Verso il Comune di Valsamoggia: qualche considerazione


Il processo della fusione dei Comuni entra nel vivo. Lo studio di fattibilità affidato (senza voti contrari) dai Comuni alla Spisa (Scuola di specializzazione in studi sull’amministrazione pubblica, dell’Università di Bologna) è stato presentato qualche settimana fa ai consiglieri comunali e in questi giorni, in una serie di affollati incontri pubblici, ai cittadini; per domani sera (venerdì 21) il PD ha organizzato un incontro in grande stile con la capogruppo al Senato, Anna Finocchiaro, il sindaco di Bologna Virginio Merola e il segretario provinciale Raffaele Donini (alle 20.30, nella palestra delle scuole medie).

Le mie iniziali perplessità non erano dovute a eccessi di campanilismo, ma al sospetto che, al di là delle intenzioni sbandierate e alla generosità di alcuni promotori dell’idea, mancasse in molti una reale volontà politica di andare avanti. Per questo pensavo che – almeno inizialmente – una fusione di soli due/tre comuni (Bazzano con Monteveglio e/o Crespellano?) fosse una prospettiva più limitata, ma più concreta. Mano a mano, invece, è emerso che  c’era la volontà di fare sul serio e di non rimandare il discorso alle calende greche.

Una ristrutturazione dell’assetto istituzionale dell’intera vallata, infatti, consente economie di scala assai maggiori: la Valsamoggia ha le dimensioni generalmente considerate ottimali (30.000 abitanti circa) per un’organizzazione efficiente dei servizi. Si tratterebbe di un’operazione d’importanza nazionale: finora, i pochissimi casi di fusioni di Comuni portate a termine hanno riguardato territori molto più piccoli. Ora parecchi altri Comuni, anche nella nostra Regione, ci stanno lavorando: da questo punto di vista, il nostro territorio sarebbe all’avanguardia.

Il pensiero di fare dei 5 Comuni della vallata un Comune unico pone interrogativi, e può far  sorgere legittime perplessità, sotto vari aspetti, che così riassumo: l’identità; la rappresentanza; l’organizzazione e l’efficienza.  

Per la stragrande maggioranza degli abitanti, la vita si svolge già nell’ambito della Valsamoggia: se pensiamo a dove lavoriamo, o studiamo, o portiamo a scuola i figli, a dove andiamo a divertirci o a fare una passeggiata, all’associazionismo, allo sport, siamo già tutti abituati a muoverci – direi quotidianamente – ben oltre l’ambito del proprio paese (anzi, diciamolo pure, anche oltre l’ambito della vallata stessa).  Si potrebbe perfino dire – non così paradossalmente – che la vita delle persone è già più avanti delle istituzioni, e che è ora che queste ultime vi si adeguino.
Tutto ciò non toglie che le persone “siano” e “si sentano” cittadini di Bazzano, di Crespellano, di Monteveglio… o magari di Montebudello, Zappolino, Calcara… la dimensione della comunità locale è ben presente – sia quando corrisponde a un’istituzione, come nel caso dei Comuni, sia quando non vi corrisponde, come nel caso delle frazioni -: e non si vede perché questa naturale dimensione identitaria debba essere messa in pericolo da un’organizzazione istituzionale diversa.

Fra l’altro, la fusione dei Comuni – per legge – non prevede la scomparsa dei Comuni attuali, ma la loro trasformazione in Municipi: da un lato essi dovranno diventare i centri erogatori dei servizi ai cittadini (è impensabile che un Comune policentrico costringa i cittadini a spostarsi anche di parecchi km per le esigenze più frequenti!); dall’altro avranno comunque alcune funzioni di rappresentanza delle istanze degli abitanti dei singoli paesi.
Partiamo dalla considerazione che la nascita di un solo Consiglio comunale, con un solo Sindaco e una sola Giunta è fondamentale, non tanto per i risparmi sui “costi della politica”, ma perché consentirà di creare veramente una direzione politica unica, che prenda decisioni di fronte ai cittadini di tutta la vallata (che è ciò che non può avvenire con l’attuale Unione dei Comuni: perché comunque ciascun sindaco rende conto anzitutto ai cittadini del suo territorio, che l’hanno eletto). Ciò, tuttavia, creerà un restringimento della rappresentanza dei cittadini:  si passerebbe dall’attuale media di un consigliere ogni 300 abitanti a uno ogni 2000 (c’è di mezzo anche la riforma prevista dal governo che restringe comunque i numeri dei Consigli Comunali: al prossimo mandato, Bazzano passerebbe comunque da 16 a 11 consiglieri, che è un’idiozia visto che un consigliere non costa quasi nulla). Niente che debba far gridare allo scandalo: il Comune unico sarà più piccolo di qualunque quartiere (l’unità minima di rappresentanza ) del Comune di Bologna. Starà alle forze politiche far sì che le liste proposte vedano sufficientemente rappresentato l’intero territorio. Tuttavia, è fortemente auspicabile che lo Statuto del futuro Comune debba prevedere delle forme di rappresentanza democratica per le singole comunità, che consentano la legittima e doverosa espressione e discussione delle istanze, esigenze, problematiche dei cittadini. Penso che non ci sia nessuna controindicazione a individuare assemblee elettive per ciascun territorio, dotate di funzioni consultive sulle materie di interesse comune e su quelle inerenti il territorio stesso; occorrerà strutturare che non appesantiscano, ma tuttavia arricchiscano, il processo decisionale dei nuovi organi comunali, svolgendo un’importante funzione di collegamento in entrambe le direzioni (“verso” i cittadini e “verso” il Comune). Non vedo neppure motivi per eliminare le consulte di frazione che ora esistono in alcuni dei comuni della vallata, e che potrebbero continuare a esistere. Il Comune unico potrebbe essere anche l’occasione per risolvere – ovviamente col consenso dei cittadini – alcune storiche incongruenze (penso alla collocazione di alcune frazioni attuali, per esempio Montebudello o la Ziribega); ma anche – paradossalmente! – per decentrare alcune funzioni (compatibilmente con le esigenze di bilancio) anche al di là dei limiti dei Comuni attuali (per esempio, molti ritengono che Calcara avrebbe le carte in regola per formare un Municipio a parte).
In generale, credo che i Municipi potranno continuare anche a svolgere una funzione sul piano simbolico: anche fisicamente, come vere e proprie “case dei cittadini” dei singoli paesi.

