I banchetti per il referendum sull’acqua a Bazzano

29 aprile 2010

Per ora: tutti i sabati mattina al mercato in piazza; il 9 maggio alla festa della Giuditta durante tutta la giornata; in date ancora da fissare definitivamente, anche presso la Coop (per ora l’8 maggio pomeriggio) e l’Ospedale (per ora il 15 maggio mattina), e in altre occasioni. Venite, firmate, date una mano!


Per non fare un buco nell’acqua. Due strategie che devono convergere (e intanto firma anche tu!)

23 aprile 2010

 

L’obiettivo è unico: la lotta contro la privatizzazione obbligatoria dell’acqua introdotta dal decreto Ronchi, che fissa la quota massima pubblica al 30%. Il riferimento simbolico è duplice, a cavallo tra la Giornata della Terra e la Festa della Liberazione.
Anche la tattica è doppia: un referendum abrogativo, da una parte, e un’iniziativa di legge che sarà presentata in Parlamento ma anche supportata da una grande raccolta di firme. Il primo lo presenta una variegata serie di sigle e di associazioni, dai partiti della sinistra radicale fino alla Conferenza degli istituti missionari, dalle ACLI all’ARCI, da Libera a Legambiente, dai grillini all’Unità, dalla CGIL (con qualche distinguo) al WWF; della seconda – annunciata in conferenza stampa giusto ieri  –  è titolare in proprio il PD. Due raccolte di firme creeranno confusione o potrebbero rafforzarsi l’un l’altra? E più in generale, è il caso di parlare di concorrenza e di contrapposizione o di plurale ricchezza di approcci?

Il PD – che pure si professa vicino al movimento referendario, e “guarda con simpatia” alla mobilitazione contro il provvedimento del governo – afferma che “il referendum non basta”, sia per l’impostazione “unicamente abrogativa” e quindi “non costruttiva”, sia perché lo strumento referendario, negli ultimi anni, appare sempre di più un’arma spuntata. I promotori del referendum, invece, ritengono che “con l’attuale maggioranza parlamentare” l’abrogazione dei quesiti per via referendaria sia l’unica via possibile “in chiave riformista”.

In realtà, sullo sfondo – ma non troppo – ci sono anche divergenze importanti di contenuto: i referendari sono per una gestione pubblica efficiente ma tenuta lontana dalla logica del profitto, come un servizio “privo di rilevanza economica” ed estraneo a logiche tariffarie;  il PD non chiude la porta al servizio integrato, mettendo in primo piano una forte regolamentazione pubblica, che eviti monopoli privati ed esalti il ruolo di regioni ed enti locali, e al contempo la necessità di criteri industriali per favorire le economie di scala e ridurre gli sprechi, mentre una “tariffa come corrispettivo del servizio idrico integrato” consentirebbe di applicare sia tariffe sociali per le fasce deboli, sia una tariffa di incentivo del risparmio idrico. Due prospettive dalle conseguenze ben diverse, specialmente nell’ottica delle multiutilities di settore (una per tutte: l’emiliana Hera – ma vicino alle ultime elezioni regionali hanno tenuto banco anche progetti, sospetti e appetiti sulla sorte dell’Acquedotto pugliese).

La possibilità di un’azione comune, quindi, è soltanto una pia illusione, un velo di cortesia istituzionale, dietro cui si celano due punti di arrivo radicalmente differenti? Probabilmente – se non ci si addentra nella strada di reciproche preclusioni ideologiche e ci si concentra sugli obiettivi concreti – si può percorrere insieme parecchia strada.
Per una “piattaforma” condivisa, non è sufficiente la lotta per mantenere e anzi recuperare il controllo sulla gestione dell’acqua da parte della comunità dei cittadini e delle comunità locali? lo sforzo contro gli sprechi e per investimenti strutturali adeguati? l’impegno per garantire a tutti l’acqua e per favorirne un consumo sobrio e responsabile, nel rispetto dell’ambiente e delle generazioni future?
La criticità di alcuni aspetti del comportamento di aziende come Hera non può essere negata. Ma Hera (che del resto in virtù del patto di sindacato conserva la maggioranza pubblica, cresciuta anzi ultimamente al 62% grazie all’efficacia dell’aumento di capitale riservato a enti pubblici) nasce nel 2002: ben prima dei provvedimenti oggetto del referendum! Mentre problemi come – ad esempio – il ridotto potere contrattuale dei piccoli comuni, con tutto quanto ne consegue, erano ben presenti anche quando il gestore era l'”azienda speciale” A.co.ser.
Più in generale, allo stato attuale delle cose, laddove sono già operative multiutilities a maggioranza pubblica, la battaglia vera da combattere non è forse quella di non arretrare sulla composizione del capitale azionario di controllo, e al tempo stesso di far pendere la bilancia della loro azione sempre più in direzione dell’interesse pubblico – cioè degli enti locali, dei cittadini, dell’ambiente? E questa sfida non può trovare unito il centrosinistra italiano ed emiliano?

