Come lo si dipinge

30 marzo 2011

Neanche Anthony Hopkins può salvare un film brutto: l’avevamo imparato con Wolfman, che con tutta la più buona volontà rimane una cosa difficilmente guardabile (tanto che Benicio Del Toro, da allora, si è messo a fare pubblicità di gelati).
Ma se la “base” c’è e la sceneggiatura regge, Hopkins può fare veramente la differenza. Questa è la lezione de Il Rito, in cui il vecchio Anthony – pur apparendo in ritardo – giganteggia sornione.

Onesto film “di esorcismo“, che a scrollarsi di dosso la pesante eredità de L’esorcista neanche ci prova: non tenta il confronto diretto ma va tranquillamente avanti per la sua strada, puntando su una storia “pulita”, uno svolgimento lineare, buon mestiere e qualche preziosismo nelle riprese; con qualche ingegnosa trovata (accanto a qualche debolezza e, specie nella parte centrale, qualche ridondanza) in una trama fin troppo classica, ma nella consapevolezza che il vero asso nella manica è l’anziano gesuita – e soprattutto esorcista dai metodi (solo quelli?) eterodossi – interpretato da un Anthony Hopkins trasvolato direttamente da Dracula, più ancora che dal Silenzio degli innocenti.

Del resto, accanto alla prestazione del protagonista Colin O’Donoghue, che supera con onore la sua prima prova nella parte non scontata di un giovane prete privo dell’incomodo della fede, il film non offre altri grandi spazi di interpretazione. Specie per le parti femminili: una Maria Grazia Cucinotta ridotta a manichino (pronuncia sì e no un buongiorno e buonasera, neanche fosse Peter Jackson in uno dei suoi camei) e un’Alice Braga, coprotagonista tratteggiata, senza sua particolare colpa, in modo particolarmente frettoloso.  Unica eccezione: la giovane Marta Gastini, davvero convincente nella parte della ragazza posseduta.

Le parti maschili, invece, vedono alcune belle caratterizzazioni: spicca, com’era sperabile, Rutger Hauer, che riesce a dare credibilità, senza finire sopra le righe, alla figura paradossale del padre becchino, ma è affatto pregevole anche l’apparizione di un apparentemente cinico Toby Jones.
Accomunati da un’ambiguità che è probabilmente la cifra più chiara di questo film: quell’ambiguità che si manifesta al massimo grado, come solo Hopkins sa fare, nella figura di padre Lucas, e che costituisce l’oggetto dello scetticismo e dell’indagine – molto più esistenziale che razionale – del giovane padre Kovak.
L’ambiguità del diavolo, naturalmente, la cui esistenza e consistenza, sospesa tra occultamento e manifestazione, sembra rimanere lungamente nel segno del dubbio. Forse, anche, l’ambiguità del reale, che mette in crisi la nostra capacità di afferrarlo? O, piuttosto, l’ambiguità dell’io, a cui il reale non può che risultare inattingibile? Domande legittime, anche se occorre avvertire che i temi filosofici, che pure hanno un certo peso nella trama, sono presentati in modo fin troppo semplificato e stilizzato: nonostante effettivamente vi sia una “tesi”, per questo film quella di essere un thriller “di pensiero” è un’ambizione solo blandamente sfiorata.
Piuttosto, verrebbe da suggerire, a essere rappresentata nel film è anche l’ambiguità del cattolicesimo, così come si offre oggi, in particolare – ma non solo – a occhi americani: mistura di arcana fascinazione superstiziosa, fanatismo volta a volta burocratico o visionario, strutturato interesse economico, scoperta manipolazione di giovani menti come pure di corpi indifesi? O – invece – sistema di credenze e di conoscenze capace di una capacità di “presa” fin troppo profonda – almeno quanto scomoda e tutt’altro che facilmente consolatoria – sulla realtà e, in particolare, sul bene e sul male dentro e attorno all’uomo?
Non stupisce che nell’attuale temperie culturale questo film sia stato visto, specie negli USA, come esplicitamente apologetico. Lontanissimo, beninteso e fortunatamente, dai “christian movies” degli effetti speciali e degli angeli nerboruti, nel suo ostentato (e intelligentemente dissimulante) realismo sobrio e creaturale: descrivendo, così come fa, la vicenda intima, ma al tempo stesso cosmica, di un’uomo: carne e ossa (il tema della corporalità è presente fin dalle primissime immagini), psiche e – probabilmente – anima.

