Vittoria

30 maggio 2011

 

Era tempo, era vento.
In bocca al lupo a tutti i nuovi sindaci, ne hanno bisogno.

E adesso tocca all’Italia.

Il 12 e il 13 giugno andiamo ai referendum.

Poi, elezioni. Subito.

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Bologna, il giorno dopo

17 maggio 2011

A volte vale la pena di restare alzati fino a tardi, anche se stamattina è dura.

E’ andata meglio di quanto si poteva sperare, molto meglio del previsto, anche se la grande gioia per queste elezioni è temperata dal dispiacere per alcuni amici che non sono riusciti a entrare in Consiglio Comunale a Bologna. Altri, invece, ci sono riusciti: bravi e complimenti a tutti! (L’altra delusione è la mancata espugnazione di Santo Stefano; sulla composizione dei consigli di quartiere attendo ancora notizie).

Mi sembra corretto dare conto anche delle previsioni che ho sbagliato: anche se francamente non avevo dubbi sulla vittoria finale di Merola, ero certo che si sarebbe andati al ballottaggio: invece risparmieremo tempo, denaro e tensione… E’ maiuscolo che si sia riusciti a migliorare rispetto a Delbono, dopo Delbono. Il PD (38,28%) perde poco più di un punto e mezzo rispetto al 2009 (due punti e mezzo dalle regionali del 2010): una ben piccola sanzione per l’accaduto, un risultato tutto sommato roseo, pensavo – credetemi – che saremmo rimasti uno o due punti più sotto. Trionfa Amelia – e questo l’avevo previsto!  – con un 10,24% della sua lista e un risultato personale di 3941 preferenze, seconda solo, nel centrosinistra, alle tredicimila [tredicimila!] di Cevenini): un patrimonio di voti decisivo e che – mi azzardo a pensare – oltre a ricompattare tutt’un’ala di sinistra “critica”, può aver attinto anche nel campo avverso. Cala parecchio, prevedibilmente, l’IdV (aveva il 4,5% nel 2009, ma il 7,8% nel 2010!); risultati piccoli ma non irrilevanti per la Federazione della sinistra (1,46%) e i socialisti (0,59%).
Nel complesso, le liste di centrosinistra arrivano al 54,27%, quasi 4 punti sopra la percentuale di Merola (ma in termini assoluti, Merola ottiene 106070 voti contro i 102560 delle liste).

La Lega arriva a uno strepitoso 10,72% dopo il 3,14% del 2009 e l’8,58% dl 2010, ma resta lontana dal “sorpasso a destra”: il PdL ottiene il 16,60% calando a picco rispetto al 25,3% dell’anno scorso; cresce invece rispetto al 2009, quando aveva avuto il 15,45%: ma al risultato della coalizione, in quell’occasione, va aggiunto anche il 9,88% della lista Cazzola. Nel complesso il centrodestra – che avevo previsto stabile – è in calo – sia per percentuali sia per voti assoluti, di lista e di candidato – rispetto alle precedenti comunali, un calo che però non avvantaggia i civici, che si fermano rispettivamente appena sopra al 5%, Aldrovandi, al 3% Corticelli ( le rispettive liste, appena meno). Sommati – e questa è un’indicazione da tenere in considerazione – restano ben sotto il 9,65% dei grillini di Bugani, gli altri grandi vincitori di queste elezioni che, dal 3,27% del 2009, raggiungono il 9,50% e migliorano anche (contrariamente a quanto mi aspettavo) il 9,29% dell’anno scorso. E sul Movimento 5 Stelle ci sarà molto da riflettere.
Sul resto c’è poco da dire: uno 0,76% al candidato del PCL, che mostra la sussistenza di una sinistra “irriducibile” al centrosinistra (o rispetto a Merola?), uno 0,3% ciascuno alle due formazioni di estrema destra, meno dello 0,2% (nonostante [?] la Cracchi) per la lista Carcano.

Che dire? Anzitutto complimenti doverosi a Virginio Merola, che – nonostante una campagna elettorale che aveva suscitato, anche in me, parecchie perplessità – è riuscito a fare meglio di Delbono, dopo Delbono. Una bella soddisfazione per colui che era stato il “vero” sconfitto delle primarie del 2008. Anche in questo senso, l’affaire Delbono è chiuso. Speriamo che abbia insegnato qualcosa.
Complimenti ad Amelia Frascaroli, ma anche a Maurizio Cevenini, che hanno dato – credo – un contributo cruciale a questa vittoria.
E complimenti a Raffaele Donini, che – anche grazie alla scommessa vincente delle primarie – ha anzitutto saputo tenere compatto il centrosinistra, frenando non solo le tentazioni centriste nel PD ma anche quelle antagoniste al suo esterno. Se al posto di un’Amelia ci fosse stato un Pasquino, le cose avrebbero potuto andare diversamente: e non solo per quello 0,5% che ci ha fatto evitare il ballottaggio. Giustamente il neo-sindaco Merola ha sottolineato subito “la grande richiesta di rinnovamento” portata da queste elezioni. E anche se parecchi dei consiglieri eletti sembrano esprimere continuità e (non solo per il PD, ma anche per gli eletti SeL della lista di Amelia) il residuo peso dell’apparato partitico, speriamo che la nuova amministrazione sappia dare voce – nelle “facce” e nei “fatti” – a questa necessità di cambiamento. Che va perseguita – come del resto Donini continua a ripetere – anche nel partito.

Perché, per prendere in parola la sua campagna, se Merola “è andato bene”, allora vuol dire che “non tutto andava bene”. No?