La domanda su come verrà organizzato in concreto il nuovo Comune quanto a uffici e settori è però in assoluto la più importante. E’ chiaro che l’unificazione funzionale di tutti gli uffici richiederà qualche tempo, e solo al termine del processo sarà possibile vederla nel dettaglio. Penso tuttavia che vadano risolti preliminarmente nodi fondamentali quali:
la sede del centro di vallata;
la collocazione e le funzioni dei municipi e di altri eventuali organismi decentrati, l’utilizzo delle attuali sedi comunali, eccetera;
dovranno anche essere date previsioni attendibili sui tempi e le modalità di sviluppo del processo e sul suo impatto (positivo, come si spera!) dal punto di vista del funzionamento della macchina organizzativa (vedi sopra le considerazioni sul personale) e del risparmio (economie di scala, entrate dovute agli incentivi statali e regionali, ecc.)

Se le amministrazioni comunali si prenderanno cura – come solennemente affermato – di costruire nei prossimi mesi una proposta il più possibile condivisa, mediante l’ascolto e la collaborazione dei cittadini, delle forze sociali e anche delle forze politiche di opposizione, penso che lo snodo decisivo sarà affrontato positivamente.
La fusione dei Comuni – molto più che le forme associative finora realizzate – significa una riforma d’importanza storica per le istituzioni della Valle del Samoggia, paragonabile solo a quella realizzata da Napoleone. Di fronte a un cambiamento di questa portata, sarebbero profondamente inadeguato sia – da parte delle amministrazioni in carica – pensare di realizzarla a colpi di maggioranza, sia – da parte delle opposizioni – resistere in modo aprioristico e pretestuoso.  Penso che i cittadini sapranno premiare un atteggiamento aperto e responsabile di fronte a questa sfida.

A tutti noi l’onere di informarci, di discutere, di proporre, di partecipare: dalm momento che tutti saremo chiamati a esprimerci mediante un referendum. Il consiglio è anzitutto di cominciare a partecipare agli incontri pubblici che verranno proposti. E possibilmente di leggere lo studio di fattibilità della Spisa, che potete scaricare e leggere anche da qui (tra i vari files, quello della presentazione fatta il 16 luglio è chiaro e sintetico; suggerisco di approfondire leggendo con calma almeno alcuni degli altri documenti).

3 risposte a Verso il Comune di Valsamoggia: qualche considerazione

  1. […] della Valsamoggia (…) siamo già abituati a muoverci bel oltre l’ambito del nostro paese” (vedi). Può darsi che una parte delle opposizioni, non si sa quanto per convinzione, quanto per fini […]

  2. Andrea Paltrinieri scrive:

    Ciao Luca, la prospettiva del comune unico è indubbiamente molto interessante ed io guardo con interesse, anche se solo da osservatore, alla vostra discussione. Spero che la riflessione sulla fusione dei 5 comuni possa essere aperta al contributo di una compagine politica più ampia rispetto a quella oggi al governo. E spero che la discussione rimanga nel merito, ovvero nell’evidenziazione dei pro e dei contro, senza posizioni strumentali. Mi riprometto di leggermi con attenzione lo studio di fattibilità ed anche di partecipare a qualche vostro incontro di presentazione. Intanto ho sviluppato qui qualche prima consioderazione:
    http://amarevignola.wordpress.com/2011/10/22/fusione-dei-comuni-in-val-samoggia-la-discussione-e-aperta/
    Buon lavoro!

  3. […] della Valsamoggia (…) siamo già abituati a muoverci bel oltre l’ambito del nostro paese” (vedi). Può darsi che una parte delle opposizioni, non si sa quanto per convinzione, quanto per fini […]

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