In ogni caso, anche a Bazzano iniziano i banchetti per la raccolta di firme sul referendum. Sogno la firma di mille bazzanesi in difesa dell’acqua pubblica, mi è stato detto che sono un utopista, dimostratemi che sono stato anche troppo prudente.


Il voto a Bazzano: un tentativo di analisi

15 aprile 2010

 

Anche a Bazzano arriva l’onda lunga dell’astensione. Un calo netto di 10 punti dei votanti: alle regionali sono andati a votare meno di 72 bazzanesi su 100: appena un anno prima erano stati 81. Bisogna inoltre considerare un 2,2% di schede bianche o nulle. Con questi chiari di luna, per tutti i partiti tradizionali la gara è a chi perde meno voti.
La vince il PD, che contiene le perdite e, in percentuale, arriva a guadagnare oltre il 4% rispetto alle europee dell’anno precedente (e più del 3% rispetto alle contemporanee provinciali), tornando a esprimere la maggioranza assoluta dei voti (51,11%): un aumento che spicca rispetto ai comuni vicini, che presentano una crescita minore o addirittura un leggero calo.
A differenza che a Bologna città, a Bazzano e nelle località vicine il centrodestra non aumenta rispetto all’anno scorso: cala leggermente in percentuale, cala ancora di più quanto a voti assoluti : la diminuzione del PDL rispetto all’anno scorso non è compensata dalla crescita della Lega. A Bazzano, addirittura, se prendiamo come riferimento le provinciali è il lieve calo percentuale anche la Lega.

Se quindi il PD inverte la rotta e rimedia parzialmente rispetto alla prestazione assai negativa dell’anno precedente (47,7% rispetto al 57,5% del 2005, e al 56,0% delle politiche del 2006, dato rimasto praticamente identico nel 2008), la tendenza di lungo periodo, sia per il partito sia per tutta la coalizione di centrosinistra rimane preoccupante. Lo vediamo soprattutto nel confronto con il 2005, quando Vasco Errani aveva raccolto il consenso del 71,7% dei votanti, sceso ora al 62,1%, con un calo di quasi dieci punti.
Ad avvantaggiarsene è solo in scarsa misura il centrodestra, che in cinque anni passa dal 26,4% al 27,2%; certo, se si considera che nel 2005 la coalizione comprendeva anche l’UDC, l’aumento è sicuramente maggiore, e – se si osserva il voto ai singoli partiti – quasi tutto da attribuire alla Lega, che balza dal 3,3% del 2005 al 10,2% del 2010 (passando per il 3,5% delle politiche del 2006 e il 6,1% di quelle del 2008: il 17,9% del PDL risulta invece inferiore alla somma di FI e di AN di cinque anni fa (19,6%, che era salito al 21,5% alle politiche del 2006, dato rimasto praticamente identico nel 2008).

Impressionante il risultato della lista del Movimento 5 stelle di Grillo, che arriva a totalizzare un roboante 7% per il candidato presidente (che cala al 6,32% per il voto di lista).

L’UDC è in leggero calo, sia rispetto all’anno scorso (3,2% rispetto al 3,4%, a cui andava però aggiunto lo 0,4% della lista Galletti) sia rispetto al 2005 (3,4% all’interno della coalizione di centrodestra, mentre i risultati delle politiche erano stati più lusinghieri: 4,71% nel 2006 col centrodestra, 3,71% nel 2008 da solo).

