Tutti al cinema per Porco Rosso


Un’ora e mezza di puro incanto.  E se non temessi di cedere all’emozione del momento, lo definirei il film d’animazione più bello che io abbia mai visto. E dire che Miyazaki, grazie a mia moglie, avevo imparato a conoscerlo e ad amarlo, con film stupendi e unici – e anche più “strutturati” e “impegnativi” – come il bellissimo Il castello errante di Howl, l’impressionante La città incantata, La principessa Mononoke e l’indimenticabile Totoro. Con Porco Rosso, però, siamo al capolavoro. La leggerezza e la semplicità della storia sono tutt’altro che un difetto: sono la tavolozza su cui Miyazaki dipinge un personalissimo affresco, in cui compone con totale naturalezza tanti dei suoi temi ricorrenti (l’amore per la natura, il rapporto con l’elemento femminile, i giovani come elemento portatore di speranza, il pacifismo e naturalmente la bellezza del volo). Una narrazione che scorre come le note di un canto, con la limpida vivacità di un torrente alpino, giocando continuamente tra delicato lirismo, umorismo schietto e gusto dell’avventura, conservando la coerenza del racconto e l’equilibrio dei toni con un’abilità miracolosa, pari solo a quella delle spericolate e armoniose evoluzioni aeree del protagonista.

E proprio il protagonista Porco Rosso – uno dei personaggi più incredibili che il film d’animazione ricordi, e che pure accettiamo partecipi nella seduzione di questa storia – ci rimarrà impresso nella memoria, insieme agli altri personaggi principali: prima di tutti la straordinaria, eppure plausibilissima Fio, che riesce a donare spessore – in un sapiente e originale controcanto – anche all’altra figura femminile, Gina, con la sua aura romantica per nulla superficiale. Ma anche la cura prestata personaggi via via minori permette che anche i “caratteristi” non siano mai ridotti al puro macchiettismo.

Una parola a parte per l’ambientazione italiana e adriatica. Un’Italia anni ’30 assolutamente realistica, ricostruita con una precisione e un’attenzione ai particolari (direi che qualche scambio tra a e o nelle scritte dei giornali sia ampiamente soverchiato dalla minuziosa realizzazione non solo delle parti meccaniche degli aerei, ma perfino dei progetti, senza parlare della resa del Naviglio Grande di Milano) che ci rende quest’opera ancora più godibile, e che prova irrefutabilmente il grande e profondo amore di Miyazaki per la nostra cultura. Anche questa singolare mistura tra realismo e elemento fantastico (non preponderante), sempre presente in Miyazaki, qui dà vita sicuramente a un’ambiguità molto più percettibile – non solo per lo spettatore italiano – proprio per via dell’ambientazione storica e geografica così precisa, rappresenta una fonte non secondaria di svagato straniamento e di dolce meraviglia. Va detto che l’attenzione ai particolari, lungi dal limitarsi a un’erudizione superficiale, riguarda anche la coerenza della costruzione narrativa, che ne viene quasi invisibilmente, ma alquanto robustamente, rafforzata.

Assolutamente superbo, per grazia e proprietà, il doppiaggio, curato da Gualtiero Cannarsi. Un ingrediente indispensabile che permette di apprezzare al meglio questa meraviglia, che sgorga – tra contenuta elegia e allegria genuina – come un imprevedibile canto d’amore per l’uomo, per la natura e per la bellezza della vita.

Non perdetevelo per nessuna ragione. E portateci chiunque, di qualunque gusto e di qualunque età. A Bologna è proiettato solo all’Odeon, ma un sacco di gente sta andando a vederlo. Muovetevi.

Qualche link: la scheda su Mymovies.it; l’intervista a Gualtiero Cannarsi, direttore del doppiaggio e adattatore del testo; un riuscito trailer e una scena romantica.

Due citazioni d’obbligo: “Un porco che non vola non è che un porco”. E “Meglio porco che fascista”.

[Visto all’Odeon – Bologna, lunedì 15 novembre.]

