Fusione dei Comuni in Valsamoggia: come la penso in sintesi

6 ottobre 2012
Da molti mesi non affronto sul blog il tema della fusione dei Comuni della Valle del Samoggia, nonostante sia – giustamente – il principale argomento di discussione nella vallata, e attiri l’attenzione di molti anche ben al di là dei suoi confini.
Sarò sincero: non ho apprezzato particolarmente l’andamento del pubblico dibattito, da tempo trascinato sui binari della semplice – anche se motivata – propaganda pro o contro, coi suoi argomenti di metodo e di merito. Tutti argomenti degni di considerazione e di analisi. Proprio per questo, però, non dovrebbero essere ridotti a magli da scagliare, non sempre con sovrana eleganza, contro la tesi opposta.
Sono stato refrattario nel gettare le mie considerazioni – che forse non saranno particolarmente originali o utili – in pasto a una simile discussione: cioè a una completa, inevitabile strumentalizzazione. Mi sarebbe piaciuto poterle esporre senza essere necessariamente tacciato di partigianeria, anche se una posizione ce l’ho, e già da qualche tempo fa l’ho coerentemente espressa.
Evidentemente non è possibile. Ma non è possibile neanche tacere, perché si può ugualmente strumentalizzare il silenzio (e non è detto che qualcuno non lo stia facendo).
Chi pazientemente mi segue sa che cerco di essere il più possibile corretto e preciso, ma senza prescindere dalle mie convinzioni e dalle mie appartenenze. Nei prossimi articoli cercherò di illustrare separatamente vari aspetti della questione. Qui inizio con una brutale sintesi di come la penso.
Penso che nel tracciato finora percorso verso la fusione siano stati commessi alcuni errori seri, in particolare dal punto di vista del rapporto con la cittadinanza, della partecipazione dei cittadini. Dare a questo percorso un respiro più ampio e aperto avrebbe potuto realizzare maggiore consenso e maggiore entusiasmo verso questo obiettivo, superare pregiudizi e dubbi, attrarre maggiori energie nel processo di costruzione politica del nuovo Comune unico.
Sono errori che giudico severamente: non solo perché potrebbero mettere a rischio i risultati del referendum del 25 novembre – anche se i risultati del recente sondaggio commissionato a SWG sono tali da indurre i sostenitori della fusione a un fondato ottimismo -, ma perché indeboliscono il tentativo di dare a questo processo fondativo la caratteristica di “grande sforzo civico” congiunto di amministrazioni, forze politiche, associazioni e cittadini, che era da auspicare.
Spero il più possibile di sbagliarmi e che possano emergere nei cittadini ed essere valorizzati, più di quanto sia avvenuto finora, quell’entusiasmo e quella voglia di collaborare – al di là delle diverse sensibilità e delle appartenenze partitiche – che non solo sarebbero stati preziosi per il tratto di percorso svolto finora, o che possono permettere di superare senza strascichi l’appuntamento del referendum, ma che saranno fondamentali soprattutto nei prossimi mesi e nei prossimi anni, che saranno comunque complicati.
Non mi nascondo che, accanto a tali errori, le amministrazioni – e le forze politiche che le sostengono – hanno saputo centrare l’obiettivo di portare a termine la procedura per la fusione dei Comuni, entro il mandato quinquennale. All’inizio, non molti avrebbero scommesso che ci sarebbe stata da parte di tutti la volontà e la coesione necessarie per andare fino in fondo. Mi sembra doveroso riconoscerlo.
Se lamento quelle che mi sento di definire le lacune del processo, è proprio perché sono profondamente convinto che quella della fusione sia per la Valle del Samoggia un’occasione storica: non solo per ottenere maggiore efficienza e risparmi che in questo momento sono una boccata d’ossigeno necessaria per preservare il più possibile i servizi per i cittadini; ma soprattutto per costruire un progetto condiviso per il futuro della vallata, per il suo territorio, per le sue comunità e la comunità più grande che esse compongono.

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