Se la politica non si… arresta


Non mi sento di parlare dell’autorizzazione all’arresto del deputato Papa e del senatore Tedesco (concessa la prima, negata la seconda) senza due premesse. La prima: stiamo parlando di persone che vanno in galera e, anche in un Paese ormai abituato al tifo televisivo nei processi di cronaca nera, bisognerebbe mantenere un po’ di rispetto verso le umane miserie. Le orge di esultanza per un deputato arrestato ci rendono un po’ più simili a quell’Italia peggiore che tanto deprechiamo.
Altra premessa: se queste persone siano colpevoli o innocenti non abbiamo idea. L’accerteranno – sulla base di prove che non ci è dato di esaminare, perché non è il nostro mestiere – i magistrati, con tutta la fallibilità dell’umana giustizia. Potrebbe benissimo darsi che si tratti di persone innocenti – il che non significa affatto perseguitate -, e anche questo ci dovrebbe imporre un po’ di prudenza in più. Pensare che siano per forza colpevoli è il peggiore insulto che possiamo fare non tanto alla politica, ma proprio alla giustizia.

Ma sappiamo certamente una cosa. Se non fossero parlamentari, Papa e Tedesco sarebbero già in galera da un pezzo. E non dico se fossero poveri diavoli: anche se fossero, che so, consiglieri regionali, che godono di una condizione alquanto privilegiata quanto a stipendi e benefit ma non di quest’istituto di garanzia probabilmente pensato con le migliori intenzioni, certo trasformatosi in uno tra i peggiori privilegi corporativi tra i tanti che conta la nostra Repubblica.  La carcerazione preventiva, e le  regole e la prassi cui è sottoposta nel nostro Paese, può piacere o meno: resta il fatto che, se i due non fossero parlamentari, le manette sarebbero già scattate inesorabilmente.

Faccenda tanto più indigeribile quanto più i reati di cui sono accusati non sono solo contemporanei, ma strettamente connessi, diciamo così, all’esercizio delle proprie funzioni politiche (Papa e Tedesco non sono accusati di aver picchiato la moglie, né di aver sfasciato un vetro in una rissa da ragazzi). Cioè quel tipo di sospetti da cui chi riveste una carica pubblica dovrebbe stare il più lontano possibile: tenendosi, per decoro e opportunità, un passo indietro rispetto a quello che gli consente la legge, anzi, e non certo sfruttando la legge per stare un passo avanti a quello che sarebbe consentito ai comuni cittadini.
Certo, non siamo così stupidi da pensare che ci si debba dimettere per un’accusa a caso lanciata dal primo che passa e per un avviso di garanzia emanato come atto dovuto dalla magistratura. Ma un ordine di arresto rappresenta una misura decisamente più pesante. E il fatto che un deputato che, se non fosse tale, starebbe in carcere, sia ancora nell’esercizio delle proprie funzioni è cosa talmente imbarazzante che dovrebbe essere insostenibile per tutti.

Il voto a favore dell’autorizzazione all’arresto di Papa riflette questa crescente indignazione dell’opinione pubblica che, pur se spesso irrazionale, generica e irriflessa, ha dalla sua parte numerosi argomenti logici, razionali ed etici. Certo è impressionante vedere come la distorsione della realtà abbia calato, in questi anni, un velo impressionante sul comportamento pubblico e privato di Silvio Berlusconi e della sua maggioranza di governo. Ma se anche la Lega ha votato, in gran parte, per l’autorizzazione significa che probabilmente, ormai, la stessa opinione di centrodestra non può più reggere fette così pesanti di prosciutto davanti agli occhi.

E quella di centrosinistra? A Bologna, Flavio Delbono si dimise da sindaco dopo essere stato accusato di reati decisamente minori rispetto a quelli contestati al senatore Tedesco (concussione, tentativi di concussione, corruzione, turbativa d’asta, abuso d’ufficio e falso). Ben prima del rinvio a giudizio e, beninteso, senz’alcun genere di richiesta d’arresto. E il PD ebbe la forza e l’autorevolezza di esigere quelle dimissioni. E ci sono altri casi simili.