Il più grande spettacolo del mondo

15 maggio 2011

Hanno preso dal cassetto la tessera elettorale – alcuni l’hanno preparata dal giorno prima, altri hanno scartabellato l’intera scrivania per ritrovarla -, ci mettono in mezzo la carta d’identità, che nessuno gliel’ha mai chiesta però non si sa mai, e si mettono in strada – a piedi, in macchina, in bicicletta – verso la scuola. Alcuni arrivano di prima mattina, probabilmente senza neanche aver fatto colazione, qualcuno scende dall’auto già carica per la gita al mare, anche se oggi piove di brutto. C’è chi arriverà dopo la messa, chi prima dell’aperitivo domenicale o dopo il sonnellino post-prandiale, a ridosso della partita vista allo stadio o in tivù, prima di cena o, ancora, alle ventidue meno un minuto, “che domani sono via” (ma anche domani qualcuno arriverà alle quindici precise, con il sorrisino dell’eccentrico).

Ci sono anziani in giacca e cravatta, e capisci che si sono messi eleganti apposta, ma anche coppie di quarantenni nella tuta del jogging mattutino, ragazzi con magliette improbabili e ragazze ingioiellate di paccottiglia come una madonna in processione. Coppie che si alternano dentro il seggio per tenere i bambini, in braccio o per mano, fidanzati che si separano con un bacio, diretti ciascuno alla propria sezione , nell’attesa della sospirata convivenza. C’è quello che sorregge fin sulla soglia della cabina il padre zoppicante, l’altro che accompagna dentro la moglie non vedente. L’appena diciottenne declina le proprie generalità, serioso come a un esame, l’ottantenne esita tra le cabine timoroso di non indovinare quella indicata.

Alcuni tengono nella borsetta un pieghevole o una fascetta per essere sicuri di far bene, altri posano il cellulare sul bancone senza che nessuno glielo chieda, con mossa felpata, neanche fosse un’arma impropria. Altri s’intrattengono a lungo davanti ai tabelloni elettorali pieni di simboli e di nomi, giureresti che se li stanno leggendo dal primo all’ultimo. Tutti salutano, chi di fretta, chi invece fa il giro dei seggi per esser certo di non dimenticare nessun conoscente, certi fanno capannello sotto l’occhio del milite di guardia, o del bidello che sembra invidiargli l’uniforme e se ne sta ancora più impettito e marziale. I rappresentanti di lista girovagano per i corridoi o fraternizzano con gli scrutatori; qualcuno chiede lumi al presidente di seggio su improbabili casistiche, offre un caffè alla segretaria carina o contratta con un collega i turni di cena.

E paradossalmente, nel cuore del confronto dei partiti, i giorni e i luoghi del voto appaiono un’oasi di tranquillità ovattata, gravida d’aspettative ma serena come l’aria appena tesa dal vento. L’impressione non è quella di una noiosa routine burocratica: l’aria è pervasa piuttosto di una sottile mistica laica, pensosa, non priva d’un soffio di ludica levità. I simboli che abbiamo visto urlare dai manifesti, dalle alluvioni di volantini, dagli schermi delle tv e dei computer, ora – confinati alle sole pareti e al petto dei rappresentanti di lista – sembrano inoffensivi e muti come guardie d’onore allineate al cospetto di un rito. Ritorneranno a scontrarsi molto presto, con cozzare di lame e ringhiare di denti, appena le urne si riapriranno per lo spoglio. Ora le parti chinano con rispetto i segni del loro potere, che possiedono in quota sì determinante e pesante ma che proprio qui, proprio ora, si svela irrimediabilmente parziale e precaria. Trattengono trepidi il respiro, perché giunge ed esprime il suo giudizio chi – benché non di rado troppo inconsapevole – quel potere detiene nella sua interezza. E’ l’ora del voto. E’ l’ora del popolo sovrano.


Abusivismo manifesto

6 maggio 2011

Le prime affissioni elettorali abusive che ho visto a Bologna furono dei manifesti di Cazzola nella campagna del 2009. Lo considerai un triste segno di imbarbarimento della vita politica bolognese, in effetti non fu l’unico.
Niente di paragonabile a quel che si vede tipo a Roma, beninteso, dove ti attaccano i manifesti anche sulla nonna, però insomma, non una bella impressione.

Quest’anno le cose vanno peggio assai. Per dire, dalle parti di porta San Mamolo ci sono intere file di manifesti attaccati non solo negli spazi vuoti dei tabelloni o sul retro, ma proprio sopra i manifesti concorrenti affissi nel loro legittimo spazio. Che poi casomai, proprio dovessi perdonarlo, lo perdonerei a un partitino che ha solo quel modo lì per farsi vedere. E infatti il nome che campeggia sulla maggior parte di quei manifesti – solo o accompagnato ad alti papaveri azzurri – è tal Lisei, giovane rampante del PdL (che è giovane e rampante mi è confermato dal volantino che m’è arrivato ieri, sempre azzurrissimo).

Come dire, per le persone oneste, che amano il rispetto delle regole, è già un’utile indicazione di voto.


Dove sono finiti gli immigrati di Lampedusa?

4 maggio 2011

Così per sapere. Non sono più a Lampedusa. Sicuramente non sono andati tutti in Francia. Il governo della Lega ha lasciato che si disseminassero in giro per l’Italia, Padania compresa, col loro permesso di soggiorno provvisorio, destinati, alla sua scadenza, a ingrossare le fila dei clandestini, degli invisibili cui la legge – la loro legge – non consentirà mai di diventare regolari?


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