La posizione del dimissionario


Come sapete, a fine novembre mi sono dimesso da vicesegretario del PD di Bazzano per ragioni connesse alla vicenda del magazzino verticale ILPA. Ora che le mie dimissioni sono definitive, e alla vigilia dell’assemblea pubblica a Magazzino, dopo essere rimasto in silenzio – nel pubblico dibattito – per un sacco di tempo, mi sembra doveroso e necessario dire qualcosa.

Premetto subito che quella a cui l’Amministrazione si è trovata di fronte è una scelta delicata: di quelle che comunque implicano delle controindicazioni. Una scelta che coinvolge due valori importanti: la tutela del territorio di fronte a un’opera di indubbio impatto paesaggistico e la difesa del lavoro e dell’impresa; una scelta che è stata forzata e resa urgente dalle difficoltà di bilancio (non per colpa di una gestione poco virtuosa, ma per i vincoli-capestro imposti dal patto di stabilità). Un quadro molto faticoso, insomma, in cui in ogni caso era inevitabile sacrificare qualcosa.

Si è riusciti a garantire il migliore equilibrio possibile tra questi valori e a comporre al meglio esigenze giocoforza contrapposte?

Difficile dirlo. Certo, le possibili alternative finora proposte – in particolare dalle opposizioni – sembrano o tecnicamente impossibili (interrare il magazzino; abbassarlo e allargarlo) o controproducenti (rendere edificabili alcuni terreni collinari; o addirittura uscire dal patto di stabilità [!], paralizzando di fatto il Comune). E alcuni degli argomenti “contro” risultano, se non pretestuosi, sicuramente di efficacia limitata: per esempio: è difficile considerare uno scempio ambientale la deviazione di un canale artificiale, per quanto “storico”; e se la demolizione del mulino – antico quanto fatiscente – appare spiacevole, in assenza di questo progetto è probabile che sarebbe crollato per naturale senescenza. (Va anche tenuto conto che entrambi questi aspetti vengono sottoposto alla valutazione dalle autorità incaricate.) Mentre alcune delle migliorie introdotte nell’accordo (e di cui andrà attentamente verificata l’esecuzione), anche in extremis, risultano indubbiamente interessanti ai fini della mitigazione dell’impatto. Impatto – va sottolineato – paesaggistico, più che ambientale, trattandosi di un semplice – benché mastodontico – capannone, che non dovrebbe causare emissioni nocive né altre conseguenze ambientali. E che verrà edificato in una zona che attualmente versa effettivamente in uno stato di profondo degrado.

E’ chiaro che si tratta, comunque, di una decisione “dura”. Che è giusto non edulcorare.

Ma, nella sua durezza, penso tuttavia che il Comune abbia buone ragioni, nel merito, per difendere la decisione che ha preso.

Proprio per questo, penso che non ci fosse alcuna ragione per prendere la decisione in modo così repentino e oggettivamente opaco, senza tentare alcun tipo di coinvolgimento e perfino senza fornire alcuna previa informazione. Alle forze politiche, anzitutto, a cominciare dagli stessi partiti di maggioranza, che non hanno potuto in alcun modo esprimere un parere mediante i loro organi, né tantomeno consultare/informare l’elettorato, su una scelta di notevole importanza, e di impatto politico certo, non compresa nel programma con cui il Sindaco si è presentato alle elezioni. Ma anche alle altre forze politiche rappresentate in Consiglio comunale – comprese quelle con cui era in corso un dialogo delicato e importante, che avrebbe potuto sfociare in un rafforzamento della maggioranza. Né infine alle forze sociali (salvo una rapidissima consultazione delle RSU dell’ILPA) e ai cittadini.

E’ evidente che alla fine la decisione sarebbe spettata comunque all’Amministrazione Comunale, che è stata eletta per governare. Ed è evidente che comunque non avrebbe potuto essere completamente soddisfacente per tutti. Ma sarebbe stato possibile spiegare le ragioni, fornire dati corretti – evitando l’infestazione di voci e supposizioni incontrollate -, rispondere agli interrogativi, consentire di valutare le possibili alternative e di proporre possibili correttivi e migliorie. Senza la pretesa di convincere tutti, ma consentendo anche a chi non fosse rimasto d’accordo di constatare la bontà del percorso e la serietà della scelta che alla fine sarebbe stata presa.

La metodologia utilizzata nella discussione sulla Nuova Bazzanese dimostra che quest’Amministrazione, se vuole, è pienamente in grado di governare, con esiti molto positivi, un processo di questo genere.

Il fatto che l’Amministrazione abbia scelto un’altra strada è molto negativo e mette il PD – che di fatto ne è stato marginalizzato – in una condizione di grande difficoltà.

Ho chiesto che il PD reagisse con una risposta politica adeguata. Devo concludere che non è avvenuto. La robusta – quanto inevitabilmente tardiva – campagna d’informazione, pur essendo in sé positiva, rischia anzi di ridurre il partito – da luogo di confronto e di discussione – a mero organo di propaganda del Comune. Per questo ho reso definitive le mie dimissioni.

Resto – è bene precisarlo, visto che le “voci” hanno lavorato anche su questo punto – pienamente impegnato nel PD di Bazzano e per il PD di Bazzano, cercando di dare il mio contributo franco e leale: nell’intento di rafforzare il partito, rendendolo sempre più capace di fare tesoro delle diversità e delle voci costruttivamente critiche, per realizzare un’unità vera e non superficiale. Un’unità che, tantopiù in un momento così delicato a livello nazionale, non può non allargarsi – come ho sempre creduto – a tutte le forze democratiche, nello sforzo di dare prospettive di rinnovamento e di speranza per il nostro Paese.

3 risposte a La posizione del dimissionario

  1. Luca C scrive:

    Ritengo che la scelta a cui si è trovata di fronte l’Amministrazione Comunale fosse un altra: concedere pesanti deroghe alle normative vigenti in cambio di un “contributo di sostenibilità” contro l’uscita dal patto di stabilità.
    A mio avviso si è creato un pericolosissimo precedente.
    L’Amministrazione, di fatto, ha concesso deroghe alle normative in cambio di denaro perchè si è trovata senza soldi (va detto, non per colpa sua). Mi chiedo: i prossimi anni (il “contributo” garantisce la chiusura del bilancio anche per quest’anno) nel caso l’amministrazione non possa garantire il rispetto del patto (cosa probabile, dato che il comune non potrà più contare sugli oneri di urbanizzazione dal momento che non ha più territorio edificabile) che cosa concederà? Da oggi in avanti, in cambio di un “contributo”, si può chiedere qualunque cosa. Sinceramente nel magazzino (e leggendo il fragile accordo presentato in CC) non ci trovo nulla di utile alla collettività. A parte il “contributo”, che cos’ha di diverso il progetto del magazzino da un qualsiasi progetto di un qualsiasi cittadino che richieda deroga alle normative?

  2. […] La mia posizione, che ho cercato di esprimere anche ieri, la trovate invece nell’articolo qui sotto . […]

  3. […] La mia posizione, che ho cercato di esprimere anche ieri, la trovate invece nell’articolo qui sotto . […]

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