Un film, in conclusione, che non teme di instradarsi sugli schemi più classici del suo genere, ma dal quale si esce, nonostante tutto, con l’impressione di un prodotto piuttosto riuscito, dal taglio non banale. Come quello di alcune frasi che padre Lucas dissemina lungo il percorso di padre Kovak: «La cosa interessante degli scettici è che sono sempre in cerca di prove. La domanda è: se le trovassero, cosa cambierebbe sulla terra?».

[Visto al Capitol – Bologna, venerdì 18 marzo. Note tecniche: sala intrisa d’aria pesante e colma di preadolescenti urlanti]

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Come ti calo gli autobus

23 marzo 2011

La data, il 1° aprile, è quella giusta: perfetta per giocare un brutto scherzo.

Dopo aver aumentato di un terzo il costo del biglietto, l’ATC informa che dal prossimo 1° aprile la linea 671 Bologna-Bazzano-Vignola, insieme a poche altre, subirà riduzioni. Ops, pardon: la parola magica è “razionalizzazioni”.

Il «cattivo», naturalmente, è il governo: precisamente, la «riduzione dei trasferimenti pubblici prevista dalla manovra finanziaria estiva». Ma anche la Regione Emilia-Romagna non è sufficientemente “buona”: la “stretta” della manovra, infatti, è stata «compensata solo in parte dall’intervento di risorse regionali», nonché «dal recente adeguamento tariffario». Insomma, dice ATC, abbiamo aumentato i prezzi, ma non basta. Evidentemente siamo troppo buoni. Tanto buoni che abbiamo anche conservato  «l’obiettivo di contenere il più possibile i disagi all’utenza pendolare».

E quindi? Quindi «gli interventi adottati dal 1° aprile sulla linea 671 tra Bologna e Vignola sono stati limitati alla soppressione di corse negli orari centrali di morbida del mattino e, nel pomeriggio, delle corse delle 15.00 e delle 16.00 da Vignola e delle 17.00 – 18.00 – 19.00 da Bologna, mantenendo quindi da Bologna un cadenzamento delle corse ogni ora».

Abbastanza rassicurante. Peccato che “ogni ora” vada inteso, probabilmente, comprendendo anche le corse Bologna-Bazzano del 94. Per il 671, da Bologna, rimane infatti un vuoto dalle 8 alle 12.30: che significa un’assenza totale di autobus, in quella fascia oraria, sul tratto Bazzano-Vignola, sul quale la linea 94 non è presente.

Da Vignola, è anche peggio: al vuoto dalle 8 alle 12.30 si aggiunge anche quello dalle 14.15 alle 17.

Certo, rimane il treno. Che però, disservizi a parte, non si sovrappone completamente al fabbisogno: l’area della Formica, per esempio, resta completamente scoperta, come pure tutta la zona rurale tra Mulino e Bazzano. E – anche considerando l’insieme di treno e autobus sul tratto Vignola-Bazzano e viceversa – si tratta comunque un dimezzamento delle corse nella fascia centrale della mattinata –  che non potrà far piacere, per esempio, agli anziani diretti verso il mercato (di Vignola o di Bazzano) o verso i due ospedali – e parzialmente nel pomeriggio. [vedi anche **Aggiornamento in fondo]

Ma l’impoverimento delle corse è serio anche nel tratto Bologna-Bazzano e viceversa:  e, a dispetto degli annunci, vengono eliminate anche alcune corse tipicamente dedicate ai pendolari, e decisamente affollate: per esempio, quelle in partenza da Bologna alle 17 e alle 18. Per intenderci, il numero totale delle corse del 671 cala da 24 a 16 (Bologna/Bazzano) e da 20 a 14 (Bazzano/Bologna).
Tra le corse soppresse, c’è anche quella delle ore 20:20 da Bologna, «in considerazione delle partenze dei treni dalla Stazione ferroviaria di Bologna alle 20:16 e 21:16». L’ultimo autobus da Bologna, quindi, sarà il 94 delle 19.50 (quello che arriva alle 19.55 a Porta Saragozza).