Tutte le altre forze della coalizione di centrosinistra perdono quote percentuali, e ancor più voti, rispetto all’anno scorso: in particolare l’Italia dei Valori, che ridimensiona l’exploit del 2009 passando al 6,8% dall’8,4% delle provinciali, l’apice di una tendenza positiva a cui questa formazione era giunta partendo dallo 0,8% del 2005 passando per l’1,1% del 2006 e per il 4,3% del 2008. Anche la Federazione della Sinistra passa in un anno dal 3,8% al 2,6%, ben lontana dai risultati del 2005. Per Sinistra e libertà va fatto un discorso a parte: il leggero calo (-0,20%) rispetto alla somma dei voti de «La Sinistra» e dei Verdi del 2009 va considerato alla luce del fatto che l’anno scorso la prima formazione comprendeva anche i socialisti, oggi confluiti ufficialmente nella lista del PD, per cui si può parlare di un risultato stabile. Rispetto al 2005, tuttavia, l’area a sinistra del PD è ridotta a un terzo, passando in complesso dal 12,6% al 4,4% dei voti.

Come sintetizzare questi dati?

1) Rispetto al 2009, il centrodestra non solo non sfonda, ma nel complesso è fermo al palo. Guardando le cose in prospettiva storica, la situazione è più complessa: in cinque anni vi è un sensibile avanzamento delle forze che attualmente si riconoscono nell’attuale PdL (FI, AN e Lega), che crescono dal 22,9% al 28,10% (ma nel 2005 vanno aggiunti alla coalizione di centrodestra il Nuovo PSI col suo 1,0% netto, e – come già detto – il 3,4% dell’UDC), ma, come abbiamo visto, dal 2005 la coalizione nel suo complesso cresce solo dello 0,8%. (Va ricordato che alle ultime elezioni non si presentavano liste di estrema destra, che negli ultimi anni hanno sempre totalizzato da un minimo dello 0,7% a un massimo dell’1,8%.) Il dato positivo si deve esclusivamente alla Lega, il cui risultato spicca in particolare considerando che a Bazzano questo partito non ha praticamente alcuna rappresentanza riconoscibile ed esprime, sostanzialmente, un puro voto d’opinione: come mostra anche il fatto che sono state espresse appena 26 preferenze, di cui ben 16 per il leader bolognese Bernardini). All’interno del centrodestra si riconferma la forza della componente ex-AN, come mostra il risultato davvero notevole delle 187 preferenze per Vecchi (per cui molto si è speso il consigliere Girotti), a cui vanno aggiunte le 29 per Bignami, mentre Foschini (sostenuto dalla consigliera Barbieri) ne ha totalizzate appena 10, una in meno di Salomoni. Sostanzialmente statici e stabili i valori dell’UDC ormai assestata su posizioni di centro “puro”. Anche in questo caso i pochi voti di preferenza (per la Marri e la Noè) fanno pensare a un voto prevalentemente d’opinione e corroborano l’idea che una buona parte della lista civica Nuova Bazzano si sia attivamente orientata per il voto al PdL e al consigliere Vecchi.

2) Il centrosinistra cala progressivamente.
Il PD recupera tonicità rispetto al 2009
, come dimostra anche il buon risultato delle preferenze raggiunte da Paola Marani (ben 395), indice di forte radicamento del consenso: in generale, il gran numero di preferenze espresse (511, quasi un elettore PD su 3), esprime desiderio di partecipazione, consapevolezza e identificazione positiva con un candidato (spiccano le 66 preferenze ottenute da Cevenini, cui seguono quelle di candidati che esprimono sensibilità più specifiche come Paruolo [20], Mumolo [9], la Zamboni e Merighi [5], oltre alle 10 preferenze per il candidato socialista rispetto all’anno scorso). Il PD ha perso comunque una quota di elettorato rispetto agli anni precedenti: dato particolarmente preoccupante se si osservano i voti assoluti.
Mi sembra che questo risultato si inquadri nel senso della crescita, negli ultimi anni, di un elettorato “critico”, impermeabile alla destra, ma che ha marcato in vario modo la misura del suo scontento. Un elettorato che nel 2009 si è espresso largamente per l’IDV alle europee e alle provinciali, ma alle comunali ha preferito optare in buona parte per Civicamente Bazzano (anziché per l’IDV localmente alleato con il PD); che in parte minore – e calante – trova una sua collocazione nei simboli tradizionali della sinistra radicale (che siano esterni o interni alla coalizione di centrosinistra); ma che nelle ultime regionali si è riversato in buona parte sul Movimento 5 stelle. Affine a questi elettori è probabilmente da considerare anche una buona quota di quelli che si sono astenuti.

