I link per il fine settimana (lungo!)

31 ottobre 2010

La delibera del Consiglio comunale di Bazzano che all’unanimità ha approvato il regolamento per la raccolta dei rifiuti porta a porta.

La morte delle politiche sociali in Italia: i dati spaventosi – desunti dal confronto delle leggi finanziarie e dell’ultimo disegno di legge di stabilità (qui) – che mostrano i tagli impressionanti dei principali fondi sociali previsti fino al 2013 (la tabella è del deputato PD Antonio Misiani; dati analoghi anche in un dossier dell’UDC).

Alcuni link per conoscere la situazione in Palestina e Israele, consigliati da Maria Chiara Rioli: il sito del Patriarcato Latino di Gerusalemme; il sito del documento Kairòs Palestine, firmato da cristiani palestinesi di tutte le confessioni; il sito di fratel Andres delle bolognesi Famiglie della Visitazione; alcuni importanti siti di informazione alternativa (qui, qui e qui) e quello dell’autorevole quotidiano israeliano Haaretz.

Una versione  marchigiana e una romagnola della ricetta delle “fave dei morti“. E addirittura la trattazione dell’Artusi.


Futuro, sola andata (o quasi)

28 ottobre 2010

Il vero «Ritorno al futuro» è stato quando siamo usciti dal cinema. Ci siamo improvvisamente ritrovati nel 2010 dopo esserci avventurati per quasi un paio d’ore nel bel mezzo degli anni ’80. Non in quelli di Marty McFly: nei nostri.

Fatico a ricordare se vidi Ritorno al futuro al cinema – ovviamente coi miei – o piuttosto, e più probabilmente all’epoca del primo passaggio in TV, qualche tempo dopo, nel tinello dell’appartamento di via Termanini. Mi affacciavo alle soglie della preadolescenza (le medie!) con timore e tremore puritano, e perfino le innocue trasgressioni di Marty mi provocavano qualche perplesso e stupito rimescolo. Con il secondo, invece, si era già alla fine del decennio, e nell’era del liceo e del cinema con gli amici: ricordo dotte disquisizioni spazio-temporali tra i banchi (e se questo fosse un post su Facebook scriverei: “vero, @Luca Zac?”).

Ma fa inevitabilmente impressione pensare che ora siamo molto più vicini a quel 2015 – senza pattini e macchine volanti, ma con molte altre faccende che a quei tempi neanche s’immaginavano, i blog per dirne una tra tante – che non a quel lontano ’85 (così lo scrivevamo allora). E’ un effetto straniante, da “attraverso lo specchio”, che il gioco delle date dentro e fuori dal film rende pesantemente palpabile. Il migliore degli effetti speciali. Che nel film, a rivederlo, sono pochissmi e ingenui: ma la sua forza non è mai stata quella, bensì il ritmo indiavolato, l’ingranaggio perfetto, la continua e irresistibile ironia, che reggono – molto più che un motore a plutonio – alla prova del tempo; e anzi, a rivederli oggi, appaiono intessuti e retti da una trama di particolari, allusioni e rimandi che anticipa il linguaggio dei migliori telefilm di questo decennio). Valeva la pena anche solo per questo andare a vedere questo “one shot” di Ritorno al futuro rimasterizzato, a 25 anni dall'”esperimento temporale n. 1″.

Con un bel coup de theatre, all’uscita del cinema ci attendeva effettivamente la fida Delorean, vera e luccicante, attorniata dai fans.  Ma siamo tornati a piedi, sempre in direzione del futuro: al ritmo di un minuto al minuto, inesorabile.

[Visto al Capitol – Bologna, mercoledì 27 ottobre.]


Come le sette erbe: un mazzetto di link per il fine settimana

23 ottobre 2010

La proposta di legge del PD sull’acqua: la presentazione – il testo.

Mentre si discute di e-book, il successo dell’editoria cartonera in America Latina: un progetto cileno.

Interpretazioni “abusive” dei tradizionalisti sulla liturgia.

Protestanti d’Emilia: un convegno dell’Alleanza evangelica italiana su Renata di Francia, duchessa di Ferrara.

