Come rappresentare l’onda del rinnovamento


 

Per chi fosse interessato, questo è il mio intervento di ieri alla Direzione Provinciale del PD.

Aggiornamento: Ecco qui la registrazione della seduta della Direzione, che è stata trasmessa in streaming in diretta (comunicazione e trasparenza!). Per i più fieri dei fan (cit.), il mio intervento inizia a 1.57.30 circa.

«Questo pomeriggio l’onda del rinnovamento, della necessità di una discontinuità, è arrivata a far risuonare il portone di bronzo. Peccato, certo, che quest’ondata gioiosa che avevamo sentito ruggire in primavera stia assumendo sempre di più, nel nostro Paese, il colore cupo e nero dell’angoscia e della preoccupazione quando non della disperazione.
Per il PD la sfida è non come “cavalcare” quest’onda, ma come rappresentarla, tenendosi lontano dai marosi infidi dell’antipolitica ma anche dalla certezza che prima o poi, in un modo o nell’altro, il consenso degli italiani finisca per cadere, siccome pera matura, nelle sue mani. Il problema è come dare voce alle aspirazioni – anzitutto – del popolo del centrosinistra e, partendo da qui, parlare a un insieme sempre più vasto di italiani, delusi, preoccupati, confusi e indignati per la crisi economica, politica, culturale del Paese, proponendo un’alternativa – economica, politica, culturale – credibile attorno alla quale chiamare non a un’alleanza partitica, bensì – io credo – a un patto sociale con le forze vive della società italiana.
Per questo devo ringraziare il segretario Donini, per aver fatto sentire con forza il sostegno del PD di Bologna (nel rispetto della libertà di ciascuno) alla campagna per il referendum elettorale, così che a Bologna il PD sia stato avvertito come protagonista a pieno titolo di una battaglia – che all’inizio si temeva disperata, e così non è stato – che un insieme trasversale di cittadini ritiene di grande importanza per una riscossa civile istituzionale dell’Italia.
Ma devo ringraziare anche l’amministrazione comunale di Bologna, che è riuscita ad approfittare della “luna di miele” successiva alle elezioni per conquistare la fiducia di molti cittadini desiderosi di rinnovamento e per chiamare l’intera cittadinanza a uno sforzo congiunto: compito difficile, dal momento che rinnovare, a Bologna, significa anche discontinuità e autocritica rispetto a esperienze precedenti nostre: un’arte che tradizionalmente non siamo molto buoni a gestire. Molte premesse sono positive: certo, le sfide maggiori, in tempi difficilissimi come anche la seduta straordinaria di oggi del Consiglio Comunale ci ha mostrato, sono tutte davanti a noi; e per quelle sfide ritengo sia fondamentale affrontare e risolvere i nodi che ha posto poc’anzi Beatrice Draghetti.
Vengo al tema dell’innovazione organizzativa. È evidente che, se davvero crediamo in quest’apertura a 360° al corpo della società, dobbiamo dotarci di mezzi atti a favorirla e a far sì che il nostro partito possa sortirne frutti benefici offrendosi come luogo e strumento di partecipazione. Le primarie sono sicuramente un mezzo importantissimo a questo fine. Per questo, quando sento parlare di “forme di consultazione intermedia” – non dico che metto mano alla pistola, perché sono pacifista: però lancio, questo sì, un forte appello perché quelle “forme” siano aperte, adatte a parlare oltre i confini dei nostri circoli, a quella vasta platea di persone alla ricerca quasi disperata di un luogo credibile dove impegnarsi. Se non sarà così, quelle consultazioni potranno istruire e risolvere qualche nostro conflitto interno, ma non saranno affatto utili a dare linfa al nostro partito.
Dico ciò dal mio punto visuale – sicuramente parziale –, cioè dalla provincia. In cui mi sembra che viviamo in modo più sensibile che in città – benché a macchia di leopardo – situazioni di diffusa debolezza del partito, stanchezza, difficoltà di ricambio generazionale e anche di mandare avanti la vita normale e l’organizzazione del partito. Ciò è preoccupante, perché se alle scelte drammatiche che i Comuni devono fare in questa fase (tanto più drammatiche, lo sappiamo, quanto più piccoli sono i Comuni) si somma una certa difficoltà del partito sia nel trasmettere ai cittadini le motivazioni di queste scelte, sia nel fare presenti alle amministrazioni le necessità e le rivendicazioni dei cittadini, tantopiù in presenza di movimenti civici che, a livello locale, è del tutto prematuro ritenere acquisiti a un’alleanza di centrosinistra, allora da questo incrocio possono veramente sortire esiti funesti, che è dovere di ciascuno di noi cercare di evitare».

(Ho riscritto l’intervento riscritto a partire dai miei appunti preparatori: può non coincidere precisamente, quindi, col testo pronunciato.)

3 risposte a Come rappresentare l’onda del rinnovamento

  1. Sauro scrive:

    Luca, é la mela che cade perché c’é il cestino, non confondere le pere (mature) con le mele…..

  2. Xandré scrive:

    Caro Luca,
    spero di incontrarti presto per capire le dinamiche del PD provinciale e l’onda del rinnovamento.
    Mi sento, citando le tue parole scritte, “deluso, preoccupato, confuso e indignato per la crisi economica, politica, culturale del Paese” e aggiungo impotente e vedo “il colore cupo e nero dell’angoscia e della preoccupazione quando non della disperazione.” Per il sito di wikipedia che lancia un forte comunicato che rischia di paralizzare l’informazione in Italia: vedi il Disegno di legge – Norme in materia di intercettazioni telefoniche. Il sindaco Domenico Finiguerra (http://domenicofiniguerra.it/) e i dieci comuni virtuosi bastano a costruire un’altra Italia ? Che inizia da un nuovo modo di pensare; che non guarda alla finanza e alla proprie tasche ma al bene di chi ci è accanto e chiede solo il necessario per vivere? Non partecipo più alla vita politica perché non ascolta e non si ragiona assieme nelle assemblee. Non c’è massima concertazione con i cittadini sul vero bene comune. Siamo presi da individualismi forti (mi auto accuso) e i politici parlano alla “pancia” degli italiani e non costruiscono il futuro per le nuove generazioni. L’Italia è un paese per vecchi ? Fino a quando si può resistere “imbavagliati” da un “tiranno” ? E’ vero che “ha le orge contate”? (R.Benigni)

    Luca perché non insegni a chi scrive come si usano gli accenti ? Gli emiliani parlano con le vocali aperte e poi le scrivono accentate chiuse … sono confuso anche da questo … (bazzecole ?)

    (se scrivo è merito di telecomitalia che dopo nove mesi ha raggiunto la mia abitazione: viva l’italia)

  3. Xandré scrive:

    Ho riletto e … bella la fine del discorso: condivido totalmente l’ultimo paragrafo e anch’io ho il “maldipancia”.

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