E’ chiaro che l’argomento della sovrapposizione rispetto al treno è un serio argomento a favore di ATC, nel senso di dare una parvenza di plausibilità a tagli che altrimenti sarebbero completamente scriteriati.  E’ chiaro altresì che i due servizi – per varie ragioni – non sono completamente sovrapponibili, e che almeno alcune delle corse soppresse sono decisamente frequentate. (Non per nulla, nel comunicato di ATC non vi è traccia delle giustificazioni che spesso essa adduce per analoghe “razionalizzazioni”, cioè il verificato scarso utilizzo delle linee.)

Per concludere, sembra di poter riscontrare punti di criticità per una parte dell’utenza più debole; dall’altro, queste riduzioni del servizio non contribuiscono certo a incentivare l’uso del mezzo pubblico e a ridurre l’uso dell’auto.
Ci si chiede anche come mai queste modifiche vengono introdotte il 1° aprile, senz’attendere neppure la fine delle scuole e l’arrivo dell’estate. A parte che verrebbe da chiedersi cosa ci possiamo aspettare, a questo punto, per l’orario estivo, è difficile non notare come tutti questi cambiamenti (a cominciare dall’aumento delle tariffe) vengono attuati proprio in assenza di un interlocutore “politico” potenzialmente forte, cioè il Comune di Bologna, che vive gli ultimissimi mesi del suo commissariamento.

Penso infine che i comuni interessati, in particolare quello di Bazzano – ulteriormente penalizzato, specie nel suo ruolo di “cerniera” rispetto all’area vignolese – dovrebbero sollecitare – presso la Provincia oltre che direttamente presso ATC – una revisione delle riduzioni.
Al futuro sindaco di Bologna il compito di imporre ad ATC una politica più seria, che non sacrifichi agli equilibri – pur necessari – di bilancio il servizio ai cittadini.  Certo, si fa presto a dire “soluzioni creative”. Ma se, per rimediare a un ammanco, tutto ciò che i manager ATC sanno fare è aumentare le tariffe e ridurre il servizio, allora, francamente, potrebbero anche farsi pagare di meno.

Qui i nuovi orari del 671.
Qui i vecchi (in vigore fino al 31 marzo).
Qui gli orari del 94. Qui quelli della ferrovia Bologna-Vignola.

**Aggiornamento: Per il tratto Vignola-Bazzano, e viceversa, esiste anche la linea 760 dell’ATCM (qui gli orari). Credevo fosse praticamente residuale, in realtà – nelle fasce “scoperte” di cui parlavamo – aggiunge ben poco in direzione Bazzano (una corsa alle 8.10 e una alle 14.15… contemporanea a quella dell’ATC), mentre l’integrazione è più consistente in direzione Vignola, sia al mattino (una corsa alle 8.48 e una alle 10.16) sia soprattutto al pomeriggio (una corsa alle 14.21, una alle 14.51, una alle 15.22). Grazie molte ad Alessio per la segnalazione.


Se il 17 marzo è già troppo tardi

17 marzo 2011

 

Un tricolore è in pericolo, minacciato da chi continua a sventolare con arroganza la bandiera verde. Promettono maggiore autonomia, ma hanno instaurato da tempo un regime ferreo di ruberie e corruzioni, che manipola l’informazione, piega a proprio servizio la religione e sfrutta colpevolmente le paure della gente. Pretendono di incarnare il volere del popolo, in realtà puntano solo a dividerlo. Dicono che gli oppositori sono disfattisti, utili idioti al soldo dei terroristi che vogliono colonizzare il paese. Ributtano a mare chi proviene da un altro continente, poi stringono vantaggiosi accordi con il loro Stato. Disprezzano chi ha la pelle di colore diverso ma non esitano a utilizzarli, anche a prezzo della vita, quando fa loro comodo.

