Il più grande spettacolo del mondo


Hanno preso dal cassetto la tessera elettorale – alcuni l’hanno preparata dal giorno prima, altri hanno scartabellato l’intera scrivania per ritrovarla -, ci mettono in mezzo la carta d’identità, che nessuno gliel’ha mai chiesta però non si sa mai, e si mettono in strada – a piedi, in macchina, in bicicletta – verso la scuola. Alcuni arrivano di prima mattina, probabilmente senza neanche aver fatto colazione, qualcuno scende dall’auto già carica per la gita al mare, anche se oggi piove di brutto. C’è chi arriverà dopo la messa, chi prima dell’aperitivo domenicale o dopo il sonnellino post-prandiale, a ridosso della partita vista allo stadio o in tivù, prima di cena o, ancora, alle ventidue meno un minuto, “che domani sono via” (ma anche domani qualcuno arriverà alle quindici precise, con il sorrisino dell’eccentrico).

Ci sono anziani in giacca e cravatta, e capisci che si sono messi eleganti apposta, ma anche coppie di quarantenni nella tuta del jogging mattutino, ragazzi con magliette improbabili e ragazze ingioiellate di paccottiglia come una madonna in processione. Coppie che si alternano dentro il seggio per tenere i bambini, in braccio o per mano, fidanzati che si separano con un bacio, diretti ciascuno alla propria sezione , nell’attesa della sospirata convivenza. C’è quello che sorregge fin sulla soglia della cabina il padre zoppicante, l’altro che accompagna dentro la moglie non vedente. L’appena diciottenne declina le proprie generalità, serioso come a un esame, l’ottantenne esita tra le cabine timoroso di non indovinare quella indicata.

Alcuni tengono nella borsetta un pieghevole o una fascetta per essere sicuri di far bene, altri posano il cellulare sul bancone senza che nessuno glielo chieda, con mossa felpata, neanche fosse un’arma impropria. Altri s’intrattengono a lungo davanti ai tabelloni elettorali pieni di simboli e di nomi, giureresti che se li stanno leggendo dal primo all’ultimo. Tutti salutano, chi di fretta, chi invece fa il giro dei seggi per esser certo di non dimenticare nessun conoscente, certi fanno capannello sotto l’occhio del milite di guardia, o del bidello che sembra invidiargli l’uniforme e se ne sta ancora più impettito e marziale. I rappresentanti di lista girovagano per i corridoi o fraternizzano con gli scrutatori; qualcuno chiede lumi al presidente di seggio su improbabili casistiche, offre un caffè alla segretaria carina o contratta con un collega i turni di cena.

E paradossalmente, nel cuore del confronto dei partiti, i giorni e i luoghi del voto appaiono un’oasi di tranquillità ovattata, gravida d’aspettative ma serena come l’aria appena tesa dal vento. L’impressione non è quella di una noiosa routine burocratica: l’aria è pervasa piuttosto di una sottile mistica laica, pensosa, non priva d’un soffio di ludica levità. I simboli che abbiamo visto urlare dai manifesti, dalle alluvioni di volantini, dagli schermi delle tv e dei computer, ora – confinati alle sole pareti e al petto dei rappresentanti di lista – sembrano inoffensivi e muti come guardie d’onore allineate al cospetto di un rito. Ritorneranno a scontrarsi molto presto, con cozzare di lame e ringhiare di denti, appena le urne si riapriranno per lo spoglio. Ora le parti chinano con rispetto i segni del loro potere, che possiedono in quota sì determinante e pesante ma che proprio qui, proprio ora, si svela irrimediabilmente parziale e precaria. Trattengono trepidi il respiro, perché giunge ed esprime il suo giudizio chi – benché non di rado troppo inconsapevole – quel potere detiene nella sua interezza. E’ l’ora del voto. E’ l’ora del popolo sovrano.

5 risposte a Il più grande spettacolo del mondo

  1. Micol scrive:

    Bellissimo! che bel dipinto, mi piace da matti e mi ci riconosco. che peccato non essere lì oggi, impegni familiari mi hanno impedito di dare la disponibilità come rappresentante di lista e indovina un po’? mi manca!

  2. lucagrasselli scrive:

    Ma grazie mille!
    Anch’io non sono ai seggi, ma ho messo insieme le impressioni delle tante volte che ci sono stato…

  3. doriano scrive:

    Bravissimo Luca,sei riuscito a descrivere in modo poetico il mondo dei seggi.

  4. lucagrasselli scrive:

    Grazie, troppo gentile! L’ho sempre vissuto come un microcosmo fatto – paradossalmente – di civiltà e cortesia, come l’occhio del ciclone, fermo e calmo, anche se è proprio lì il centro della tempesta.

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