Protestanti d’Emilia (2): il nuovo sito dei luterani dell’Emilia-Romagna.

Birrerie nostrane: White Dog Brewery a Guiglia; Statale 9 a Crespellano; Beltaine (birra di catagne!) a Granaglione.

Presentazione del libro di Antonino Caponnetto, martedì pomeriggio a Bologna.

Per chi si è perso i bei commenti all’articolo precedente: l’articolo del Times sui giovani italiani che vanno all’estero; l’articolo di Repubblica, ripreso dal Post( con un po’ di commenti).


Quelli che se ne vanno

19 ottobre 2010

Una delle cose che per me ha segnato di più il passaggio dalla giovinezza alla maturità è stato il numero degli amici che sono andati via.

Da adolescente ero abituato a perdere di vista qualcuno: ma, più che altro, perché cambiava compagnia o interessi. Raro che qualcuno si spostasse di casa – e di solito non di molto: già andare a vivere a Modena o a Bologna era considerato un grosso cambiamento. Non molti andavano a studiare lontano, e finiti gli studi tornavano. Il grosso degli amici di un tempo rimaneva. Le nuove esperienze portavano – anche per me, allora ancor più lento di oggi nel farmi nuove amicizie – ad aggiungere persone alla lista, senza cancellare le precedenti. E anche quelli con cui non si era più in rapporti stretti li si vedeva comunque in giro.

Più avanti, invece, mi sono reso conto che in tanti andavano via. Chi per lavorare. Chi con il matrimonio. Ed erano scelte definitive.
La cosa mi ha sempre fatto stare abbastanza male: pezzi del tuo presente, del tuo rassicurante paesaggio quotidiano, che a un certo punto, semplicemente, smettevano di essere lì. Anche per chi rimane “partire è un po’ morire”. Anche se ci si rivede ogni tanto, magari per le feste, anche se ci si scrive o ci si telefona, sempre meno di quanto ci si era ripromessi.
E’ sempre stato così, mi rendo conto. L'”atto di nascita” della mia famiglia marchigiana è quando il mio trisavolo Lorenzo e tale Rita si sposarono e vennero ad abitare a Piandipieca, spostandosi da Belforte di Chienti, che a quei tempi non erano precisamente due passi. Adesso i Grasselli “de fornà” sono sparsi per mezza Italia e oltre. E io stesso, inguaribile sedentario, alla fine mi sono spostato a Bologna (che, mi rendo conto, non è esattamente l’Australia: ma anch’io non sono esattamente Magellano).

Quel che mi sembra veramente nuovo, rispetto a qualche tempo fa, è la facilità con cui si sceglie di andare all’estero. Per lavorare e per restarci: o comunque rimandando un eventuale ritorno a un futuro indeterminato. Ognuno di noi, credo, può mettere in fila un certo numero di amici che hanno fatto questa scelta.
Siamo più globalizzati rispetto a qualche anno fa, più aperti, più intraprendenti? Temo che non sia questo il punto. In fondo, la prima generazione-Erasmus è stata la nostra. Ne abbiamo riportato una buona dose di conoscenza e di apertura al mondo, belle esperienze, amicizie, una lingua in più. Ma, appunto, l’abbiamo riportata a casa: l’idea di rimanere là, per quasi tutti noi, non è mai stata neppure in discussione.
Temo che oggi, tra i tanti che scelgono di andare via dall’Italia, ci sia soprattutto la consapevolezza che all’estero possiamo avere possibilità che qui di fatto mancano. Uno stipendio migliore; una carriera decente e basata sul merito; garanzie e tutele sociali che qui ci sogniamo. Forse noi eravamo più provinciali. Ma non avevamo la percezione che per valorizzare veramente i nostri studi, le nostre capacità e le nostre speranze avremmo dovuto emigrare.
Sì, perché tutto questo – benché ammantato di novità fino al punto di farlo diventare trendy – ha un sapore e una parola antica e amara: emigrazione.

E noi, che restiamo, sentiamo già la mancanza di alcuni tra i migliori di noi. S’intravede l’orizzonte del declino.


