Alla scoperta del Borgo Solidale


Abbiamo già conosciuto Alice Dyczkowski su questo blog, più di due anni fa, come infaticabile motore, con altre mamme – e papà -, delle iniziative di “cittadinanza attiva” che sono poi confluite nell’associazione Bimba Mente Verde (la loro ultima iniziativa è la raccolta di giocattoli per i bambini delle zone terremotate: trovate informazioni su questo e altro sulla loro pagina Facebook, qui).
Oggi, Alice ci racconta la sua esperienza di educatrice professionale nel Borgo Solidale, un’importante realtà che esiste da oltre due anni a Bazzano ma che è ancora poco conosciuta dai bazzanesi.

Cara Alice, di recente il “Borgo Solidale” ha celebrato la sua seconda festa: come si è svolta? E’ andata bene?

Intanto grazie, Luca: ritornare sul tuo blog è una cosa molto gratificante!
Quest’anno la festa del Borgo è davvero ben riuscita. Abbiamo centrato l’attenzione sulla famiglie: laboratori creativi per bambini e ragazzini, buon cibo (anche con pietanze vegetariane e halal) e tanto verde: quel che una famiglia desidera per trascorrere un pomeriggio sereno e divertente per i bimbi. Insieme a diverse volontarie (ringrazio molto la mia cara amica Annalisa) mi sono occupato del laboratorio botanico e di quello delle sculture di argilla; quello di “osservazione del sole al microscopio” è stato invece gestito da un astrofilo di Bologna. E’ stato molto soddisfacente. C’erano circa 40 bambini: molti mi dicono ancora oggi che annaffiano tutte le sere la piantina che hanno “coltivato” alla festa, e ricordano di aver messo le mani nella montagna di terra e paciugato con l’argilla
Anche se eravamo in tanti, per noi resta obiettivo prioritario coinvolgere un numero sempre maggiore di famiglie del territorio, migliorando la nostra capacità di divulgazione delle attività del Borgo. Ci saranno altre occasioni (cene a tema, laboratori per ragazzi, spazi verdi ed attrezzati per i bambini…): siamo convinti che il Borgo debba aprirsi sempre di più al territorio che lo ospita, con un movimento reciproco di integrazione, scambio, arricchimento e partecipazione.

In effetti, anche se si trova appena fuori Bazzano, il Borgo non è molto conosciuto dai bazzanesi. E forse anche chi sa della sua esistenza non ha chiarissima la sua natura: è un’associazione, un gruppo di famiglie, un servizio sociale, una comunità?… Di cosa si tratta?

Il Villaggio Solidale Il Borgo è un progetto della Cooperativa Sociale Centro Accoglienza “La Rupe”, che prevede l’accoglienza di nuclei mamma-bambino e famiglie che vivono in situazione di forte disagio abitativo. Il Borgo conta complessivamente 9 unità abitative di varie metrature, per consentire l’accesso a nuclei familiari anche numerosi. L’idea nasce dalla necessità di dare una risposta a diverse problematiche contingenti legate all'”emergenza abitativa” e all’attuale situazione di instabilità e difficoltà socio-economica di numerose famiglie in tutto il territorio della Provincia di Bologna.
Molte persone sono a rischio di esclusione sociale, specie per via della perdita del lavoro: molte famiglie non riescono più a pagare l’affitto e in breve tempo vengono sfrattate. All’emergenza abitativa segue rapidamente una situazione di instabilità del nucleo familiare. Per affrontare queste situazioni si rende necessario l’attivazione di interventi integrati tra servizio pubblico, privato sociale e associazionismo: l’intento è creare delle risposte complete, favorire reali percorsi di sostegno e di reinserimento sociale. Il Borgo accoglie queste famiglie, per le quali si rende necessaria una collocazione presso un’ abitazione idonea e tutelante soprattutto per i bambini, e un sostegno educativo volto soprattutto all’autonomia.

