Tutti al cinema per Porco Rosso

18 novembre 2010

Un’ora e mezza di puro incanto.  E se non temessi di cedere all’emozione del momento, lo definirei il film d’animazione più bello che io abbia mai visto. E dire che Miyazaki, grazie a mia moglie, avevo imparato a conoscerlo e ad amarlo, con film stupendi e unici – e anche più “strutturati” e “impegnativi” – come il bellissimo Il castello errante di Howl, l’impressionante La città incantata, La principessa Mononoke e l’indimenticabile Totoro. Con Porco Rosso, però, siamo al capolavoro. La leggerezza e la semplicità della storia sono tutt’altro che un difetto: sono la tavolozza su cui Miyazaki dipinge un personalissimo affresco, in cui compone con totale naturalezza tanti dei suoi temi ricorrenti (l’amore per la natura, il rapporto con l’elemento femminile, i giovani come elemento portatore di speranza, il pacifismo e naturalmente la bellezza del volo). Una narrazione che scorre come le note di un canto, con la limpida vivacità di un torrente alpino, giocando continuamente tra delicato lirismo, umorismo schietto e gusto dell’avventura, conservando la coerenza del racconto e l’equilibrio dei toni con un’abilità miracolosa, pari solo a quella delle spericolate e armoniose evoluzioni aeree del protagonista.

E proprio il protagonista Porco Rosso – uno dei personaggi più incredibili che il film d’animazione ricordi, e che pure accettiamo partecipi nella seduzione di questa storia – ci rimarrà impresso nella memoria, insieme agli altri personaggi principali: prima di tutti la straordinaria, eppure plausibilissima Fio, che riesce a donare spessore – in un sapiente e originale controcanto – anche all’altra figura femminile, Gina, con la sua aura romantica per nulla superficiale. Ma anche la cura prestata personaggi via via minori permette che anche i “caratteristi” non siano mai ridotti al puro macchiettismo.

Una parola a parte per l’ambientazione italiana e adriatica. Un’Italia anni ’30 assolutamente realistica, ricostruita con una precisione e un’attenzione ai particolari (direi che qualche scambio tra a e o nelle scritte dei giornali sia ampiamente soverchiato dalla minuziosa realizzazione non solo delle parti meccaniche degli aerei, ma perfino dei progetti, senza parlare della resa del Naviglio Grande di Milano) che ci rende quest’opera ancora più godibile, e che prova irrefutabilmente il grande e profondo amore di Miyazaki per la nostra cultura. Anche questa singolare mistura tra realismo e elemento fantastico (non preponderante), sempre presente in Miyazaki, qui dà vita sicuramente a un’ambiguità molto più percettibile – non solo per lo spettatore italiano – proprio per via dell’ambientazione storica e geografica così precisa, rappresenta una fonte non secondaria di svagato straniamento e di dolce meraviglia. Va detto che l’attenzione ai particolari, lungi dal limitarsi a un’erudizione superficiale, riguarda anche la coerenza della costruzione narrativa, che ne viene quasi invisibilmente, ma alquanto robustamente, rafforzata.

Assolutamente superbo, per grazia e proprietà, il doppiaggio, curato da Gualtiero Cannarsi. Un ingrediente indispensabile che permette di apprezzare al meglio questa meraviglia, che sgorga – tra contenuta elegia e allegria genuina – come un imprevedibile canto d’amore per l’uomo, per la natura e per la bellezza della vita.

Non perdetevelo per nessuna ragione. E portateci chiunque, di qualunque gusto e di qualunque età. A Bologna è proiettato solo all’Odeon, ma un sacco di gente sta andando a vederlo. Muovetevi.

Qualche link: la scheda su Mymovies.it; l’intervista a Gualtiero Cannarsi, direttore del doppiaggio e adattatore del testo; un riuscito trailer e una scena romantica.

Due citazioni d’obbligo: “Un porco che non vola non è che un porco”. E “Meglio porco che fascista”.

[Visto all’Odeon – Bologna, lunedì 15 novembre.]

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Quando si dice che serve la rotta

16 novembre 2010

L’anno scorso su questo blog, nel pieno delle nevicate, osservavo in un commento: «Per la pulizia dei marciapiedi bisogna sempre ricordare che i regolamenti la assegnano anzitutto ai “frontisti”, cioè a chi vi abita davanti, proprio perché i Comuni si possano concentrare sui punti di maggiore urgenza, cioè anzitutto liberare le vie. Credo che il Comune dovrebbe dare, a ogni autunno, un’informazione capillare su questo punto che molti, semplicemente, non conoscono e altri disattendono volentieri». E in un altro punto:  «non solo molti non fanno più la “rotta” sul marciapiede davanti casa, ma qua e là si vede la pessima abitudine … di ripulire la macchina dalla neve gettando questa in strada. Sarebbe forse il caso di diffondere maggiormente queste che ci sembrano elementari note di civiltà».