13 risposte a Tutti al cinema per Porco Rosso

  1. Hagakure scrive:

    Eh, sì: è proprio bello. Anch’io sono un fan di Miyazaki, dalla prima ora (dalle medie, via). Di Porco Rosso avevo visto sinora solo una copia giapponese con sottotitoli in italiano e mi era piaciuto ugualmente. Non ti sto a tediare con i mille dettagli del caso: se tua moglie è un’appassionata ti avrà già detto tutto. Se non hai ancora avuto occasione guarda “Nausicaa della Valle del Vento” (il mio mito assoluto) e “Laputa, l’isola nel cielo”.
    Secondo me il segreto di questo autore è la capacità magistrale di sapere esprimere nei suoi lavori l’incanto del mondo e la dignità degli uomini.
    In un solo concetto: la memoria viva dell’età dell’oro, quando ancora camminavamo nel Giardino.
    Una qualità che hanno pochissimi, Tolkien tra di essi.

  2. LucaGras scrive:

    Tolkien, da buon cristiano, sa bene che su questa terra il Giardino non c’è più (vi è invece il suo oscuro negativo: Mordor, che pure si svelerà non impenetrabile alla luce). Il ritorno travagliato di Frodo e dei suoi compagni nella Terra di Mezzo non corrisponde esattamente alla conclusione “senza idillio” del romanzo del cristiano Manzoni?
    Miyazaki invece si connette con estrema evidenza (oserei dire, perfino, con precisione teologica!) alla grande tradizione shinto – penso che gli esempi siano inutili – e anche dove essa è meno evidente (come in un film di ambientazione italiana come “Porco Rosso”) il suo grande amore e rispetto per la natura restano uno dei contenuti principali (fino ad assurgere a carattere stilistico) delle sue opere.
    “Porco Rosso” permette più di altri di osservare un’altro elemento, cioè la presenza di una tecnologia “buona”, perché ancora artigianale (non ti sto a tediare con techne e via dicendo), creata con il meglio della sapienza e dell’ingegno umano ma senza ambizioni di dominio sulla natura e sul prossimo: una tecnologia “civile”, in tutti i sensi, che in molti film (ma non qui!) si contrappone a una tecnologia “cattiva”, disumana e devastatrice (vedi appunto Conan). In questo senso forse proprio Nausicaa (che conosco solo dai fumetti) mette a confronto queste due realtà.
    Prometto che cercherò di guardare Laputa, che non conosco affatto. Mi dicono dalla regia che Ponyo, pur essendo bello e essendo servito da “apripista” per Totoro e Porco Rosso ai cinema italiani, sia inferiore, e proprio per l’aspetto, anche grafico, eccessivamente “per bambini”. E’ così?

  3. Hagakure scrive:

    Infatti parlavo di “memoria dell’età dell’oro”, che io intendo come capacità di cogliere l’incanto (o incantesimo: concetto importante per Tolkien, perchè presuppone un’azione creatrice positiva)in un mondo già conteso dalle forze del male. E’ un po’ quello che diceva Chesterton sul fatto di guardare con meraviglia e gratitudine alla bellezza (non sempre evidente tra l’altro) del mondo, soprattutto tenuto presente che ciò che vediamo è un relitto scampato a un disastro (la Caduta).
    Sono d’accordissimo sul fatto che Miyazaki debba il suo occhio privilegiato su natura e bellezza alla cultura shinto. Mi permetto di puntualizzare quello che intendevo sul fatto che esalti sempre la dignità degli uomini, perchè si riallaccia a un giudizio più generale sull’autore. Cerco di essere stringato.
    Se ci si fa caso un elemento costante nelle storie originali di Miyazaki è il lavoro. Tutti i protagonisti (e molti comprimari) di queste storie lavorano. Non solo: viene sempre suggerito che il lavoro sia l’occupazione fondamentale nella loro esistenza, da cui traggono soddisfazione e serenità, mentre le avventure in cui vengono coinvolti costituiscono un’ irruzione dell’insolito. Benchè dotati di qualità non comuni (più spesso qualità morali che fisiche) i personaggi di Miyazaki non sono quasi mai avventurieri di professione. Da questo deriva sempre un atteggiamento di compassione rispetto alle vicende in cui sono coinvolti.
    Questa caratteristica

