Un Occhio( per nulla )cupo su Bazzano! Intervista al nuovo presidente di Solidarietà Impegno


Inizia ¡EquoLibre! Domenica 27 alle ore 18, all’Osteria Porta Castello, inizia una serie di aperitivi a base di prodotti equi e solidali, promossa in collaborazione con Solidarietà Impegno, l’associazione bazzanese che dal 1993 si occupa di promuovere stili di vita sostenibili. Qui c’è la pagina Facebook dell’associazione, qui quella di ¡EquoLibre!

Recentemente Solidarietà Impegno ha rinnovato le proprie cariche direttive e ha nominato il suo nuovo presidente: Sem Occhiocupo. Abbiamo colto l’occasione per intervistarlo.

Caro Sem (sì, con la “e”), congratulazioni e in bocca al lupo per questa nomina a presidente… ma soprattutto per il tuo matrimonio ormai imminente con Alessia! E’ tutto pronto?

Crepi! In effetti, è un periodo denso di novità e di impegni. Abbiamo cercato un matrimonio che fosse prima un impegno con Dio e poi una grande e semplice festa con i nostri amici: questo ci ha permesso di vivere i preparativi con un pò di serenità, anche se le difficoltà per una cerimonia che cerca di allontanarsi dall’industria dei matrimonifici sono impensabili! Ovviamente parlo così perchè la maggior parte dell’organizzazione ricade su Alessia… ecco perchè io sono sereno!

 Sappiamo che tu e Alessia non siete originari di qui. Qual buon vento vi ha portato a Bazzano? Bazzanesi per caso o per scelta?

All’inizio, per caso. Siamo arrivati per lavoro a gennaio del 2011 e abbiamo deciso di cercare una casa nella vallata. A Bazzano c’era un’opportunità, e – a una prima occhiata – il paese ci sembrava carino. Solo in seguito è scoppiato un amore profondo per Bazzano: la bellezza del paese e dei luoghi, la straordinaria posizione sui colli che si affacciano sulla pianura, ma soprattutto l’accoglienza delle persone, disponibili, gioviali, aperte e curiose. A Bazzano ci sono tutti i vantaggi della vita in una piccola comunità, uniti ad un modo di pensare tutt’altro che provinciale e ristretto. La verità è che a Bazzano ci sentiamo perfettamente a nostro agio, e gran parte del merito è dei nostri amici bazzanesi.

Come avete conosciuto Solidarietà Impegno? E con quali altre realtà del paese siete venuti in contatto? E in che modo? Avete trovato facile o difficile “integrarvi” nella realtà del paese e del territorio? Che cosa vi ha aiutato e cosa invece vi ha ostacolato?

Abbiamo incontrato SI in due occasioni: al Palazzetto Peppino Impastato, in occasione dell’incontro con procuratore Gratteri; in Rocca, d’estate, ad un incontro di presentazione del commercio equo e solidale. Entrambe le volte ci ha accolto Ilaria. Da lì, il Gruppo di acquisto solidale per acquistare prodotti equi; poi un paio di riunioni, quasi per caso, per organizzare la notte bianca 2011; …una cena, e il gioco era fatto.
Inoltre siamo iscritti al Gasbaz, per acquistare i prodotti locali e biologici. Io anche a Slow Food. In più, abbiamo contatti con gli Streccapògn, con il gruppo Libera Niscemi di Savignano e con Genuino Clandestino e Campi Aperti: passaparola, lavori insieme. La verità è che il territorio è in fermento e, se se ne ha voglia e tempo, c’è molto da fare. Nota da “immigrato”: in Emilia la parola integrazione non esiste; avete l’accoglienza insita nel DNA! E’ bello quando perfino gli anziani ti parlano in dialetto e danno per scontato che tu li capisca.
Ovviamente c’è qualche difficoltà, dovuta alle diverse abitudini di vita del Sud. Due esempi, che ci hanno stupito fin da subito: la casa e la piazza. Una casa del Sud ha la porta aperta: qui, ci si accoglie sul portone e, se invece ti vengono a trovare, ci si siede magari accanto alla porta, per non disturbare. Differenti concezioni della privacy! La piazza di Bazzano è bella (mi dicono che prima fosse ancora più bella); ma spesso è vuota: che strano vedere non utilizzato un immenso spazio di aggregazione!

 Dicci una cosa che ti piace molto di Bazzano e una che non ti piace per niente.

Più di tutto, mi piacciono il confine sfumato fra tessuto urbano e campagna: due spazi che si compenetrano; e la disponibilità, l’energia e la passione delle persone. Apprezzo meno la difficoltà a sostenere l’impegno e gli sforzi delle realtà espresse dal territorio: spesso ognuno rimane confinato nella propria idea, le associazioni guardano solo alle proprie attività e non si riesce a raggiungere una “massa critica”, anche solo per una dimensione operativa ottimale.

Parecchio tempo fa Pentagras ha già parlato di Solidarietà Impegno, ma in questi anni l’attività dell’associazione si è profondamente rinnovata. Come la descriveresti?

