La Chiesa in Emilia-Romagna e le elezioni regionali


Per l’occhio meno attento, il rapporto tra Chiesa e politica rischia di esaurirsi nel balletto di fatti e dichiarazioni che finiscono sul giornale. Come avvenuto negli ultimi giorni. Commemorando Aldo Moro, mons. Vecchi, vescovo ausiliare di Bologna, trova l’occasione di dire «Non vergognatevi di essere stati democristiani», aggiungendo subito: «C´è da vergognarsi piuttosto ad aver fatto parte del partito comunista». Manes Bernardini, segretario leghista di Bologna, coglie la palla al balzo affermando che le parole di mons. Vecchi sono «un’indicazione, … un’uscita forte a nove giorni dalle elezioni»

Interpretazione molto arrischiata, almeno alla luce di quanto dichiarato con fermezza dai vescovi dell’Emilia-Romagna nel Comunicato dedicato alle prossime elezioni regionali, e che il segretario Bernardini dà prova – nonostante sia abbastanza breve – di non aver letto.

Il comunicato – firmato da tutti i vescovi emiliani e romagnoli, e pertanto anche da mons. Vecchi, in qualità di segretario della Conferenza episcopale della regione – dice a chiare lettere che nessun sacerdote può dare, neppure larvatamente, indicazioni di voto. Non solo «clero e organismi ecclesiali devono rimanere completamente fuori dal dibattito e dall’impegno politico pre-elettorale, mantenendosi assolutamente estranei a qualsiasi partito o schieramento politico»: ma ogni sacerdote – per il quale «questa esigenza è fondata sulla natura stessa del suo ministero» – «deve astenersi completamente dall’indicare quale parte politica ritenga a suo giudizio che dia maggior sicurezza in ordine alla difesa e promozione dei valori umani».

Questo è solo uno dei punti salienti del documento del 22 febbraio e che si situa saldamente nel solco dell’orizzonte antropologico dell’insegnamento della Chiesa e in particolare del magistero e di Benedetto XVI, con un andamento del pensiero che ricorda da vicino il periodare “teologicamente formato” del cardinal Caffarra.

A spiccare è anche una concezione forte del compito di discernimento proprio di ogni credente nell’esercizio delle proprie prerogative di elettore. Egli, infatti, «è chiamato a elaborare un giudizio prudenziale che per definizione non è mai dotato di certezza incontrovertibile». Il rischio, insomma, resta ineliminabile e non si può ricercare la garanzia di essere esenti da errore. Quella che va perseguita, piuttosto, è la possibilità – e quindi il dovere – di esercitare «un giudizio … prudente»: cioè elaborato «alla luce sia dei valori umani fondamentali che sono concretamente in questione, sia delle circostanze rilevanti in cui siamo chiamati ad agire».

Ogni elettore, insomma, «deve discernere nell’attuale situazione quali valori umani fondamentali sono in questione, e giudicare quale parte politica – per i programmi che dichiara e per i candidati che indica per attuarli – dia maggiore affidamento per la loro difesa e promozione». All’interno di questa elaborazione si fonda l’eventuale aiuto al fedele da parte del sacerdote, che avrà «il magistero della Chiesa» come «riferimento obbligante».

«Il Vangelo che dobbiamo annunciare», dice infatti il comunicato nel paragrafo introduttivo, contiene anche una precisa concezione dell’uomo e di tutta la sua realtà, personale e sociale», quel nucleo portante della dottrina sociale» della Chiesa sintetizzato nell’espressione «valori non negoziabili». Valori che i vescovi emiliani, sia pure per sintesi, non rinunciano a indicare: «la dignità della persona umana, costituita a immagine e somiglianza di Dio, e perciò irriducibile a qualsiasi condizione e condizionamento di carattere personale e sociale; la sacralità della vita dal concepimento fino alla morte naturale, inviolabile e indisponibile a tutte le strutture e a tutti i poteri; i diritti e le libertà fondamentali della persona: la libertà religiosa, la libertà della cultura e dell’educazione; la sacralità della famiglia naturale, fondata sul matrimonio, sulla legittima unione cioè fra un uomo e una donna, responsabilmente aperta alla paternità e alla maternità; la libertà d’intrapresa culturale, sociale e anche economica in funzione del bene della persona e del bene comune; il diritto a un lavoro dignitoso e giustamente retribuito, come espressione sintetica della persona umana; l’accoglienza ai migranti nel rispetto della dignità della loro persona e delle esigenze del bene comune; lo sviluppo della giustizia e la promozione della pace; il rispetto del creato».