Il Sinodo dei vescovi è una figata

15 ottobre 2010

Domenica è iniziato il Sinodo dei vescovi sul Medio Oriente. Avrei voluto seguirlo scrivendo qualcosa anche qui, ma proprio non ce la faccio.  Allora do giusto qualche dritta. cercando di incuriosire qualche lettore.

Intanto, cos’è il Sinodo dei vescovi? E’ un’assemblea di rappresentanti dei vescovi cattolici: “un luogo per l’incontro dei vescovi tra di loro”, insieme al papa, “per lo scambio di informazioni ed esperienze, per la comune ricerca di soluzioni pastorali”. Si rifà all’antica tradizione sinodale della Chiesa, ma è una novità del Concilio Vaticano II, anzi è nato proprio col desiderio di “mantenere vivo l’autentico spirito formatosi dall’esperienza conciliare”. Qui potete leggere qualcosa in più sulla sua nascita.

Come funziona? I vescovi di tutto il mondo, o di una particolare regione, mandano i loro rappresentanti a Roma, che discutono per alcune settimane su un determinato argomento, o sulla situazione della Chiesa in quella regione.
E’ un grande organo consultivo: non decide nulla, ma formula delle “Proposizioni” (che sono al tempo stesso delle “frasi” e delle “proposte”) che vengono inviate al papa. Il papa si prende del tempo per ragionarci sopra e in uno o due anni – naturalmente con l’aiuto dei vari organi di Curia – scrive un'”Esortazione apostolica post-sinodale”, cioè un documento – che porta la sua firma – e che raccoglie e rielabora quanto da quelle “Proposizioni” è stato recepito.

Fino a pochi anni fa le “Proposizioni” venivano tenute rigorosamente segrete: Benedetto XVI ha deciso che fossero pubblicate (qui vedete per esempio quelle dell’ultimo sinodo concluso, quello sull’Africa).
E’ solo una delle innovazioni introdotte da papa Ratzinger nel Sinodo: per esempio, è stata ridotta leggermente la durata dei lavori ma sono stati introdotti momenti di libero dialogo tra i componenti, per non rinviare tutta la discussione ai soli “circoli minori” (una sorta di gruppi di lavoro). Qui potete leggere l’attuale Regolamento del Sinodo, approvato nel 2006. Benedetto XVI inoltre (a differenza di Giovanni Paolo II) ha iniziato a fare interventi personali nel corso della discussione.

Mentre i “padri sinodali” sono tutti vescovi, sono invitati anche degli “auditori” – una sorta di esperti – che possono essere anche preti, religiosi o laici (donne comprese). Esistono poi i “delegati fraterni“, dei veri e propri “inviati” di comunità cristiane non cattoliche (nel Sinodo del 2008 fece scalpore la presenza del patriarca di Costantinopoli Bartolomeo I, il primate della Chiesa ortodossa). Tutti costoro possono fare, e fanno, interventi in aula.

Il bello del Sinodo dei vescovi è che lo si può seguire molto da vicino: non proprio in diretta ma quasi. Non siamo abituati a una simile trasparenza per le istituzioni della Chiesa.
Il “Bollettino del Sinodo dei vescovi” (Synodus Episcoporum Bollettino)  viene pubblicato almeno una-due volte al giorno, anche sul sito del Vaticano. Possiamo leggere (per riassunti significativi) tutti quanti gli interventi, già tradotti in italiano, a mezza giornata di distanza circa. Per esempio, ecco la trascrizione degli interventi di ieri pomeriggio (giovedì).

Insomma, questo Sinodo è una grande occasione per ascoltare direttamente la viva voce dei cristiani delle Chiese del Medio Oriente. Leggendo si scopre facilmente che i padri sinodali parlano con franchezza: analizzano in modo solitamente lucido e disincantato la situazione della loro Chiesa e della società del luogo, senza rinunciare a mettere il dito nella piaga; spesso non risparmiano critiche ai documenti preparatori o a cose che – anche nell’organizzazione ecclesiale – non vanno, suggerendo soluzioni e riforme anche coraggiose.

