Quelli che se ne vanno


Una delle cose che per me ha segnato di più il passaggio dalla giovinezza alla maturità è stato il numero degli amici che sono andati via.

Da adolescente ero abituato a perdere di vista qualcuno: ma, più che altro, perché cambiava compagnia o interessi. Raro che qualcuno si spostasse di casa – e di solito non di molto: già andare a vivere a Modena o a Bologna era considerato un grosso cambiamento. Non molti andavano a studiare lontano, e finiti gli studi tornavano. Il grosso degli amici di un tempo rimaneva. Le nuove esperienze portavano – anche per me, allora ancor più lento di oggi nel farmi nuove amicizie – ad aggiungere persone alla lista, senza cancellare le precedenti. E anche quelli con cui non si era più in rapporti stretti li si vedeva comunque in giro.

Più avanti, invece, mi sono reso conto che in tanti andavano via. Chi per lavorare. Chi con il matrimonio. Ed erano scelte definitive.
La cosa mi ha sempre fatto stare abbastanza male: pezzi del tuo presente, del tuo rassicurante paesaggio quotidiano, che a un certo punto, semplicemente, smettevano di essere lì. Anche per chi rimane “partire è un po’ morire”. Anche se ci si rivede ogni tanto, magari per le feste, anche se ci si scrive o ci si telefona, sempre meno di quanto ci si era ripromessi.
E’ sempre stato così, mi rendo conto. L'”atto di nascita” della mia famiglia marchigiana è quando il mio trisavolo Lorenzo e tale Rita si sposarono e vennero ad abitare a Piandipieca, spostandosi da Belforte di Chienti, che a quei tempi non erano precisamente due passi. Adesso i Grasselli “de fornà” sono sparsi per mezza Italia e oltre. E io stesso, inguaribile sedentario, alla fine mi sono spostato a Bologna (che, mi rendo conto, non è esattamente l’Australia: ma anch’io non sono esattamente Magellano).

Quel che mi sembra veramente nuovo, rispetto a qualche tempo fa, è la facilità con cui si sceglie di andare all’estero. Per lavorare e per restarci: o comunque rimandando un eventuale ritorno a un futuro indeterminato. Ognuno di noi, credo, può mettere in fila un certo numero di amici che hanno fatto questa scelta.
Siamo più globalizzati rispetto a qualche anno fa, più aperti, più intraprendenti? Temo che non sia questo il punto. In fondo, la prima generazione-Erasmus è stata la nostra. Ne abbiamo riportato una buona dose di conoscenza e di apertura al mondo, belle esperienze, amicizie, una lingua in più. Ma, appunto, l’abbiamo riportata a casa: l’idea di rimanere là, per quasi tutti noi, non è mai stata neppure in discussione.
Temo che oggi, tra i tanti che scelgono di andare via dall’Italia, ci sia soprattutto la consapevolezza che all’estero possiamo avere possibilità che qui di fatto mancano. Uno stipendio migliore; una carriera decente e basata sul merito; garanzie e tutele sociali che qui ci sogniamo. Forse noi eravamo più provinciali. Ma non avevamo la percezione che per valorizzare veramente i nostri studi, le nostre capacità e le nostre speranze avremmo dovuto emigrare.
Sì, perché tutto questo – benché ammantato di novità fino al punto di farlo diventare trendy – ha un sapore e una parola antica e amara: emigrazione.

E noi, che restiamo, sentiamo già la mancanza di alcuni tra i migliori di noi. S’intravede l’orizzonte del declino.

16 risposte a Quelli che se ne vanno

  1. il moralista scrive:

    temo di non essere Magellano manco io…

  2. A volte non e’ una scelta tanto razionale… si va all’estero per fare un’esperienza, per voglia di avventura, per tornare in Italia con ulteriori qualifiche, si va un po’ per caso. E si finisce per restare perche’ semplicemente si sta meglio, non si deve gestire la propria vita intorno ad un sistema burocratico onnipresente, non si deve conoscere qualcuno per diventare qualcuno, le cose si muovono piu’ in fretta e cosi’ via.

    Ma la mia scelta, personalmente, e’ guidata piu’ dal realizzare che c’e’ un mondo di opportunita’ di fronte a me, e posso scegliere tra un milione di strade per essere felice e allo stesso tempo creare un mondo migiore.

    Perche’, diciamocelo, l’italia (come molti paesi in Europa) non e’ molto aperta a cio’ che e’ nuovo e diverso. Non e’ un paese in cui le donne possono fare cio’ che vogliono – anche se credono di si’. Non e’ un paese in cui tornare a studiare a trent’anni e’ considerato una buona idea. Non e’ un paese in cui posso decidere facilmente di cambiare carriera o lavoro, o prendermi un periodo di riposo.

