Fusione dei Comuni in Valsamoggia: come la penso in sintesi


Da molti mesi non affronto sul blog il tema della fusione dei Comuni della Valle del Samoggia, nonostante sia – giustamente – il principale argomento di discussione nella vallata, e attiri l’attenzione di molti anche ben al di là dei suoi confini.
Sarò sincero: non ho apprezzato particolarmente l’andamento del pubblico dibattito, da tempo trascinato sui binari della semplice – anche se motivata – propaganda pro o contro, coi suoi argomenti di metodo e di merito. Tutti argomenti degni di considerazione e di analisi. Proprio per questo, però, non dovrebbero essere ridotti a magli da scagliare, non sempre con sovrana eleganza, contro la tesi opposta.
Sono stato refrattario nel gettare le mie considerazioni – che forse non saranno particolarmente originali o utili – in pasto a una simile discussione: cioè a una completa, inevitabile strumentalizzazione. Mi sarebbe piaciuto poterle esporre senza essere necessariamente tacciato di partigianeria, anche se una posizione ce l’ho, e già da qualche tempo fa l’ho coerentemente espressa.
Evidentemente non è possibile. Ma non è possibile neanche tacere, perché si può ugualmente strumentalizzare il silenzio (e non è detto che qualcuno non lo stia facendo).
Chi pazientemente mi segue sa che cerco di essere il più possibile corretto e preciso, ma senza prescindere dalle mie convinzioni e dalle mie appartenenze. Nei prossimi articoli cercherò di illustrare separatamente vari aspetti della questione. Qui inizio con una brutale sintesi di come la penso.
Penso che nel tracciato finora percorso verso la fusione siano stati commessi alcuni errori seri, in particolare dal punto di vista del rapporto con la cittadinanza, della partecipazione dei cittadini. Dare a questo percorso un respiro più ampio e aperto avrebbe potuto realizzare maggiore consenso e maggiore entusiasmo verso questo obiettivo, superare pregiudizi e dubbi, attrarre maggiori energie nel processo di costruzione politica del nuovo Comune unico.
Sono errori che giudico severamente: non solo perché potrebbero mettere a rischio i risultati del referendum del 25 novembre – anche se i risultati del recente sondaggio commissionato a SWG sono tali da indurre i sostenitori della fusione a un fondato ottimismo -, ma perché indeboliscono il tentativo di dare a questo processo fondativo la caratteristica di “grande sforzo civico” congiunto di amministrazioni, forze politiche, associazioni e cittadini, che era da auspicare.
Spero il più possibile di sbagliarmi e che possano emergere nei cittadini ed essere valorizzati, più di quanto sia avvenuto finora, quell’entusiasmo e quella voglia di collaborare – al di là delle diverse sensibilità e delle appartenenze partitiche – che non solo sarebbero stati preziosi per il tratto di percorso svolto finora, o che possono permettere di superare senza strascichi l’appuntamento del referendum, ma che saranno fondamentali soprattutto nei prossimi mesi e nei prossimi anni, che saranno comunque complicati.
Non mi nascondo che, accanto a tali errori, le amministrazioni – e le forze politiche che le sostengono – hanno saputo centrare l’obiettivo di portare a termine la procedura per la fusione dei Comuni, entro il mandato quinquennale. All’inizio, non molti avrebbero scommesso che ci sarebbe stata da parte di tutti la volontà e la coesione necessarie per andare fino in fondo. Mi sembra doveroso riconoscerlo.
Se lamento quelle che mi sento di definire le lacune del processo, è proprio perché sono profondamente convinto che quella della fusione sia per la Valle del Samoggia un’occasione storica: non solo per ottenere maggiore efficienza e risparmi che in questo momento sono una boccata d’ossigeno necessaria per preservare il più possibile i servizi per i cittadini; ma soprattutto per costruire un progetto condiviso per il futuro della vallata, per il suo territorio, per le sue comunità e la comunità più grande che esse compongono.