All’elettore credente, nella sua maturità, responsabilità e libertà – sembrano dirci i nostri vescovi – l’ardua sentenza.

9 risposte a La Chiesa in Emilia-Romagna e le elezioni regionali

  1. Quella di Vecchi è una chiara indicazione, anche piuttosto insolente e volgare, e questo non è bello.

    Lo stesso comunicato di cui parli non conterrebbe indicazioni di voto, ma è inevitabile interpretarlo così sentendo i vari interventi su unioni omosessuali e testamento biologico. E’ la solita strumentalizzazione dei valori non negoziabili: si rifiuta lo Stato laico come se non imporre a tutti i valori della Chiesa significasse imporre alla Chiesa di negoziarli.

    Molto più raro è sentire un vescovo che sotto elezioni parla di pace, ambiente, diritti dei migranti, disoccupazione o libertà religiosa (non è quella dei Cattolici che è messa in discussione).

    La curia bolognese dà una chiara indicazione. L’ha sempre fatto. Ed è la stessa indicazione che dà la maggioranza dei vescovi.

  2. Luca Gras scrive:

    Caro Riccardo,
    nell’elenco dei “valori non negoziabili”, pur così sintetico, sono esplicitamente citati anche tutti quelli (“pace, ambiente, diritti dei migranti, disoccupazione e libertà religiosa”) che hai elencato tu. Puoi leggerlo facilmente.
    L’espressione ufficiale dei vescovi della nostra regione, compresi il card. Caffarra e mons. Vecchi, è questa.

  3. L’elenco l’ho preso proprio da lì. Quello che voglio dire è che accanto all’espressione ufficiale sentiamo tante esternazioni a senso unico.
    Esternazioni in cui alcuni valori vengono esaltati (e distorti) e altri vengono trascurati. Con il solo semplice scopo di dare un’indicazione di voto.

  4. giuseppe rasori scrive:

    è singolare che da sempre, con tenace, laica perseveranza, si continui ad accusare la Chiesa di avere una propria visione del mondo e un proprio modello antropologico e che questo modello antropologico e questa visione del mondo osi esporli ai propri fedeli (chi non è cattolico, come è noto può tranquillamente continuare a ignorare tali indicazioni). In ogni occasione si ribadisce con fastidio, sovente con astio, l’inopportuna espressione del pensiero della Chiesa. Evidentemente, la libertà di pensiero e si espressione per taluni non è diritto universale. Sempre che la Chiesa non si convertisse alla vulgata dominante e iniziasse a chiamare l’aborto e il divorzio “vittoria civile”: allora probabilmente potrebbe essere legittimata a parlare…

  5. Non mi da nessun fastidio che la Chiesa esponga ai fedeli la sua visione del mondo. Non mi da fastidio nemmeno che la esponga a me e tenti di convincermi. So che a tanti dà fastidio, purtroppo, e lo esprimono con una “tenace, laica perseveranza”. E questo mi dispiace. Ma non è il mio caso.

    Io dico che bisognerebbe distinguere: una cosa è la Chiesa, la sua dottrina, i suoi valori, e un’altra cosa sono i Vescovi, le loro esternazioni, i loro crimini. Una distinzione che tanti laici anti-religiosi (quindi laici per modo di dire) non fanno. Ma non la fanno nemmeno tanti fedeli.

    Il risultato è che le posizioni anti-laiche, e secondo me contrarie alla stessa dottrina, assunte dai Vescovi con le loro esternazioni (anche se non nei comunicati ufficiali) influenzano il voto in una direzione semplicemente contraria ai valori della Chiesa stessa, ai valori laici, ai valori in generale.

    Se ad esempio siamo molto indietro in tema di diritti civili è principalmente per l’influenza dei vescovi. E chi non è cattolico lo subisce.