Com’è nato il Borgo Solidale? Quali realtà sono state coinvolte nella sua realizzazione e lo sostengono oggi?

Il podere S. Francesco, dove è sorto il Borgo [in via Monteveglio, qualche centinaio di metri oltre l’abitato di Bazzano], è di proprietà della famiglia Scalabrini. Qui Antonio e sua moglie Adriana accoglievano già da parecchi anni persone bisognose. Successivamente decisero di ampliare e realizzare altre case e di affidarne la gestione a una cooperativa sociale che costruisse un progetto di accoglienza: scelsero La Rupe. Il Borgo venne inaugurato il 02 novembre 2010.
Ad oggi presso il progetto sono state accolte 48 persone – di cui 20 minori e 28 adulti – tra nuclei mamma-bambino e famiglie. Oggi presso gli appartamenti del “Borgo” vivono 34 persone, tra cui 2 famiglie di volontari che collaborano alla gestione del progetto e sostengono le famiglie nella gestione degli impegni quotidiani.
Assieme alla cooperativa e al servizio sociale ci sostengono e prendono parte alla vita del borgo molte realtà del territorio. Prima tra tutte la Caritas, con cui ci teniamo in contatto periodicamente e con cui è nata un’ottima collaborazione; le volontarie, due ragazze molto in gamba che a cadenza settimanale aiutano i nostri ragazzi nei compiti o in attività ludiche; gli educatori del centro socio-educativo e dell’educativa di strada; le volontarie della parrocchia che hanno aiutato spesso i nostri ragazzi a fare i compiti. Lavoriamo anche in rete con gli insegnanti, l’amministrazione comunale ecc.

Qual è il tuo compito nel Borgo Solidale? Quali sono le maggiori difficoltà nell’attività di questa realtà? E quali le maggiori soddisfazioni che hai avuto dal lato professionale e umano?

Siamo fondamentalmente in due a lavorare “sul campo”: Federico Cavina e io. Federico è il responsabile dell’intero progetto e vive al Borgo con sua moglie. Io invece mi occupo principalmente dell’accoglienza dei nuclei mamma-bambino. Insieme con i servizi sociali del distretto di Casalecchio di Reno, vengono individuate le famiglie che necessitano urgentemente di una risposta abitativa per le quali si individua l’appartamento più idoneo alle loro esigenze. Dopo una prima fase si definiscono le necessità prioritarie del nucleo che gli educatori della cooperativa e i volontari avranno il compito di sostenere. Tali necessità solitamente riguardano la gestione quotidiana (fare la spesa, seguire gli aspetti sanitari dei figli, monitorare le competenze genitoriali), la ricerca di una nuova stabilità lavorativa (scrittura del curriculum, accesso ai centri per l’impiego, ricerca attiva del lavoro, attivazione di borse lavoro o stage) e la gestione dei figli (contatti con la scuola, sostegno nei compiti a casa e realizzazione di attività ricreative). Dal punto di vista professionale stiamo mettendo appunto prassi di accoglienza sempre più “cadenzate”, con momenti di verifica e di implementazione dei singoli percorsi costruiti ad hoc con utenti e servizi sociali. Le principali attività realizzate all’interno del progetto sono:
– accogliere famiglie e nuclei mamma-bambino in situazioni idonee e tutelanti;
– tutelare la presenza dei minori tramite attività di monitoraggio delle competenze genitoriali;
– sostenere le famiglie e i bambini nelle difficoltà quotidiane;
– realizzare azioni che favoriscano il reinserimento lavorativo;
– sostenere i bambini nelle attività scolastiche e ricreative.

Dal punto di vista umano, molti sono i modelli mentali e gli stereotipi che ho dovuto smantellare e ricomporre, molta è stata la carica affettiva, grande talvolta è la rabbia e la frustrazione, impagabile, quando arriva, è la soddisfazione di vedere dei progressi. Se la relazione è lo strumento centrale del lavoro, bisogna rendere ben saldo l’ancoraggio al ruolo professionale e ai compiti che ti spettano (a te e a chi accogli) e contemporaneamente bisogna porsi in un atteggiamento di ascolto, di rinegoziazione, di condivisione di significati e di spostamento di punti di vista, senza presunzione alcuna.