  4. Hagakure scrive:

    Pardon, mi è partito per sbaglio il messaggio non finito. Volevo concludere dicendo che questo atteggiamento insistito di solidarietà e compassione in Miyazaki è fondamentale perchè restituisce sempre una dimensione concreta e umana all’interno di storie incredibilmente fantastiche. Contribuisce a creare l’architettura solida che si cela dietro le creazioni fiabesche riuscite. Atteggiamento che perlatro non è scontato per la mentalità e l’estetica nipponiche, che spesso utilizzano disinvoltamente violenza e crudeltà gratuite come codici espressivi delle loro fiction. Credo che questa peculiarità dell’autore dipenda dalla sua formazione culturale, molto aperta alle influenze occidentali (politiche e sociali oltre che estetiche).

    Su Ponyo ho sentito anch’io commenti simili, ma ancora non l’ho visto. In effetti vorrei procurami il DVD prima possibile. Comunque anche Totoro si apprezza più per l’atmosfera inacantata che per la trama in sè, che è molto delicata ma estremamente semplice.

  5. Xandré scrive:

    Maiali si nasce … salami si diventa ! (in senso buono)

    E buon appetito a tutti !

  6. Xandré scrive:

    Siamo ancora in tempo per il november porc !

    http://www.novemberporc.com/november-porc/programma.html

    E speriamo ci sia la nebbia !

  7. Xandré scrive:

    Scherzi a parte … è interessante questo “cineforum” ma di Porco Rosso ho letto solo la trama che sicuramente non rende l’idea del contenuto e del significato del film. Leggendo i vostri post se ne apprende lo spirito.

  8. lucagrasselli scrive:

    Bellissimi i tuoi commenti, Hagakure (e d’accordo anche su Tolkien). Ottima anche la tua osservazione sul lavoro. Interessante come questo elemento realistico sia fondamentale anche in ambientazioni completamente fantastiche (basti citare La città incantata, dove è così importante anche nello snodo della trama). Per proseguire con i tuoi paragoni con Tolkien, lo confronterei con la caratteristica – tipica de Il Signore degli anelli – per cui vengono sempre annotati con precisione i pasti dei protagonisti. In Tolkien come in Miyazaki si tratta sicuramente di due elementi realistici (in Tolkien l’indicazione dei pasti è importantissima anche per dare una scansione del tempo) che introducono una sorta di elemento “creaturale”, che rende i personaggi ancor più profondamente umani e ancor più legati al mondo circostante.

    Xandré, vallo a vedere!!!

  9. Hagakure scrive:

    Sì, verissimo quanto dici sulle descrizioni dei pasti e di altre attività prosaiche nel Signore degli Anelli. Io personalmente le impressioni e i ricordi più forti di quell’opera le ho proprio dei momenti di “pace casalinga”. Sembra un paradosso ma non lo è. Si gustano maggiormente perchè sono spesso pause di consolazione tra vicende di dolore e spaventi. L’esperienza bellica diretta dell’autore ha contato molto. Anche per questo nutro delle riserve sulla trilogia cinematografica, che pure avvincente, finisce per spettacolarizzare troppo l’aspetto epico e guerresco.
    Ma questo, è un altro topic😉

  10. Saus scrive:

    e tutti al nuovo Nosadella per la Frascaroli e Nichi!!

    aprire la repubblica bologna di oggi per credere.

    maglione azzurro e camicia, molto elegante

    potremo leggere su questo blog le impressioni sulla serata?

    un saluto

    Saus

  11. lucagrasselli scrive:

    Una precisazione importante: il maglione forse era decente, ma la camicia era vecchia e francamente orripilante.

    Ciao🙂

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