Il Portopellicano e l’Osteria dei Tigli – una sottolineatura


Stasera, proprio mente scrivo, inizia a Bazzano la tradizionale manifestazione dell’Osteria dei Tigli e del Portopellicano.

Una manifestazione piuttosto costante nel suo successo, dotata di una storia e uno “scopo sociale” ben preciso nonché, indubbiamente, di una propria caratterizzazione che pur non cela la matrice della forma così tipicamente emiliana della festa.

Qui però mi piace soffermarmi un istante su un aspetto particolare che la contraddistingue, per via dell’essere collocata al termine del periodo delle ferie estive. Penso che si possa dire, in qualche modo, che il Portopellicano (che poi, non va dimenticato, “sfuma” nell’Autunno Bazzanese, con una soluzione di continuità che un tempo era anche “ideologica”, ora è assolutamente più attenuata anche se l’Autunno Bazzanese è comunque qualcosa di diverso) diventa una sorta di “rito di passaggio”: il passaggio tra l’estate e la ripresa – col rientro al lavoro, a scuola, e comunque nel luogo di residenza – delle attività del nuovo anno.  Una vera e propria funzione sociale, del tutto rilevante, e che coinvolge un insieme di persone che sconfina di molto dagli ambienti parrocchiali e finisce per interessare in qualche modo l’intera comunità di Bazzano.

Direi che questa “funzione sociale” presenta due aspetti distinti e complementari. Da un lato viene offerta a tutti una ripetuta occasione per rivedersi e riprendere i contatti dopo l’allontanamento dovuto alle ferie estive: e vista la frequenza con cui molti ritornano serata dopo serata, è quasi inevitabile che “tutti” rivedano “tutti” e completino praticamente il “giro dei saluti”, favorito dall’atmosfera conviviale e rilassata (dovuta anche al fatto che non esistano spettacoli o centri d’interesse particolari: ogni serata è uguale alle altre e, quando non si cena, inevitabilmente si finisce per fare la “vasca” attorno agli stand). Dall’altro, questa possibilità di uscire tutte le sere senza neppure bisogno di un’occasione o un pretesto – possibilità colta in modo del tutto speciale dai ragazzini, ma anche dai ragazzi meno giovani – finisce anche per stabilire un “tempo intermedio” rispetto sia alle ferie vere e proprie, sia alla stagione del lavoro e della scuola in cui le occasioni di ritrovo sono meno frequenti e concentrate nel fine settimana.

E’ un tempo in cui si esprime la gioia del ritrovarsi, ci si aggiorna e – per così dire – ci si sincronizza: tempo del racconto e del pettegolezzo, dei complimenti per l’abbronzatura ma anche della ripresa dei contatti finalizzata alle attività dell’anno che ricomincia.

Un “rito sociale” che non si presenta allo stesso modo in altri paesi, dove le sagre – religiose o civili che siano, feste dell’Unità comprese,  – seguono una diversa cronologia (e proprio la festa provinciale dell’Unità a Bologna, che si svolge in questo stesso periodo, presenta invece, mutatis mutandis, alcuni caratteri comuni). Mi sembra che per Bazzano, invece, questa collocazione cronologica al “ricominciamento” dell’anno lavorativo e scolastico esalti per il Portopellicano la funzione – propria naturalmente di ogni festa, sagra, manifestazione – di  mantenere saldi i legami della comunità civile.

E che sia già di per sé un motivo sufficiente – anche al di là delle finalità più concrete della manifestazione – per augurare lunga vita al Portopellicano e all’Osteria dei Tigli, e all’idea di comunità conviviale, solidale e coesa che contribuiscono a costruire.

3 risposte a Il Portopellicano e l’Osteria dei Tigli – una sottolineatura

  1. rita r scrive:

    sigh.. grazie gras per questo post. ancora non mi capacito di aver completamente saltato l’osteria per colpa di una stomatite che ha stroncato me e le mie papille gustative. sento che manca qualcosa al mio “inizio”🙂

  2. lucagrasselli scrive:

    Povera! Stai bene adesso?

  3. rita r scrive:

    le mie papille hanno ripreso a funzionare a pieno ritmo!🙂 sì, sto bene, grazie!

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