    E la cosa piu’ dolorosa e’ che gli italiani stessi in geneale non viaggiano abbastanza per sapere che certe cose sono possibili, non viaggiano abbastanza per crescere, avere nuove idee e mettere in discussione le proprie. La stragrande maggioranza degli italiani non parla inglese abbastanza da leggere le cose che contano su internet.

    Negli ultimi mesi ho potuto apprezzare davvero, tuttavia, alcuni aspetti dell’italia che noi spesso sottovalutiamo. Si parla molto di Sanita’ per ovvie ragioni, ma il concetto di Cassa Integrazione ad esempio e’ rivoluzionario. Finche’ non ho visto tanti dei miei amici perdere lavoro in Irlanda per via della crisi, questo non lo sapevo.

    Eppure quando penso a tornare in Italia (perche’ ci penso molto) ho subito un senso di pesantezza, dato dalle inutili difficolta’ che avrei a vivere la vita di tutti i giorni. INUTILI, perche’ in realta’ dipendono solo dalla difficolta’ degli italiani di cambiare, di conoscere il nuovo, di accettare il diverso. E scusate se sono poco politically correct…

    Luca, a quanto pare mi hai toccato a fondo con questo articolo, perche’ potrei andare avanti a scrivere per ore! Ma e’ qualcosa di cui si parla molto tra Italiani (ed europei) all’estero, e c’e’ sempre un po’ di tristezza nel vedere che la globalizzazione delle idee fa fatica ad attualizzarsi.

    Ma non e’ cosa bella piangere sul latte versato (non c’e’ espressione equivalente in Inglese… forse indicativo?). Lica ti propongo di chiedere agli Italiani all’estero “E se fossi Primo Ministro, che cosa faresti SUBITO?”.
    Io ho gia’ la mia lista🙂

  3. lucagrasselli scrive:

    Bene, signorina Magellano – tu sì, visto che stai facendo precisamente il giro del mondo… Dicci dal Guatemala cosa faresti subito se fossi Presidente del Consiglio. E grazie per le fantastiche riflessioni che ci hai propostoi.

  4. prima proposta impopolare… vietare il doppiaggio.
    In tutti i paesi in cui i film sono in lingua originale le persone parlano piu o meno inglese.

  5. Alessio scrive:

    Virgi for president…
    ad ogni modo, provvida occasione, Time di questa settimana ha un lungo articolo, titolo “Arrivederci, Italia”, tema: i giovani italiani che vanno all’estero perchè non c’è spazio in Italia. Suggerisco di comprarlo, o di recuperarlo in rete!

  6. Gnomo scrive:

    L’ho letto qualche giorno fa…”bello”…o forse bisognerebbe dire “significativo”!
    http://www.time.com/time/magazine/article/0,9171,2024136,00.html

  7. P. scrive:

    Accidenti a me che mi sono messo a visitare questo blog!

    Mi avete messo addosso una nostalgia dell’ostia, con i vostri discorsi.

    A parte gli scherzi, bellissimo intervento Gras: quando non parli di Sinodi e non ti profondi in polpettoni prelateschi sono spesso d’accordo con te, e lo dico con una certa inquietudine.
    Se per me non fosse così difficile rompere le catene della mia mediocrità quotidiana e adattarmi a vivere stabilmente in un contesto completamente nuovo non avrei esitato nemmeno io a lasciare questo paese anziano e senza cultura, dove una massa di pecore belanti votano berlusconi e vivono nell’ignoranza totale, assuefatti e manipolati dalla tv generalista di regime che propina Grande Fratello a iosa e la solita sfilata di lecchini e leccati, mig.no…. e pr. tettori travestiti da politici o presentatori.
    Siamo la vergogna dell’Europa. Siamo l’unico Paese dove avere una Laurea che non sia in medicina o in ingegneria è diventato un Handicap, invece che un vantaggio; dove la cultura e l’arte sono continuamente trascurate e svilite; dove si chiudono le scuole e i teatri e si investono soldi in cacciabombardieri; dove una cricca di capi dominati da torbidi istinti fa le leggi per tutelare se stessa e i propri amici faccendieri, mafiosi e camorristi, invece del popolo che rappresenta; dove il 40% dei giovani è costretto a fare il lavoro dei propri genitori (sondaggio Istat di qualche tempo fa); dove esiste forse la Carta Costituzionale più bella del mondo ma chi sta al governo, invece di rispettarla e difenderla, pensa a come distruggerla punto per punto e calpestarla (arriveranno anche a togliere la cassa integrazione, vedrete, è solo questione di tempo…)

    Gnomo e Virginia, io penso che abbiate fatto la scelta giusta, anche se probabilmente qui giù mancate a tante persone…E, posto che che nihil est ab omni parte beatum e che appunto non ho mai creduto possa esistere la felicità – se non in un’ingenua speranza o nell’illusione – vi auguro di poter trovare dove ora siete quella serenità che forse qui non avevate più. E che meritate.