Ieri il PD, e lo stesso Tedesco, si sono espressi con chiarezza a favore dell’autorizzazione al suo arresto. Così pure, oltre a IDV e UDC, la Lega. Ma quei voti non sono arrivati tutti, e il voto segreto (chiesto dalla destra) impedisce di escludere che anche senatori PD abbiano votato in modo difforme alle indicazioni nette del partito. Un senatore, anzi, l’ha rivendicato esplicitamente e ha detto che un certo numero di colleghi (non sappiamo se determinante) ha fatto la stessa scelta.

Così non va.

Beninteso, il voto su Papa, in cui i deputati PD sono stati compatti, mostra che non c’è stato nessun patto scellerato con la destra, nessun “voto di scambio”, come il PdL ha probabilmente tentato di fare e poi cercato di far credere. Ma questo non basta.

Rosy Bindi – presidente del PD – e altri esponenti, come Debora Serracchiani, hanno chiesto le dimissioni di Tedesco, che però non intende darle (e nessuno, ahimé, può formalmente obbligarlo).
Ora una parola chiara di Bersani è necessaria. Bersani si associ alla richiesta della presidente e chieda con tutta la forza possibile che Tedesco si dimetta e si sottoponga alle spiacevoli misure richieste dai giudici. E vengano quantomeno sanzionati i senatori che hanno ammesso di aver votato contrariamente alle indicazioni. O sarà sempre più difficile convincere l’opinione pubblica – compresi milioni di militanti, iscritti e simpatizzanti del PD – che rispetto alle schifezze del centrodestra il nostro partito è un’altra cosa. Tipo un partito serio, tra l’altro.

Aggiungo il link di una buona analisi del voto parlamentare per le due autorizzazioni all’arresto, su Termometro Politico: http://www.termometropolitico.it/arresto-papa-tedesco-numeri-voto-parlamento/

3 risposte a Se la politica non si… arresta

  1. Riccardo scrive:

    Sono assolutamente d’accordo.

    P.S. Debora Serracchiani senza l’acca.

  2. […] la politica non si… arresta https://pentagras.wordpress.com/2011/07/22/se-la-politica-non-si-arresta/ ["Bersani si associ alla richiesta della presidente e chieda con tutta la forza possibile che […]

  3. P. scrive:

    Su Tedesco c’è stata una manfrina ignobile e ipocrita da parte del PD, dal momento che:
    1. Si è cercato di protrarre il più possibile, per mesi, il momento del voto parlamentare sul suo arresto fino a farlo coincidere con quello per Papa.
    2. Tedesco ha chiesto ipocritamente un voto per il suo arresto, sapendo benissimo come sarebbe andata a finire e, naturalmente, non rimettendo il suo mandato dopo aver preso atto che il voto parlamentare non era stato conforme ai suoi “auspici”.
    3. Dulcis in fundo, il PD ha cercato di scaricare la responsabilità dell’esito del voto sulla Lega che, duole dirlo, in questa vicenda è stata coerente (non dico responsabile, perchè l’ha fatto semplicemente per non perdere ulteriori consensi dopo la batosta amministrativa).
    Bersani non farà proprio nulla, a parte qualche dichiarazione di facciata ben poco credibile, per il semplice motivo che chi più si è adoperato per salvare Tedesco è proprio quello zoccolo duro di dalemiani che più lo sostiene e spinge per una sua candidatura a premier (?). La Bindi predica nel deserto, in meravigliosa e penosa solitudine.
    Questi sono i motivi che spingono tanta gente a dire che sono tutti uguali, che spingono molti simpatizzanti del PD a buttarsi tra le braccia dello sfasciacarrozze Renzi. Questi sono i motivi per cui il PD non è ancora pronto per vincere.

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