – esce allo scoperto a cantare, come burlandosi dell’inverno, senza prevedere la rapida recrudescenza del freddo. Molte leggende si riferiscono a questo punto al colore della merla, raccontando per esempio che – per sfuggire al gelo – questa si sarebbe frettolosamente rifugiata in un camino, per riemergerne col piumaggio scurito dalla fuliggine, che da allora non avrebbe più abbandonato. (Va notato che l’allusione alla “merla” pare molto precisa: se il maschio del merlo è completamente nero, la femmina ha invece un piumaggio bruno che può dare meglio l’idea di sporco di fuliggine: tantopiù che è bruno anche il becco, che invece nel maschio è notoriamente di un bel giallo brillante.)

Per altre leggende l’inganno della merla era legato al numero dei giorni di gennaio: originariamente 29, sarebbero poi passati a 31. Se davvero questo particolare rimanda al primitivo calendario romano, in cui gennaio aveva 29 giorni, si tratta di una conferma della grande antichità della leggenda, che del resto appartiene pienamente al folklore italiano ed europeo.

I tre “giorni della merla” (che vengono anche detti “giorni della vecchia”) sono importanti, per la saggezza popolare, per la previsione del tempo del periodo successivo. Nella maggior parte delle versioni, se in questi giorni fa cattivo tempo la primavera arriverà regolarmente, in caso contrario (ecco un’altra allusione alla “bonaccia”) essa sarà fredda e tardiva. Sembrerebbe quindi un meccanismo di previsione opposto a quello utilizzato per il vicino giorno della Candelora (2 febbraio).

Qualcuno conosce altri particolari, leggende o episodi sui “giorni della merla”?

Una risposta a Nei giorni della merla

  1. doriano depietri scrive:

    Mi ricordo che da bambino recitavo sempre ” la candelora, dall’inverno semo fora” e mia madre mi rispondeva sempre” farvarot curt curt le pez che un turc” ( vecchio detto modenese, che sicuramente non si scrive così) e che voleva riferirsi al fatto che nonostante febbraio fosse un mese corto, comunque ci si doveva aspettare cose turche, riferite al tempo.
    ciao
    doriano

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