Io penso che SI abbia un obiettivo associativo molto ambizioso: lavoriamo per l’awareness raising (scusate l’anglismo, ho la mia dolce metà impegnata nella cooperazione internazionale). Cosa significa? Che attraverso le nostre attività, con cui creiamo contatti con i diversi stakeholders [e ridàgli, ndr] del territorio, cerchiamo di raggiungere un obiettivo più ampio e difficile: creare un dialogo sulle tematiche del Sud del mondo. E’, per così dire, un obiettivo di secondo livello, ben diverso da quello di ogni specifica attività.
SI sarà sempre alla ricerca delle attività giuste, in base ai singoli momenti, per raggiungere il proprio obiettivo: dinamismo e diversificazione. Sicuramente non è un’associazione noiosa o ripetitiva!

Quali sono i programmi per il futuro dell’associazione? E i maggiori problemi che essa si trova davanti?

Negli ultimi mesi abbiamo fatto un bel lavoro di sistematizzazione e di costruzione del futuro dell’associazione. è un grande regalo di Filippo. Ora il lavoro fatto va concretizzato, specificato, analizzato. SI ha bisogno di raccogliere tutte le sfide strategiche che si è posta e di lavorarci sopra. E’ vitale non lasciare a metà nessuno dei lavori iniziati, non rimanere inerti negli ambiti individuati.
Parallelamente, a livello personale, sento l’esigenza di mettere in funzione tutti gli organi dell’associazione e di creare fra i soci un flusso di informazioni e uno di responsabilità. Alcuni meccanismi, fino ad ora validissimi ma che funzionavano magari un pò casualmente sia per il numero ristretto degli associati sia perchè si sopperiva con un rapporto di amicizia, ora vanno istituzionalizzati: sarà questa una delle proposte da sottoporre al Direttivo.
Il problema maggiore di SI è la crescita, sia dei collaboratori che dei contatti sul territorio. Mi piacerebbe però che l’aumento del numero dei soci avvenisse mantenendo una caratteristica peculiare di SI: la grande varietà di competenze e di professionalità presenti. SI è sempre riuscita molto bene in quello che ha organizzato anche perchè al suo interno ha tutto: l’ideatore, il progettista, il tecnico. Questa diversificazione di competenze è un valore assoluto, sia per l’associazione, sia perchè permette di valorizzare tutti.

Chi è potenzialmente interessato alle attività dell’associazione? Come potrebbe partecipare? E quali altre realtà di Bazzano e del territorio circostante potrebbero collaborare?

Questa è una domanda molto complessa, la cui risposta può essere trovata solo dopo un gran bel lavoro di analisi. Ragionando per assurdo, lo scopo ultimo della nostra associazione è di non esistere più: se il commercio equo diventasse una parte importante degli scambi commerciali, se i consumatori diventassero, come si suol dire, “consum-attori”, non ci sarebbe bisogno di SI. Bisogna coinvolgere non solo chi ritiene necessario un mondo più giusto nei rapporti nord-sud, ma anche chi si sforza di capire la realtà che lo circonda. Una task force composta da giovani, famiglie, mamme, nonne! Tutti a dare il loro contributo ad organizzare le diverse attività di proprio interesse che, come già detto, sono soprattutto un mezzo per creare consapevolezza. Non dobbiamo porre nessun limite alla nostra immaginazione di coinvolgere le persone.
Per quanto riguarda le collaborazioni, io ho una visione molto personale e devo ancora capire se può essere valida per SI, parlandone all’interno dell’associazione. Rilevo che nei prossimi anni il WFTO ha centrato il proprio lavoro sull’agricoltura (il giorno di apertura è stato il 12 maggio e una delle prime manifestazioni è Terra Equa a Bologna [ndr: la manifestazione inizia domani, sabato 26! il programma è qui]), che l’agricoltura è al centro di un aspro dibattito a livello planetario ed è uno dei principali strumenti per raggiungere alcuni degli “Obiettivi del millennio”, di cui si parlerà a Rio+20; più vicino a noi, le nostre terre sono a prevalente vocazione agricola e alcune delle più importanti associazioni del territorio operano in questo ambito. Direi che ce n’è, da lavorare!

 Lavori presso l’Unione dei Comuni. Cosa pensi, come cittadino, del recente progetto di fusione dei Comuni lla Valsamoggia?

Inizio con una banalità: se qualcosa viene fatta per bene, funziona; altrimenti, no. Quindi, al di là del “marketing” dei partiti, delle discussioni “bloccate” e delle strategie dei rispettivi schieramenti, io penso che un buon progetto di fusione possa funzionare. Quello che abbiamo a disposizione adesso, è oltremodo lacunoso. Rilevo che mentre, ai prossimi referendum, i cittadini vorrebbero andare a votare pienamente informati e su un progetto compiuto, in realtà è vero esattamente il contrario: la politica appronterà un progetto concreto solo dopo aver avuto l’avallo dei referendum. In effetti, conviene iniziare a parlare di come realizzare la fusione, e di discutere nel merito dei singoli aspetti. Personalmente, molte soluzioni prospettate (e non) meritano ben più di un approfondimento: è probabile che i cittadini, alla fine, voteranno chi fornirà le soluzioni più chiare, semplici ed efficaci, e volteranno le spalle a chi si ostina a creare soluzioni bizantine per incapacità, per volontà di non decidere o semplicemente per forma mentis.

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