Per il PD e in generale per il centrosinistra l’aspetto preoccupante è che la maggior parte di questo elettorato – che probabilmente vede al suo interno una forte componente di giovani e di giovani adulti – non ha avuto alcun timore di negare il proprio consenso alla coalizione di centrosinistra. (La quasi-certezza che Errani avrebbe comunque vinto è solo parzialmente rassicurante.) L’aspetto qualunquista del “sono tutti uguali” ha avuto una parte importante sia per chi è rimasto a casa, sia nei messaggi veicolati dalla lista legata a Grillo.
Ma il voto a Grillo è stato comunque un voto in qualche modo consapevole, non disinformato. Un voto d’opinione, non d’appartenenza (così pure, parlando a braccio, il voto all’IDV, ma anche a SeL; più complesso il discorso sulla Federazione della sinistra). Come tale, un voto non irrecuperabile: come pure quello di molti astenuti. Ma che potrà essere riconquistato non con una facile rincorsa, un maquillage superficiale o l’ennesima operazione-novità. Solo uno stile diverso, una migliore attenzione e capacità intercettiva, una capacità di ascolto e di interazione reali, da mettere in campo da subito, ma che saranno provati sui tempi lunghi e sulla loro effettiva incidenza nei meccanismi di partito e di governo, potranno dare dei risultati autentici su un elettorato disaffezionato e disilluso, anche se non sempre disattento. E potrebbero incidere perfino su alcuni che hanno deciso di votare al centro o a destra, o che comunque non si sentono di sinistra. Penso che per il PD e in generale per il centrosinistra la sfida sia questa. A Bazzano e non solo.


Le regionali a Bazzano: una prima piccola analisi

1 aprile 2010

 

A Bazzano il PD (51,1%) recupera più di tre punti percentuali rispetto alle elezioni del 2009, tornando sopra la soglia del 50% , mentre la Lega (10,20%) e il PdL (17,90%) segnano una battuta d’arresto. Fortissimo l’exploit del movimento di Grillo (6,3%), stabile l’UDC (3,2%) . Ridimensionate, rispetto all’anno scorso, le altre forze della coalizione di centrosinistra (IDV 6,80%, Federazione della sinistra 2,60%, Sinistra e Libertà 1,80%), che nel complesso si mantiene percentualmente stabile, a fronte di un leggero calo di quella di centrodestra (che diventa un calo di oltre due punti nel voto per il presidente della regione).
Ma il dato più lampante in termini di voti assoluti è l’aumento dell’astensione, che incide su tutti i partiti tradizionali, così da trasformare il confronto in una gara a chi perde meno voti: ne perde 84 il PD (quasi il 5% dei voti che aveva solo l’anno prima), 78 il PdL (quasi il 12%), 59 la Lega (oltre il 15%), 31 l’UDC (considerando anche i voti per la lista Galletti del 2009: il 25%), 86 (ben il 28%) l’IDV, 55 (ben il 39%) la Federazione della Sinistra, mentre il dato di Sinistra e Libertà è disomogeneo (rispetto alla “Sinistra” del 2009 occorre aggiungere i Verdi ma togliere i socialisti, che ora hanno corso col PD). Senza contare i 68 voti totalizzati nel 2009 da forze collocate all’estrema sinistra (Terre libere, PCL) e i 46 dell’estrema destra. Mentre Grillo assomma i voti di ben 205 bazzanesi.

Un’analisi un po’ più ragionata, prometto, nei prossimi giorni.


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