Non posso quindi che complimentarmi con l’Amministrazione per aver dato la massima evidenza, sul sito del Comune, all’ordinanza sulle «Disposizioni in caso di nevicate o gelate» emessa la settimana scorsa.

Penso sia cosa utile riportarla anche qui:

«1. Per tutta la durata del periodo invernale, lo sgombero della neve dovrà essere effettuato attenendosi scrupolosamente alle seguenti norme:

– i proprietari, conduttori, amministratori di edifici privati e in via solidale i titolari di negozi, esercizi commerciali, stabilimenti, magazzini e, in generale, di tutti gli edifici prospicienti aree soggette a pubblico passaggio, non che tutti i concessionari di aree pubbliche, hanno l’obbligo di sgomberare la neve, rompere o rimuovere il ghiaccio e coprire con sale, segatura o altro materiale idoneo portici o marciapiedi fronteggianti le rispettive proprietà o le aree concesse, eliminando anche gli eventuali accumuli di neve davanti ai propri accessi o ai propri stabili provocati dal passaggio dei mezzi spartineve sulla strada pubblica;
 – La neve rimossa dovrà essere ordinatamente ammassata in modo da non creare ostacoli o limitazioni alla circolazione veicolare e pedonale;
– Al fine di evitare pericoli alla circolazione è vietato gettare in strada o sui marciapiedi, sulle piste ciclabili e nei parcheggi la neve rimossa dalle proprietà private;

 2. In caso di precipitazioni nevose di notevole consistenza, qualora necessario al fine di evitare pericolosi distacchi di blocchi di neve o ghiaccio da cornicioni, tetti o pensiline, i proprietari degli edifici sono obbligati ad effettuare un adeguato controllo tecnico, rimovendo tempestivamente eventuali pericoli e adottando durante tale operazione le opportune cautele per non creare pericolo per i passanti e/o danni alle cose;
Si rammenta che in caso di danni a persone o a cose, la responsabilità civile e penale ricade solo ed esclusivamente sui proprietari degli edifici.

3. E’ posto a carico dei titolari di concessioni ad edificare, fino all’avvenuto collaudo delle opere, ogni onere relativo alla pulizia da neve o ghiaccio delle aree interne alla lottizzazione.

 4. Durante le nevicate, al fine di garantire un adeguato servizio di pulizia delle strade, è vietato il parcheggio ai margini della carreggiata e pertanto i proprietari dei veicoli sono tenuti, per questo quando possibile, ad allontanare i loro mezzi dalla sede stradale, ricoverandoli altrove, preferibilmente all’interno della loro proprietà, fino a quando il servizio pubblico non abbia provveduto a liberare le carreggiate.

L’inosservanza di quanto sopra disposto, autorizza legalmente il Comune a sostituirsi  in tale attività con ogni onere a carico del privato inadempiente.
I trasgressori alle suindicate disposizioni sono soggetti al pagamento della sanzione amministrativa  da € 25,00 a € 500,00, così come previsto dall’art. 7 bis del D.Lgs. 267/2000, senza pregiudizio delle eventuali azioni civili o penali.»

L’aspetto è minaccioso, la sostanza è puro buonsenso, civiltà e rispetto del prossimo.
Ma visto che queste, oggigiorno, non sono merci scontate, sarebbe molto utile che il Comune provvedesse ad affiggere l’ordinanza casa per casa, proprio come  quando si decreta il divieto di sosta o di transito in una strada. C’è tempo per farlo con calma, neve permettendo.


La destra s’è rotta, anche a Bazzano (ma Fini non c’entra)

10 novembre 2010

Abbiamo intervistato Roberta Barbieri, 36 anni, eletta consigliere comunale nel 2009 nella lista «Alleanza per Bazzano», che raggruppava il PdL e la Lega. Nei mesi scorsi Roberta ha deciso di staccarsi dal capogruppo Enzo Girotti e di formare – da sola – un nuovo gruppo, denominato «Gruppo della libertà di Bazzano». Con Maria Rosa Baietti – vecchia conoscenza del centrodestra bazzanese – la Barbieri ha anche fondato un «Club della libertà» a Bazzano, ribadendo la sua fedeltà a Berlusconi e al PdL.

Cara Roberta, quella di formare un nuovo gruppo consiliare staccandoti dal consigliere Girotti è senza dubbio una scelta molto forte: da quali motivazioni è stata originata?
 
