Il voto a Bazzano: un tentativo di analisi


 

Anche a Bazzano arriva l’onda lunga dell’astensione. Un calo netto di 10 punti dei votanti: alle regionali sono andati a votare meno di 72 bazzanesi su 100: appena un anno prima erano stati 81. Bisogna inoltre considerare un 2,2% di schede bianche o nulle. Con questi chiari di luna, per tutti i partiti tradizionali la gara è a chi perde meno voti.
La vince il PD, che contiene le perdite e, in percentuale, arriva a guadagnare oltre il 4% rispetto alle europee dell’anno precedente (e più del 3% rispetto alle contemporanee provinciali), tornando a esprimere la maggioranza assoluta dei voti (51,11%): un aumento che spicca rispetto ai comuni vicini, che presentano una crescita minore o addirittura un leggero calo.
A differenza che a Bologna città, a Bazzano e nelle località vicine il centrodestra non aumenta rispetto all’anno scorso: cala leggermente in percentuale, cala ancora di più quanto a voti assoluti : la diminuzione del PDL rispetto all’anno scorso non è compensata dalla crescita della Lega. A Bazzano, addirittura, se prendiamo come riferimento le provinciali è il lieve calo percentuale anche la Lega.

Se quindi il PD inverte la rotta e rimedia parzialmente rispetto alla prestazione assai negativa dell’anno precedente (47,7% rispetto al 57,5% del 2005, e al 56,0% delle politiche del 2006, dato rimasto praticamente identico nel 2008), la tendenza di lungo periodo, sia per il partito sia per tutta la coalizione di centrosinistra rimane preoccupante. Lo vediamo soprattutto nel confronto con il 2005, quando Vasco Errani aveva raccolto il consenso del 71,7% dei votanti, sceso ora al 62,1%, con un calo di quasi dieci punti.
Ad avvantaggiarsene è solo in scarsa misura il centrodestra, che in cinque anni passa dal 26,4% al 27,2%; certo, se si considera che nel 2005 la coalizione comprendeva anche l’UDC, l’aumento è sicuramente maggiore, e – se si osserva il voto ai singoli partiti – quasi tutto da attribuire alla Lega, che balza dal 3,3% del 2005 al 10,2% del 2010 (passando per il 3,5% delle politiche del 2006 e il 6,1% di quelle del 2008: il 17,9% del PDL risulta invece inferiore alla somma di FI e di AN di cinque anni fa (19,6%, che era salito al 21,5% alle politiche del 2006, dato rimasto praticamente identico nel 2008).

Impressionante il risultato della lista del Movimento 5 stelle di Grillo, che arriva a totalizzare un roboante 7% per il candidato presidente (che cala al 6,32% per il voto di lista).

L’UDC è in leggero calo, sia rispetto all’anno scorso (3,2% rispetto al 3,4%, a cui andava però aggiunto lo 0,4% della lista Galletti) sia rispetto al 2005 (3,4% all’interno della coalizione di centrodestra, mentre i risultati delle politiche erano stati più lusinghieri: 4,71% nel 2006 col centrodestra, 3,71% nel 2008 da solo).

Tutte le altre forze della coalizione di centrosinistra perdono quote percentuali, e ancor più voti, rispetto all’anno scorso: in particolare l’Italia dei Valori, che ridimensiona l’exploit del 2009 passando al 6,8% dall’8,4% delle provinciali, l’apice di una tendenza positiva a cui questa formazione era giunta partendo dallo 0,8% del 2005 passando per l’1,1% del 2006 e per il 4,3% del 2008. Anche la Federazione della Sinistra passa in un anno dal 3,8% al 2,6%, ben lontana dai risultati del 2005. Per Sinistra e libertà va fatto un discorso a parte: il leggero calo (-0,20%) rispetto alla somma dei voti de «La Sinistra» e dei Verdi del 2009 va considerato alla luce del fatto che l’anno scorso la prima formazione comprendeva anche i socialisti, oggi confluiti ufficialmente nella lista del PD, per cui si può parlare di un risultato stabile. Rispetto al 2005, tuttavia, l’area a sinistra del PD è ridotta a un terzo, passando in complesso dal 12,6% al 4,4% dei voti.

Come sintetizzare questi dati?

1) Rispetto al 2009, il centrodestra non solo non sfonda, ma nel complesso è fermo al palo. Guardando le cose in prospettiva storica, la situazione è più complessa: in cinque anni vi è un sensibile avanzamento delle forze che attualmente si riconoscono nell’attuale PdL (FI, AN e Lega), che crescono dal 22,9% al 28,10% (ma nel 2005 vanno aggiunti alla coalizione di centrodestra il Nuovo PSI col suo 1,0% netto, e – come già detto – il 3,4% dell’UDC), ma, come abbiamo visto, dal 2005 la coalizione nel suo complesso cresce solo dello 0,8%. (Va ricordato che alle ultime elezioni non si presentavano liste di estrema destra, che negli ultimi anni hanno sempre totalizzato da un minimo dello 0,7% a un massimo dell’1,8%.) Il dato positivo si deve esclusivamente alla Lega, il cui risultato spicca in particolare considerando che a Bazzano questo partito non ha praticamente alcuna rappresentanza riconoscibile ed esprime, sostanzialmente, un puro voto d’opinione: come mostra anche il fatto che sono state espresse appena 26 preferenze, di cui ben 16 per il leader bolognese Bernardini). All’interno del centrodestra si riconferma la forza della componente ex-AN, come mostra il risultato davvero notevole delle 187 preferenze per Vecchi (per cui molto si è speso il consigliere Girotti), a cui vanno aggiunte le 29 per Bignami, mentre Foschini (sostenuto dalla consigliera Barbieri) ne ha totalizzate appena 10, una in meno di Salomoni. Sostanzialmente statici e stabili i valori dell’UDC ormai assestata su posizioni di centro “puro”. Anche in questo caso i pochi voti di preferenza (per la Marri e la Noè) fanno pensare a un voto prevalentemente d’opinione e corroborano l’idea che una buona parte della lista civica Nuova Bazzano si sia attivamente orientata per il voto al PdL e al consigliere Vecchi.