Tra i temi scottanti di questo Sinodo il rapporto coi musulmani, l’emigrazione dei cristiani e le sue conseguenze, il rischio della frammentazione e scarsa collaborazione tra le Chiese cattoliche di diverso rito, i rapporti con Roma e con la Chiesa latina… Si può quindi comporre un quadro molto ricco e frastagliato di situazioni e di esperienze che normalmente non sono sotto l’attenzione dei media e spesso vengono trascurate anche dai cattolici “occidentali”.

UNA SEGNALAZIONE: nel contesto del Sinodo, domenica in parrocchia a Bazzano incontreremo Maria Chiara Rioli, reduce da un’esperienza di circa un anno in Israele e Palestina che le ha consentito di venire a contatto con molte realtà significative della regione.
Maria Chiara è dottoranda alla Normale di Pisa, collabora con Il Regno e diverse altre testate; nel 2009 ha vinto il Premio Toniolo Diritto Internazionale per la Pace. Si occupa d’informazione sociale e dal Sud del mondo, delle relazioni tra religioni e società.
L’appuntamento è per le 15 nel salone parrocchiale.


Il rusco 2.0

13 ottobre 2010

Ormai ci siamo. La mattina del 25 ottobre Bazzano si risveglierà senza cassonetti del rusco. Questo sarà il primo risultato dell’introduzione della raccolta differenziata. Senza timore che una fila di sacchetti colorati deturpi le vie più belle di Bazzano: in tutto il centro storico non si potrà deporre l’immondizia la sera, ma solo la mattina dei giorni di raccolta, entro le 8.30. Ecco la soluzione adottata dall’amministrazione ha adottato questa soluzione, proprio nel momento in cui anche a Bologna si discute se eliminare i cassonetti in centro, per favorire il decoro e prevenire il degrado ambientale.

L’arrivo del “porta a porta” era atteso da tempo: preceduto da entusiasmo e da sollecitazioni, ma anche da timori e prudenze, come quelle che avevano alla fine trattenuto l’amministrazione Baioni. Una resistenza culturale, presente anche all’interno delle forze di maggioranza, che si esprimeva (forse si mascherava) nella richiesta di trovare sistemi alternativi di raccolta differenziata. Da questo punto di vista, il ringiovanimento – anche anagrafico – della nuova giunta è stato sicuramente decisivo. Del resto era acclarata l’impossibilità di raggiungere percentuali di materiale riciclato anche lontanamente simili con altri sistemi di raccolta, come le “isole ecologiche”, che peraltro si può dubitare si adattino bene a una realtà come quella di Bazzano.

Accanto alle ritrosie e ai legittimi dubbi di molti cittadini, del resto, ci sono anche opinioni – e forze sociali – fortemente favorevoli. Anzi (accanto alla campagna informativa che l’Amministrazione sta attuando assieme a Hera, molto capillare, e che sta riscuotendo una grande partecipazione dei cittadini agli incontri) sarebbe stato bello che il Comune avesse coinvolto direttamente, nei mesi scorsi, le associazioni più interessate, che avrebbero potuto contribuire in prima persona all’opera di informazione e sensibilizzazione.

Non è scontato, per tutti, infatti, che la raccolta differenziata è un’esigenza forte, e persino ovvia, per la salvaguardia dell’ambiente, e in particolare per la sostenibilità del sistema di smaltimento dei rifiuti (Napoli e Palermo, purtroppo, insegnano); e non tutti sanno che il “porta a porta” è diffuso da anni in buona parte d’Italia: non più una sperimentazione avveniristica, ma un sistema abbondantemente rodato, anche in Emilia-Romagna e nella nostra provincia, dove pure Hera non è stata particolarmente rapida nell’introdurlo.