E’ stata soprattutto una scelta molto sofferta. Ho sempre avuto a cuore l’unità: quindi dover essere, apparentemente, fonte di fratture mi ha messo a dura prova. Tuttavia essere uniti significa possedere una “reciprocità comunicativa”, da me invocata più volte nel tempo: sia a livello territoriale e di rapporto interpersonale con il consigliere Girotti, sia a livello di coordinamento provinciale con l’ex coordinatore on. Raisi, mi sono ritrovata in una situazione paradossale di mancato ascolto da parte dell’uno e dell’altro. Molte decisioni, che dovevano in teoria essere comuni, venivano invece prese e attuate senza alcun tipo di confronto e nemmeno un cenno di informazione. La scelta è stata quindi inevitabile. Non ero più libera di poter esercitare appieno il ruolo affidatomi dai cittadini di rappresentarli e di esprimere non tanto le mie idee personali (che poco o nulla interessano chi mi ha eletto), quanto i valori che Forza Italia prima, il PDL poi, mi hanno trasmesso e in cui io credo.

A livello nazionale è un periodo di indubbia litigiosità per il PdL: oltre alla scissione di Fini e al caso siciliano, ci sono parecchie divisioni tra correnti, aree e tendenze. C’era bisogno di questa mini-scissione anche a Bazzano? Chi ha sostenuto la tua scelta?

Ciò che sta accadendo a livello nazionale lo giudico non tanto un litigio tra due contendenti, quanto un vero e proprio tradimento di Fini che dopo aver promesso agli elettori (me inclusa) di voler fondare un unico partito, improvvisamente decide di formarne uno nuovo, sfruttando una scia elettorale non sua. E’ un comportamento di raro squallore. Se l’on. Fini aveva in animo di “dare una spolverata” ad AN, avrebbe potuto farlo con ben altre modalità.
La mini-scissione bazzanese nulla ha a che fare con quella nazionale. Il mio distacco è stato un grave problema di natura “tecnica”, anche se l’amarezza che ne è scaturita credo sia di uguale intensità e di medesima natura. In fondo anche io ho subito un tradimento: la promessa era di poter lavorare insieme ed invece … la mia libertà finisce quando inizia la tua. Da ultimo punto il dito anche contro la città: Bologna non può pensare indipendentemente dalla sua provincia, atteggiamento che sembra essersi concluso con l’era Raisi. O forse no? Staremo a vedere con il nuovo coordinatore. [ndr: il nuovo coordinatore provinciale PdL è Alberto Vecchi, molto vicino al consigliere Girotti]
 
Come valuti la tua esperienza di consigliere comunale dopo un anno e mezzo? Che cosa ti aspettavi? In che cosa la realtà si è rivelata differente – in senso positivo o negativo – da queste aspettative?

L’impatto è stato decisamente traumatico. Mancata comunicazione, richieste inascoltate, formazione fantasma, coordinamento inesistente… Insomma, un bollettino di guerra! Ma come diceva Victor Hugo, “la libertà comincia dall’ironia”: ho guardato tutto quello che non andava, che non era come avevo immaginato, e l’ho buttato alle spalle. Mi sono rimboccata le maniche (come Bersani in recenti immagini pubblicitarie) aggrappandomi ad alcune persone che si sono offerte di aiutarmi (Maria Rosa Baietti, la mia roccia; il vice coordinatore uscente Gianni Varani, il consigliere regionale Galeazzo Bignami consigliere regionale e – non ultimo – l’intero Consiglio Comunale di Bazzano). Mi sono di recente iscritta ad un corso di formazione politica realizzato da “Giovane Italia” e studio la sera tutto ciò che può rendermi più consapevole dei complicati meccanismi e regolamenti comunali. Nel cercare l’interesse per i cittadini, diciamo che cerco di scandalizzarmi poco, lamentarmi di meno e imparare di più!
 
4. La politica bazzanese, negli ultimi tempi, ha conosciuto alcune brutte cadute di toni: volantini diffamatori anonimi (fortunatamente condannati da tutte le forze politiche), momenti di tensione in Consiglio comunale, e più in generale rapporti tra forze politiche spesso giocati più sul piano dell’accusa e dell’insulto, anche personale, che del confronto sui progetti per Bazzano. Cosa ne pensi? E come rimediare?
 