Una risposta a Fusione dei Comuni in Valsamoggia: come la penso in sintesi

  1. sandro scrive:

    A proposito di fusione dei Comuni della Valsamoggia. Perchè NO!

    di Alessandro Lolli, Sindaco di Bazzano dal 1992 al 2004

    Non andare a votare al referendum sulla fusione. Questo il primo pensiero, lontano però dalle mie idee e principi, che hanno sempre ritenuto fondamentale la partecipazione dei cittadini alla vita democratica del Paese. Non andare a votare, questa volta, avrebbe rappresentato una presa di posizione “politicamente corretta”. Non legittimare, con il voto, un referendum (anche se solo consultivo) promosso troppo di fretta, che taglia la testa alla discussione, le cui regole di attuazione, fra l’altro, sono state rivisitate in corso d’opera.
    La ragione principale dell’astensione significa, per l’appunto, non legittimare un percorso troppo veloce, accelerato, per alcuni sospetto, esercitato a forza “di muscoli”, che ci porta a compiere una scelta di grande importanza storica: una revisione fondamentale del nostro assetto istituzionale. Una vera e propria riforma costituente. Come poter pensare di compiere ciò attraverso opere minime: uno studio poco approfondito, insufficienti serate con i cittadini e con le associazioni, altre con “star” della politica nazionale e del mondo sindacale (Finocchiaro, D’Alema, Camusso, Franceschini…..) incongrue al tema in discussione? E ancora, tramite la distribuzione di depliants promozionali, non del tutto equilibrati fra le posizioni del sì o del no, sostenuti economicamente dalle istituzioni pubbliche?
    Per dare maggiore credibilità al percorso, inoltre, si è “scovata” questa stravagante iniziativa della “revisione civica” (di origine americo-australiana), curata, fra l’altro, dagli stessi professionisti incaricati della promozione pubblicitaria del referendum, che ha affidato a 20 persone il giudizio sulla validità o meno della fusione.
    Si può pensare che tutto questo possa essere ritenuto sufficiente per compiere un passaggio che rischia di mandare nell’oblio anni di storia e la vita istituzionale dei Comuni della nostra vallata, in una scelta di non ritorno e che, nel migliore dei casi, sarà condivisa da una minoranza dei cittadini (anche se questa sarà acclamata come la maggioranza al referendum)?
    Ciò nonostante andrò a votare, e anche se il mio voto potrebbe apparire di tipo conservatore, voterò NO a questa fusione. La mia posizione per il NO non è pregiudiziale. Sono stato uno dei promotori dell’Unione dei Comuni in una prospettiva che prevedeva anche il loro accorpamento. Già nel 1992, insieme ai sindaci dei Comuni della vallata, abbiamo condiviso e praticato un percorso comune, i primi passi verso la gestione associata dei servizi, non sempre del tutto riuscita, nella ricerca della loro efficienza ed economicità, nella prospettiva di addivenire, anche, ad un unico comune.
    Perché NO?. La fusione deve rimanere un obiettivo primario che va, però, costruito nel tempo, iniziando innanzitutto dai cittadini. Occorre creare nella comunità un “senso di appartenenza” al territorio di vallata a cominciare da quello provato nei confronti del proprio paese. Questo delicato equilibrio va costruito passo dopo passo, lentamente, in maniera slow, caratteristica di pregio che ci distingue positivamente da altre realtà cittadine. Si rischia, altrimenti, di creare un’ammucchiata solo formale che punta esclusivamente a vantaggi di tipo economico e tecnocratico, mettendo in secondo piano gli aspetti socio-culturali che caratterizzano una comunità.
    Bisogna invece far nascere e/o riscoprire nei cittadini un’identità che sia caratterizzata principalmente dagli aspetti della solidarietà, della socialità, del sentirsi parte, in un quadro ovviamente sempre più qualificato di efficienza e funzionalità dell’apparato pubblico.
    Il programma elettorale delle liste che governano i nostri comuni prevedeva, in un’ottica di fusione futura, un percorso di studio, di approfondimento e di consultazione, comprendente anche quella di tipo referendario da intraprendere durante la legislatura. Ma da qui, ad un approdo alla fusione, operato in modo secco e deciso, ce ne passa… E’ legittimo, di conseguenza, pensare che questa azione appartenga a strategie dell’apparato politico che sta dietro ai nostri amministratori; qualcuno dice “piovuta dall’alto”. Viene da chiedersi se sia finalizzata ad un reale interesse pubblico o se, invece, di parte.