  8. simone scrive:

    … beh… se è diventato il post-o dove inneggiare “ai bei tempi andati” o piangersi addosso……. mmm…. OK, ci sto… per una volta… l’unico che mi conosce un po’ è Luca: gioco fuori casa e nessuno si scandalizzerà… la mia coscienza di educatore è quasi salva😉.

    Sarà che i miei due migliori amici sono emigrati (uno è rientrato in verità, ma sempre emigrato è per me, perché ora vive a Milano; l’altro da più di 10 anni vive in Finlandia).

    Sarà che sono reduce da un trasloco “non programmato”, che con la mia famiglia (moglie e 3 bimbi) ci troviamo a ricominciare tutto da capo, nell’hinterland della Capitale, in un posto che non conosciamo, e che la vita da pendolari si riduce a mezzi pubblici e lavoro.

    Sarà che al 12 di ottobre, dopo aver pagato l’affitto, pensavo che il conto corrente (lui, un piccolo essere vivente, compagno di vita….) non ce l’avrebbe fatta a sopravvivere stavolta🙂

    Sarà che mi guardo intorno e nelle situazioni di convivenza quotidiana (autobus, uffici pubblici, scuola, semplice deambulazione sui pubblici marciapiedi…) mi sento come un cristallo tra pentole di ferro… sento usare parole, sento alludere a scelte di vita, vedo atteggiamenti che nel migliore dei casi mi deludono…

    Sarà che è nuvoloso e fa freddo. E che a quasi 40 anni mi scopro più sensibile di quel che mai avessi sospettato…

    Sono profondamente incazzato… guardo alle mie scelte di vita (alcune molto poco trendy) e le riguardo e mi piacciono… non vorrei che fosse però tutta una questione di narcisismo… ma sono stanco e incazzato… guardo mia moglie sbattersi perché sei fai la mamma non puoi lavorare (che l’asilo non te lo danno, a Roma) e se lavori e magari cerchi di realizzare i tuoi sogni, è molto complicato fare la mamma e la moglie, va. Guardo ai miei figli che ci seguono comunque con fiducia… e gli vorrei dare di più, in tempo e serenità.

    Sono confuso, stanco e incazzato.

    E tralascio il capitolo “riconoscimento sul lavoro”….

    Scusate… sfogatoio….

  9. […] chi si è perso i bei commenti all’articolo precedente: l’articolo del Times sui giovani italiani che vanno all’estero; l’articolo di […]

  10. Virginia scrive:

    Ieri stavo raccontando ad un paio di ragazze, una giapponese, l’altra portoghese, alcuni degli scandali diplomatici che Mr Berlusconi ha causato nel passato. Non ci potevano credere. Risate generali.
    …mentre io mi chiedevo per l’ennesima volta “eccheccazzo?”.

    Bellissimo e triste l’intervento di P. “Siamo la vergogna dell’Europa”. Purtroppo e’ vero, ma per fortuna molti degli altri abitanti d’europa non ci conoscono abbastanza per sapere fino a che punto.

    Non direi che sia mediocre decidere di restare in Italia. Forse e’ la scelta piu’ coraggiosa che si possa fare.

  11. Xandré scrive:

    Chioso questo di Virginia:

    “E la cosa piu’ dolorosa e’ che gli italiani stessi in geneale non viaggiano abbastanza per sapere che certe cose sono possibili, non viaggiano abbastanza per crescere, avere nuove idee e mettere in discussione le proprie. La stragrande maggioranza degli italiani non parla inglese abbastanza da leggere le cose che contano su internet.”

    Sto facendo un misero corso di inglese e quando posso uscire dall’Italia pe vedere l’Italia dalla Spagna, dalla Francia, dalla Germania … è allargare gli orizzonti per vedere abitudini e modi europei che noi non vediamo.

  12. simone scrive:

    … 11° comandamento laico: e mai vedere Report la domenica sera prima di una lunga settimana, quando sei già incazzato nero…

  13. virgnia scrive:

    Notizia di alcune settimane fa su Repubblica: “il nostro Paese scende dal 72esimo (2009) al 74esimo posto nella classifica che misura il divario di opportunità tra uomini e donne in 134 nazioni” (rapporto 2010 sul Gender Gap del World Economic Forum).

    Notizia di alcuni giorni fa:
    “L’ Italia passa infatti dal quarantesimo al quarantacinquesimo posto su 163 paesi presi in esame – dietro a Malaysia, Mauritius, Giordania e Botswana – nella classifica della corruzione” (rapporto 2010 di Transparency International)

    Sob…

  14. Xandré scrive:

    Stiamo russando e non ce ne accorgiamo … anche i tedeschi ci sfottono : “Forza Italia!”

    Testuali parole …

  15. Xandré scrive:

    Pizza, spaghetti, mandolino e …

    http://it.viaggi.yahoo.com/p-promozione-3360085

    Ciao

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