Da che mondo è mondo si usa l’arma della provocazione, che avrebbe anche una sua utilità. Purtroppo quando è fine a se stessa è inutile e stancante. Bazzano è sicuramente un paese, in questo senso, “tosto”, pieno di personalità forti e decise. Ogni tanto, però, si dovrebbe cercare di mettere da parte la propria personalità per fare spazio ai progetti: dietro ai progetti, infatti, fa capolino il bisogno di altri. Ogni tanto al politico sfugge il fatto di essere “a servizio” di questi altri. Per non cadere in questo inganno, ogni volta che intraprendo una qualsiasi azione mi domando: “A chi serve? Per chi lo faccio?”. E’ un utile esercizio che consiglio a tutti.

 5. Ora che hai costituito un gruppo autonomo, che cambiamenti ci saranno nella tua azione di consigliere? Quali sono i tuoi propositi per il futuro?

Vorrei finalmente cercare di attuare un confronto adeguato sulle principali tematiche di paese, usufruendo di quell’appoggio e sostegno centrali che da sempre mi sono mancati e che si stanno lentamente ricostruendo. Sono ancora in una fase di raccoglimento dati e di formazione, quindi al momento non ho da presentare grandi progetti. Per deformazione personale mi ripropongo di avere un occhio di riguardo verso la realtà socio-sanitaria. A questo proposito ho inviato all’attenzione del direttore sanitario di Bazzano  un piccolo progetto. Spero di ricevere riscontro riguardo la possibilità di intraprendere il Progetto Umanizzazione.


La porti un bacione a Firenze

6 novembre 2010

 

Vado per una mattinata all’iniziativa di Renzi e Civati a Firenze. Probabilmente scrivo qualcosa su Twitter.


Catene a bordo

3 novembre 2010

Nello scorso inverno la Provincia fu duramente criticata per come aveva gestito le strade nelle frequenti nevicate. Anche alcuni Comuni protestarono ufficialmente: abbiamo fatto del nostro meglio per garantire la pulizia delle strade comunali – affermavano in sostanza i sindaci – ma tutto è inutile visto che la strada provinciale che attraversa il paese è una schifezza. Qui potete leggere l’ampio dibattito che ne venne su Pentagras.

Speravamo che quest’anno si corresse ai ripari: è successo, ma forse non proprio nel modo che molti auspicavano.
La Provincia ha infatti disposto l’obbligo di catene a bordo, o di gomme termiche, per un gran numero di strade provinciali – a occhio e croce tutte quelle del territorio montano e collinare – dal 15 novembre al 15 aprile prossimi.
Per intenderci, quest’obbligo riguarda, nel comune di Bazzano, i tratti extraurbani di via Castelfranco (che non è particolarmente collinare… ma tant’è) e di via Monteveglio. Nella valle del Samoggia sono interessate tutte le strade principali: quella per Monteveglio, che poi conduce alla Bersagliera, a Zappolino e a Savigno; quella che porta da Monteveglio alla Muffa; quella di Stiore e Fagnano; quella per Castelletto e Castello di Serravalle, che prosegue per Guiglia; la strada della valle del Rio Orzo; la strada della Landa che conduce verso la valle del Lavino (e alla stessa fondovalle Lavino tocca la medesima sorte).

Ma c’è di più: viene stabilito l’obbligo per i Comuni di adottare provvedimenti analoghi per i tratti di strade provinciali all’interno del centro urbano (per Bazzano si tratta di via Castelfranco e di viale dei Martiri).

In sostanza: in vallata, catene a bordo (o gomme termiche) per tutti. Oppure si tiene la macchina in garage.

Intendiamoci: spesso gli automobilisti non sono secondi a nessuno per imprudenza. Non è possibile pensare che ci si possa mettere in moto dovunque e con qualunque condizione del tempo, e pretendere di trovare la strada sgombra e pulita. Molti invece escono in piena nevicata, senza le più elementari precauzioni, e con uno stile di guida praticamente incurante di come stanno le cose fuori dell’abitacolo. Senza contare la più infida – ma anche più frequente e improvvisa – minaccia del ghiaccio. Quindi ben vengano le catene e le gomme termiche, sperando che (specie con queste ultime) chi guida non si senta dispensato comunque dalla necessaria prudenza.

Ma speriamo anche che la Provincia faccia fino in fondo la sua parte. Chiedendo a Hera una gestione del servizio che possa attivarsi con più prontezza, visto che le situazioni peggiori hanno visto un “buco” di almeno 24 ore, completamente ingiustificabile specie per “emergenze” neve minuziosamente previste. E continuando a garantire la percorribilità delle strade della collina e della montagna:  questo provvedimento deve far passare il messaggio di uno sforzo congiunto della comunità, non certo quello che dalla Bazzanese in su “ognun per sé e Dio per tutti”.

Anche perché la Bazzanese (che non è interessata dal provvedimento) dopo le nevicate dell’anno scorso era terrificante.


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