    Votare NO, perché costituire la fusione non può essere determinato forzatamente dall’abbaglio di promesse di finanziamenti straordinari (pubblici, per cui tolti da…) che si renderanno forse disponibili da parte regionale e statale o dal potersi esimere temporaneamente dal rispetto del patto di stabilità economica (accordo fra gli stati della Comunità Europea, teso a ridurre l’indebitamento della pubblica amministrazione),“privilegi” questi che potrebbero comportare differenze fra i cittadini: di serie superiore (quelli dei comuni che si fondono) e di serie inferiore (tutti gli altri). Ciò significa che un cittadino che risiede in un territorio “in fusione” avrà forse la fortuna di vedere realizzati i propri diritti rispetto ad altri. Strano concetto di democrazia (ci potremmo aspettare, a tal proposito, un aumento demografico significativo).
    Tutto ciò avviene, fra l’altro, in un periodo di importanza storica per quanto attiene l’assetto istituzionale del territorio bolognese: la nascita della Città Metropolitana.
    Già la legge n°142/1990 prevedeva l’istituzione delle città metropolitane, fra le quali Bologna. Oggi il decreto legge n°95/2012 ne prevede l’attuazione di fatto, a partire dal 1 Gennaio 2014.
    Come non pensare che questo nuovo ente rappresenterà il massimo livello di governo locale per gli anni a venire? Nemmeno il Sindaco di Bologna, scomodato anche lui a sponsorizzare “la fusione”, in un recente dibattito pubblico, ha dimostrato di sapere e sa oggi, cosa significherà Città metropolitana. Quali nuove funzioni, competenze e assetto istituzionale sul territorio? Nuove circoscrizioni come gli Arrondissement di Parigi o mantenimento dell’attuale assetto, riproponendo così una Provincia appena soppressa?
    Non è forse il caso di fermarsi un attimo, prendersi un po’ di tempo per riflettere, approfondire la discussione, a livello locale e metropolitano, per quello che vogliamo costruire, possibilmente, attori alla pari, insieme, tutti?
    Un NO non pregiudiziale e definitivo. Un NO temporaneo, che conceda per l’appunto un tempo più lungo per l’approfondimento, la riflessione, per la condivisione eventuale o meno di questo progetto.
    Intanto, è utile cercare di migliorare i servizi associati già in essere a livello di Unione di Comuni. Dimostrare, attraverso l’esercizio praticato, l’effettiva economicità ed efficienza della gestione associata. Ricercare condivisione, attraverso una reale dimostrazione di ciò che può rappresentare opportunità e convenienza. L’opera di sensibilizzazione della cittadinanza è stata operata in quest’ultimo periodo temporale, in occasione della campagna per il voto al referendum, quando invece questo momento doveva solo rappresentare la sintesi di un lavoro più lungo. Molti i contributi importanti, ma che non hanno potuto offrire, a causa dei tempi, opportunità per un dibattito approfondito. Si deve creare nel tempo, nei cittadini, attraverso i servizi fatti insieme, senso di appartenenza al territorio, senza strumentalmente usare argomenti di richiamo, dal tono pubblicitario, che appartengono più al mercato che alla politica.
    Si usa, ad esempio, la promessa della realizzazione della scuola secondaria superiore, senza aver approfondito, attraverso studi o convegni fra esperti del settore e la gente, la validità di tale progetto. Già a pochi chilometri di distanza (Casalecchio o Vignola) si possono trovare tutti gli indirizzi di studio esistenti. Invece di costruire cattedrali nel deserto, non è forse il caso di migliorare il servizio di trasporto pubblico?
    Altro argomento dal carattere promozionale riguarda il risparmio della spesa per gli amministratori. Questo si potrebbe già da ora realizzare diminuendo sensibilmente il numero degli assessori. Due-tre assessori più il Sindaco, per i nostri Comuni, potrebbero essere sufficienti.
    Un’altra promessa riguarda la riduzione delle imposte conseguenti ad un risparmio della spesa. Sarà così?
    Poi ci sono le ragioni del cuore, ovvero la mia storia…Gli anni vissuti a Bazzano. L’infanzia, l’adolescenza, la vita vissuta fra le strade, le case, i colori, i rumori, gli odori, i volti del paese, del mio piccolo, grande paese.

    Sicuramente non sarà questo ciò che provano i miei figli o le persone che vengono da luoghi diversi.
    Nostalgie campanilistiche forse, che nascondono però un forte senso d’identità positivo, che è quello che ci sostiene e ci spinge alle azioni di solidarietà, alla partecipazione, alla vita sociale, al volontariato, a tenere vive, nonostante tutto, le nostre tradizioni.
    Già è difficile difendere tutto ciò. Sarà possibile fare in modo che questo non si perda ma, anzi, si possa ricreare in un quadro territorialmente più ampio?

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