Tu sei sempre stata attiva nell’associazionismo bazzanese. Pensi che il Borgo potrebbe dare un contributo alla vita del territorio? Come sarebbe possibile integrarlo meglio nella realtà del paese?

E’ una domanda molto forte che quassù al Borgo ci poniamo quotidianamente. Stiamo tentando di dare risposte pratiche e non ideologiche. La questione è capire in che modo il Borgo possa essere “utilizzabile” dalle famiglie del territorio, come invogliare le persone a venire al Borgo, che tipo di strategie applicare per stimolare la sospirata integrazione… Finora abbiamo pensato che una strada sia fare del Borgo un luogo d’incontro, organizzando feste (come il I maggio o il Capodanno) e dando alle associazioni che lo desiderano la possibilità di utilizzare gli spazi interni ed esterni per riunioni e attività. Approfitto anche di questa occasione per lanciare l’invito a chi potrebbe essere interessato!
Quest’estate, inoltre, organizzeremo i campi solari per i bambini dai 2 ai 5 anni nella ludoteca che abbiamo creato al Borgo, e che da settembre apriremo alcuni pomeriggi alla settimana, in modo che tutte le famiglie di Bazzano e Monteveglio possano venire a passare del tempo in un luogo sicuro per i bambini e rilassante per genitori e familiari. Vogliamo creare un servizio flessibile, di qualità e altamente professionale, che si possa modulare davvero sulle esigenze dei bimbi e delle loro famiglie. Anche questo servirebbe ad aprire di più il borgo al territorio ed allontanare il pericolo dell’emarginazione e della ghettizzazione di una realtà che ha invece buone potenzialità di essere vissuta anche dal resto del paese.

Come cittadina attiva e come operatrice del sociale, che cosa pensi della fusione dei Comuni?

Un’opinione definitiva ancora non ce l’ho. Ammetto di avere dei dubbi: a volte propendo per l’idea che si potrebbe prima rafforzare il potere amministrativo dell’attuale Unione dei Comuni; a volte, invece, penso che a questo punto si debba partire con un progetto nuovo e “radicale” come la fusione, per ottimizzare davvero le risorse, avere accesso a più finanziamenti, accrescere la formazione del personale e uniformare i servizi per il cittadino. Unificarsi dovrebbe significare ottimizzare, ma ho il presentimento che ciò non sia proprio scontato: non tutto migliora di punto in bianco solo perché si sono abbattuti dei costi e uniformati dei protocolli; il processo e il metodo devono essere gestiti, progettati e controllati meticolosamente.
Per ciò che riguarda i servizi alla persona è sicuramente giusto porsi l’obiettivo di uniformare il più possibile l’accesso ai servizi e i loro parametri di attivazione. Un contesto come il Borgo, per esempio, fa emergere con forza questa necessità: dal momento che gli ospiti provengono dai 9 Comuni del Distretto di Casalecchio di Reno, una disomogeneità tra i Comuni nelle risorse a disposizione degli utenti può creare non poche complicazion quando elaboriamo in rete progetti di reinserimento lavorativo, abitativo e sociale.
Un’altra grande sfida per la fusione è quella di entrare in una logica di comunità e di senso di appartenenza tra Comuni con storie ben diverse tra loro: capire come gestire queste diverse identità storiche e costruire una nuova coscienza collettiva è sicuramente un compito non irrilevante. Insomma ammetto di aver ancora molti dubbi, ma non mi ritengo sfavorevole; anzi, sono fiduciosa che la costruzione di questo Comune unico sia attuata con gradualità e veramente accompagnata dall’incessante coinvolgimento della popolazione, non solo prima del referendum, ma soprattutto dopo.

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: