Per contrastare il populismo, un PD più credibile e più aperto

21 aprile 2012

Questo è il testo del mio intervento alla Direzione Provinciale del PD di lunedì 16 aprile.

Caro presidente, caro segretario, cari colleghi,
…dobbiamo essere un po’ meno cari!

L’attuale congiuntura, nella quale il PD sostiene, doverosamente, un governo impegnato in un difficile e necessario sforzo di risanamento, ma che non pare ancora avere imbroccato compiutamente la direzione della crescita, in particolare nel ridare potere d’acquisto alle famiglie delle classi medie e medio-basse (che ritengo condizione imprescindibile per superare la crisi), costituisce inevitabilmente il brodo di coltura per un populismo che si esprime in varie forme ma nel quale è facile riconoscere alcuni tratti comuni.
Nel momento in cui la Lega Nord riceve un colpo molto pesante, i partiti tradizionali risultano spaventati dal movimento di Grillo. Ma occorrerà ricordare che c’è in giro ben peggio di Grillo: parlo, ad esempio, delle forze organizzate basate su un populismo di estrema destra (analoghe a quelle che in svariati paesi d’Europa hanno un forte successo elettorale), ma anche semplicemente – a livello individuale – di quella diffusa apatia, di quel disinteresse che si fa disfattismo, e anche di un antagonismo antisistema, magmatico e potenzialmente pericoloso.

Tantopiù, ritengo, occorre che il PD presti un’attenzione particolare a quelle forze politiche che – è vero – non di rado appaiono indurre a toni e argomenti populisti; ma che tuttavia sono impegnate, nei fatti, a contenere quel tipo di spinte e convertirle in forza propulsiva di governo, come nei fatti avviene in centinaia di amministrazioni locali che governiamo insieme – a cominciare dalla nostra Regione, dalla Provincia e dal Comune di Bologna.

Un ragionamento in parte analogo può essere svolto anche in riferimento alle liste civiche particolarmente diffuse in alcuni territori della provincia. Non è difficile vedere in esse, spesso, toni accesi, attitudine polemica e anche atteggiamenti pregiudiziali contro il PD quando non, in generale, contro i partiti e la politica stessa. Tuttavia, in molti casi, possiamo altresì riconoscere al loro interno lo sforzo di produrre idee e proposte, un forte impegno rivolto alla partecipazione e al coinvolgimento dei cittadini e, a volte, anche l’assunzione (benché non semplice e contrastata) di posizioni più costruttive e responsabili.
Credo che il PD e le locali maggioranze di governo debbano assumersi il compito – non semplice – del dialogo con queste forze politiche, il tentativo di assumerle entro una logica di governo, di responsabilità, di confronto, che possa non fare a meno dei loro stimoli, non di rado di notevole interesse.

Per raggiungere questo obiettivo, va detto, occorre anzitutto a rinunciare, anche a livello locale, a comportamenti da “partito egemone”, che oggi non possono che derivare da una lettura anacronistica della realtà: per cercare piuttosto di costruire, nel segno dell’apertura, un più ampio “spirito civico”: come quello che Raffaele Donini, fin dall’ultima campagna elettorale per il Comune di Bologna, ha saputo evocare, e Virginio Merola ha messo in pratica.

Ma occorre anche essere assolutamente irreprensibili quanto a credibilità. Non è un momento facile. Sulla questione del finanziamento pubblico ai partiti dobbiamo essere consapevoli che provvedimenti che possono apparire molto, molto pesanti per le casse del partito (tantopiù in una situazione di bilancio non facile anche per la Federazione di Bologna) risultano appena sufficienti per l’opinione pubblica. E’ una lama di rasoio. Siamo sicuramente consapevoli che per fare i voti occorrono anche i soldi: è quello che avviene in tutte le democrazie occidentali, e in tutte le grandi forze democratiche, Obama in testa. Tuttavia, tra le voci del bilancio 2011 del PD di Bologna, quella che penso debba destare maggiore preoccupazione è quella del tesseramento, che ci parla di un 10% di iscritti in meno. Il rischio peggiore è che – di anno in anno, di 10% in 10% – finiamo per considerare dati simili come fisiologici o inevitabili. E’ invece un andamento che non possiamo in alcun modo accettare.

 Grazie.

(Ho ricostruito il testo sulla base dei miei appunti preparatori: può quindi non corrispondere esattamente a quello effettivamente pronunciato.)

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