Penso che ogni democratico, ogni persona che a cuore la libertà – in particolare ogni italiano – non possa sopportare che tutto questo prevalga. Dovremmo ricordare Garibaldi, che non esitò a varcare il mare per portare aiuto a un popolo oppresso e diffondere un messaggio di fraternità e di speranza.

Sì, penso che dovremmo fare qualcosa per la Libia.


I link del fine settimana

12 marzo 2011

 

Piatto ricco e, speriamo, ben assortito per questo weekend.
Cominciamo con il caso letterario della settimana: La giustizia dei martiri, thriller appenninico ambientato sulle montagne tra Bologna e Modena, che sta scalando le vette delle classifiche degli ebook. L’autore è un caro amico di Zocca, che si è sposato a Bazzano e ora vive in Veneto. Qui la classifica, qui la pagina Facebook, qui il sito e la possibilità di acquistare l’e-book.

Da martiri letterari a un martire fin troppo reale: qui il commovente testamento spirituale di Shahbaz Bhatti, il ministro pachistano ucciso la settimana scorsa per la sua azione in difesa delle minoranze religiose. Shahbaz era cattolico; qualche tempo fa era stato assassinato, per lo stesso motivo, il governatore musulmano del Punjab Salman Taseer: si può leggere qualcosa per esempio qui.

Terzetto antiberlusconiano (1): questo è il blog delle vignette di Cecilia e Gian. Sferzanti, fieramente di sinistra, piene di tensione morale ma anche di grazia e levità.
Terzetto antiberlusconiano (2): ecco qui una lineare e approfondita disamina del “caso Ruby” a firma dell’amico Andrea De Pasquale, del PD, sul sito di Scuola di Politica.
Terzetto antiberlusconiano (3): interessante caso di “franca discussione” a distanza tra vescovi:  ecco la lettera di mons. Bettazzi a mons. Negri (nata da un’intervista di quest’ultimo alla Stampa: vedi qui).

Questo invece è il sito, in inglese, del Consiglio Nazionale di Transizione libico, il governo provvisorio dei “ribelli” che stanno lottando contro Gheddafi.

Qui si può consultare, invece, una lista, o, per meglio dire, la “lista nera” degli editori a pagamento, quelli che chiedono un “contributo” all’autore per pubblicare un suo libro.  Utile per chi cerca un editore serio, per sapere dove non lo troverà.

Termino con un pensiero al Giappone devastato dal terremoto, presentandovi una consolidata esperienza di spiritualità e dialogo interreligioso: il centro Shinmeizan sull’isola di Kyushu. Qui.


Le faticose vie della partecipazione – 1

10 marzo 2011

Elio & C.  (il sindaco e il Consiglio Comunale di Bazzano, non la band e le sue Storie Tese) sono sbarcati su Youtube.

Dalla sera del 15 febbraio, dedicata principalmente all’approvazione del bilancio, e grazie ai tecnici informatici dell’Unione dei Comuni, la ripresa video “ufficiale” delle sedute del Consiglio, a disposizione di tutti i cittadini su internet, è finalmente una realtà.

Fino ad oggi erano disponibili sul sito del Comune, fin dall’ultimo scorcio dell’amministrazione Baioni,  i verbali delle sedute. Successivamente si è arrivati a includere anche le delibere di giunta (del resto il programma della lista “Democratici Insieme” era molto chiaro sul tema: “Dall’homepage del sito comunale devono essere accessibili le delibere di Giunta e le delibere di Consiglio Comunale dell’amministrazione”). Nel frattempo, la pubblicazione online dell’intero albo pretorio è diventata obbligo di legge, a lungo rimandato ma infine effettivo dal 1° gennaio scorso: insomma, un anno e mezzo dopo che era entrata in funzione l’apposita pagina di http://www.comune.bazzano.bo.it  (a proposito, eccola qui). Qualche volta i verbali arrivano online senza troppa fretta, ma la cosa funziona, anche grazie alla determinazione dell’assessore Bassetto, con delega – tra le altre – alla “trasparenza”.