2) Il centrosinistra cala progressivamente.
Il PD recupera tonicità rispetto al 2009
, come dimostra anche il buon risultato delle preferenze raggiunte da Paola Marani (ben 395), indice di forte radicamento del consenso: in generale, il gran numero di preferenze espresse (511, quasi un elettore PD su 3), esprime desiderio di partecipazione, consapevolezza e identificazione positiva con un candidato (spiccano le 66 preferenze ottenute da Cevenini, cui seguono quelle di candidati che esprimono sensibilità più specifiche come Paruolo [20], Mumolo [9], la Zamboni e Merighi [5], oltre alle 10 preferenze per il candidato socialista rispetto all’anno scorso). Il PD ha perso comunque una quota di elettorato rispetto agli anni precedenti: dato particolarmente preoccupante se si osservano i voti assoluti.
Mi sembra che questo risultato si inquadri nel senso della crescita, negli ultimi anni, di un elettorato “critico”, impermeabile alla destra, ma che ha marcato in vario modo la misura del suo scontento. Un elettorato che nel 2009 si è espresso largamente per l’IDV alle europee e alle provinciali, ma alle comunali ha preferito optare in buona parte per Civicamente Bazzano (anziché per l’IDV localmente alleato con il PD); che in parte minore – e calante – trova una sua collocazione nei simboli tradizionali della sinistra radicale (che siano esterni o interni alla coalizione di centrosinistra); ma che nelle ultime regionali si è riversato in buona parte sul Movimento 5 stelle. Affine a questi elettori è probabilmente da considerare anche una buona quota di quelli che si sono astenuti.

Per il PD e in generale per il centrosinistra l’aspetto preoccupante è che la maggior parte di questo elettorato – che probabilmente vede al suo interno una forte componente di giovani e di giovani adulti – non ha avuto alcun timore di negare il proprio consenso alla coalizione di centrosinistra. (La quasi-certezza che Errani avrebbe comunque vinto è solo parzialmente rassicurante.) L’aspetto qualunquista del “sono tutti uguali” ha avuto una parte importante sia per chi è rimasto a casa, sia nei messaggi veicolati dalla lista legata a Grillo.
Ma il voto a Grillo è stato comunque un voto in qualche modo consapevole, non disinformato. Un voto d’opinione, non d’appartenenza (così pure, parlando a braccio, il voto all’IDV, ma anche a SeL; più complesso il discorso sulla Federazione della sinistra). Come tale, un voto non irrecuperabile: come pure quello di molti astenuti. Ma che potrà essere riconquistato non con una facile rincorsa, un maquillage superficiale o l’ennesima operazione-novità. Solo uno stile diverso, una migliore attenzione e capacità intercettiva, una capacità di ascolto e di interazione reali, da mettere in campo da subito, ma che saranno provati sui tempi lunghi e sulla loro effettiva incidenza nei meccanismi di partito e di governo, potranno dare dei risultati autentici su un elettorato disaffezionato e disilluso, anche se non sempre disattento. E potrebbero incidere perfino su alcuni che hanno deciso di votare al centro o a destra, o che comunque non si sentono di sinistra. Penso che per il PD e in generale per il centrosinistra la sfida sia questa. A Bazzano e non solo.

2 risposte a Il voto a Bazzano: un tentativo di analisi

  1. Sauro scrive:

    Grazie Luca, io da questi numeri traggo queste conclusioni: -non c’è passaggio evidente di voti tra i due poli – l’UDC non riece a fare l’ago della bilancia – cresce l’astensione come scelta politica e crescono i movimenti che contestano queste modalità di fare politica.Sarebbe interessante indagare quest’area per capire da dove provengono questi voti e anche la miscela di valori che esprimono. Credo che ciò che il PD debba fare sia dare proprie risposte alle domande che provengono da questo elettorato.Non sarà facile perchè dovremo spogliarci di modalità per noi consuete e trasmettere le nostre convinzioni con semplicità e con comportamenti coerenti. Ne saremo capaci?

  2. GOCCE scrive:

    Credo che la lista Grillo sia un fenomeno da guardare con molta attenzione, perché se l’astensione dal voto dice protesta (ma per una certa percentuale anche disinteresse), la lista Grillo dice protesta+proposta.
    Le proposte del Movimento 5 stelle sono precise, in aree di grande sensibilità. Poi, si possono condividere o meno, ma la capacità di presentarsi alla gente con alcune proposte chiare in punti chiave paga. Il restare nel vago nei programmi, rispetto anche ad esigenze locali, per tenersi le mani libere una volta conquistato il voto, comincia a pagare di meno.

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