C’è infatti anche chi rimprovera all’amministrazione di arrivare “buoni ultimi”. Un richiamo non infondato: ma la maggiore esperienza accumulata in questi anni dal gestore dovrebbe garantire ai bazzanesi di essere più al riparo da possibili inghippi rispetto a chi – come la vicina Monteveglio – ha avuto l’onere e l’onore di sperimentare tra i primi il nuovo sistema. Chiaramente, ora vedremo come andranno le cose. Quel che è certo, finalmente Bazzano non subirà più l’“immigrazione clandestina” di rusco dovuta alla pessima usanza di alcuni di sfuggire alla raccolta differenziata portando il proprio pattume nei bidoni dei comuni vicini.

Un aspetto molto apprezzabile del libretto informativo di Hera è la “tracciabilità” del percorso del rusco bazzanese, con l’indicazione dei singoli impianti in cui questo viene riciclato. Una forma di trasparenza che – seppure non eliminerà tutti i dubbi di chi è contrario alla gestione del servizio da parte di Hera – consentirà di controllare più facilmente che il processo vada effettivamente a buon fine.

Quello che ancora ha da essere “tracciato”, invece, è il risparmio. Il libretto di Hera promette un risparmio sensibile “a medio termine”. Una promessa su cui l’amministrazione dovrà vigilare e pungolare Hera, di cui siamo pur sempre “soci”. Sperando almeno di evitare paradossi: in attesa paziente che il “medio termine” arrivi, risulterebbe quantomeno sgradevole trovarci in un “breve termine” di aumenti difficili da giustificare.


Il terribile maglione a losanghe (e un mio Odg in Direzione Provinciale)

6 ottobre 2010

Per chi vuole vedere il mio intervento alla Direzione Provinciale di Bologna del PD ieri, martedì 5 ottobre (a partire dal minuto 1.11.50).

http://www.ustream.tv/flash/video/10016842?v3=1

L’ordine del giorno che ho presentato è poi stato accolto dal Segretario Provinciale e approvato dalla Direzione, con 5 astensioni.
Penso che possa interessare in particolare chi è abituato a fare politica in provincia e lamenta un certo eccesso di “bolognacentrismo”.

Eccolo qui sotto (testo ufficioso):

ORDINE DEL GIORNO

La Direzione Provinciale del PD di Bologna

consapevole che

– lo sviluppo coerente del sistema che vede in Bologna il suo fulcro e il suo centro è interesse convergente per tutti gli abitanti della provincia, compresi coloro che non sono residenti a Bologna, ma che in gran parte frequentano la città per il lavoro, lo studio, il commercio, il divertimento, le relazioni sociali, contribuendo al suo benessere e al suo sviluppo;

– è opportuno favorire i processi di consultazione e compartecipazione alle decisioni, in vista della creazione della Città Metropolitana, che il PD di Bologna ha posto con grande chiarezza ed energia nella sua base programmatica;

– il PD è chiamato svolgere un ruolo importante nel favorire tale crescita dell’integrazione politica tra città e provincia nel nostro territorio, anzitutto favorendo la discussione e lo scambio all’interno e tra gli organi del partito;

– è importante valorizzare in questo senso il contributo degli organi locali e territoriali del PD;

invita

– il Segretario Provinciale e la Direzione Provinciale a promuovere nelle prossime settimane in tutte le Zone della provincia assemblee dedicate alla discussione sul programma per le prossime elezioni comunali a Bologna, a partire dal Documento di indirizzo politico programmatico condiviso con la coalizione, invitando a presentare e raccogliere note, osservazioni, proposte incentrate in particolare sulle aspettative e le necessità dei residenti in provincia relativamente alla città di Bologna;

– i Segretari di Zona e Comunali a organizzare di comune accordo tali assemblee nel modo più opportuno, e successivamente a sintetizzare per ogni zona le osservazioni presentate in un documento da recapitare alle sedi programmatiche in tempo utile per la loro discussione;

 auspica

una concreta ricezione di tali contributi all’interno del documento programmatico definitivo del PD e della coalizione, una volta concluso il percorso delle primarie.

(Firme: Grasselli, Marchesini, Bacchiocchi, Marino, Salsedo, Corti, Mignani, Falchieri, Contro,  Santi Casali, Mirabella, Foresti, Summa, Bernagozzi e altri) 


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