La pubblicazione dei video, invece, nasce originariamente per impulso di Civicamente Bazzano, che finora aveva filmato, e pubblicato sul suo sito, lo svolgimento di alcune sedute del Consiglio, fin da quella del 26 gennaio 2010.

La questione non era andata liscia da subito: nonostante le sedute siano pubbliche, infatti, un consigliere (di altra lista di minoranza) aveva sollevato obiezioni, inerenti soprattutto la privacy e l’utilizzo delle immagini. Il risultato: da un lato, gli interventi del consigliere non erano stati ripresi (e durante il resto delle riprese, con effetto piuttosto comico, il suo volto è stato oscurato, con un piuttosto comico “effetto censura”); dall’altro, l’amministrazione ha deciso di dotarsi di un apposito regolamento, che è stato realizzato sotto la guida di Bassetto ed effettivamente approvato – all’unanimità – lo scorso ottobre. Per la cronaca, il regolamento (eccolo qui) prevede che possano effettuare riprese sia l’amministrazione, sia altri soggetti “nell’esercizio del diritto di cronaca”.

Tutto rose e fiori, dunque? Non proprio. Per passare da una ripresa “sperimentale” a una procedura  stabile e decorosa servirebbero – secondo l’assessore Bassetto – circa 6000 euro una tantum: poca roba, ma oggi, con gli attuali durissimi vincoli di bilancio dovuti al patto di stabilità, è faticoso racimolare pure quelli. Bisognerà vedere quindi come si riuscirà a dare continuità all’esperimento.

Ma i video vengono consultati? Per ciascuno dei 16 spezzoni in cui è stata suddivisa la ripresa del primo, lungo Consiglio,  al momento in cui scrivo, YouTube indica da 16 a 101 visualizzazioni. Per ora non sembra un risultato particolarmente esaltante. Speriamo che i cittadini si abituino presto – anche per semplice curiosità – a cogliere l’opportunità di vedere “com’è andato il Consiglio” guardando il video su internet. O magari partecipando di persona: si vede meglio, e non ci vuole neanche l’adsl.


A grande richiesta, Barbazècch

8 marzo 2011

DSCOURS ‘D BARBAZECCH DAL 2011
(o “Dal zenzinquantesum dl’unitè”)

Bazzanesi, bentrovati!
Finalmente siam tornati!
Forestieri, benvenuti!
Anche a voi porgo i saluti!

Senza più badare a spese,
dalle strade del paese
e dai luoghi circostanti
siete giunti tutti quanti,

«in borghese» o mascherati
con costumi colorati,
per godervi un carnevale
che nel mondo non v’è uguale!

Ora state dritti e saldi
què indla piaza Garibaldi.
Garibaldi, painsa te
l’è pasà pure da què!

Dal palazzo qua di fronte
richiamava tutti al fronte:
e i bazzanesi, perlopiù,
stavan lì col naso in su,

per quell’uomo col barbone
che parlava di nazione,
e esortava alla battaglia
per far l’unità d’Italia.

Nonostante il grande ardore,
lui sembrava un sognatore:
ma a la fein l’ha avó rasaun:
a sain dvintà una naziaun!

E ades i éin zentzinquant’an
ch’a sain tótt quant italian:
dalle Alpi alla Sicilia,
dalla Romagna all’Emilia,

e, par dir un pió gran quèl,
da Bazan a Montbudèl!

Or che il Carnevale impazza
Vi saluto, bella piazza:
da qui siete una visione
che mi vien sempre il magone

a aspettare ansioso il giorno
del mio prossimo ritorno!
Vi saluta la mia sposa,
che con gli anni è più gustosa.

E se il mondo è un Carnevale
dove in troppi stanno male,
e alla gente, massacrandoli,
non gli sparano coriandoli,

e se al mànd l’è un gran caséin
ch’l’an per ch’l’èva brisa féin

in ‘sto mondo benedetto
vi rivolgo con affetto
con un semplice pensiero
il mio augurio più sincero:

bazzanesi, forestieri,
italiani e anche stranieri,
ch’a psì stèr luntan dal mèl
fein a st’etar Caranvèl!

Barbazècch dla Ca’ di Zoca


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