  6. Luca Gras scrive:

    Sarebbe utile parlare meno per slogan, a cominciare dall’accostamento di “esternazioni” a “crimini”: che cosa intende, o sottintende?
    E anche un certo utilizzo generico dell’espressione “diritti civili” è banalizzante e semplificatorio – e anche vagamente ricattatorio: se propongo qualcosa perché lo ritengo buono, giusto, opportuno, mi troverò a confrontarmi con chi ha una legittima opinione diversa; se lo chiamo “diritto civile”, invece, automaticamente e magicamente squalifico chi la pensi diversamente come incivile, illiberale, reazionario, oscurantista. Una precondizione (un pregiudizio?) un po’ troppo pesante per far pensare a volontà di dialogo invece che a un’imposizione ideologica.
    E invece anche tra laici e credenti dovremmo cercare (come disse, parlando d’altro, papa Wojtyla) di innalzare “ponti, non muri”.

  7. Nessuno slogan. Solo brevità. Troppa evidentemente.

    Ho detto che siamo indietro in tema di diritti civili e mi riferivo in particolare alle unioni omosessuali e al testamento biologico. Credevo fosse chiaro. Evidentemente ho usato un’espressione inadeguata.

    Provo a spiegarmi meglio. La Chiesa ha tutto il diritto di sostenere che gli omosessuali devono mantenersi casti, ma chiedere allo Stato di non riconoscere le unioni omosessuali è una cosa diversa, perché una cosa è affermare un valore che deve guidare le scelte delle persone, altra cosa è chiedere che le leggi dello stato si ispirino alla dottrina religiosa.

    Analoghe considerazioni possono farsi per l’aborto e il testamento biologico. Sarebbe bello poter discutere civilmente di quali sono le scelte giuste e quelle sbagliate, ma prima si deve smettere di chiedere allo stato di imporle. Naturalmente le responsabilità per la difficoltà di tale dialogo non stanno solo nella Chiesa.

    Continuare a chiedere leggi non-laiche è innalzare un muro. Fare la distinzione di cui parlavo, da parte di credenti e non credenti, è invece necessario per costruire i ponti. Io non ce l’ho con la Chiesa, ma con quei vescovi che la mal rappresentano. E purtroppo mi sembrano la stragrande maggioranza.

  8. Gocce scrive:

    Intervengo molto in ritardo,causa mancanza di tempo da dedicare ai blog anche più apprezzati, per dire che i Vescovi italiani e anche alte autorità vaticane oggi non ci rappresentano (cioè non rappresentano noi cristiani)adeguatamente. Apprezzo la volontà di Luca di difendere il magistero della Chiesa e nello stesso tempo il dialogo fra cattolici e laici. Ma a mio avviso l’ostacolo principale oggi, storicamente parlando, a tale dialogo viene proprio dal magistero ecclesiastico. E non perché difende i principi cristiani, non perché difende e proclama il Vangelo di Gesù Cristo, ma perché difende a occhi chiusi i poteri costituiti per propri immediati vantaggi. I nostri Vescovi (non tutti, ma la gran parte)hanno una terribile paura che la Chiesa perda propri evidenti privilegi nella società italiana. Non si appoggiano sulla parola di Dio e sulla forza della Spirito, ma sul governo in c arica, sulle imprese, sulla confindustria, sui “cattolici non credenti”… E cosa offre ad essi come merce negoziabile? Fondamentalmnete una rinuncia alla radicalità evangelica, una tendenza al compromesso sul rapporto tra cristiani e ricchezza, tra cristiani e diritti inalienavbili di ogni persona, specialmente dei diserdeati (fate caso alla radice di questa parola). Finisco qui per dire che i non credenti o non cristiani non dovrebbero guardare ai Vescovi e forse neanche al Papa per sapere cos’è la Chiesa. La Chiesa è ben altro…

  9. giuseppe rasori scrive:

    Con franchezza e, perdonate, in modo diretto: rileggetevi 2000 anni di storia della Chiesa e troverete migliaia di casi in cui qualcuno si è ritenuto migliore e più puro depositario del messaggio evangelico rispetto alla cosiddetta “gerarchia”, però oggi, in questa fase di progressivo allontanamento dal magistero cattolico, siamo arrivati al punto che cattolici ritengono giusto assecondare, se vogliamo fare l’esempio degli omosessuali, comportamenti che S. Paolo definisce abominevoli. Il problema, signori, non è la Chiesa ma la vostra confusione. Una legge che legittima l’eutanasia è un passo verso la barbarie, non verso la civiltà. Poi scusate il disturbo, non pretendo di imporvi l’obbedienza alla Chiesa Cattolica se ciò non vi piace. Solo mi dispiace vedere la Chiesa così allo sbando. Buona Pasqua

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