Sì, è un appello

27 marzo 2010

Carissimi,
vi chiedo di votare per il PD.
Nella consapevolezza che nel PD, accanto a molte cose buone, ci sono cose che devono cambiare radicalmente, altre che devono essere profondamente migliorate, altre ancora che rimangono un punto critico su cui non tutti riusciamo a essere d’accordo.
Ma per migliorare c’è bisogno del vostro sostegno, del vostro impegno, della vostra militanza nel PD. Non ci sono alternative. Non è il momento di cedere alle forze dello sconforto e della rassegnazione. Non è il momento di lasciare il posto ai peggiori, di gettare la spugna, di abbandonare le file. A cominciare dal voto di domenica.

Perché nel nostro partito ci sono anche tante energie positive che vale la pena di sostenere e valorizzare. Persone pulite, autentiche, capaci, che possiamo far emergere con orgoglio e speranza.

Una di queste persone è senz’altro Paola Marani. Paola è un esempio attualissimo di quegli amministratori locali pieni di capacità e di qualità umane che hanno dato alla nostra regione una prosperità che non dobbiamo arrenderci a considerare solo un ricordo del passato. Una persona che non usa il partito per fare carriera, ma si è messa servizio del prossimo nel partito e nella cosa pubblica. Paola è stata un apprezzatissimo sindaco di San Giovanni in Persiceto e confidiamo che saprà portare in Regione, finalmente, i problemi, i bisogni, le aspettative del nostro territorio e – se possiamo ancora usare questa parola – del nostro popolo.
Vi invito con convinzione e di tutto cuore a votarla e sostenerla attivamente.
Votare Paola Marani non è un male minore: è un bene maggiore per tutti.

Permettetemi ancora una parola.
So che alcuni di voi non seguiranno questo mio invito. Spero comunque, anzitutto, che andiate a votare, per onorare un diritto e un dovere che è stato acquistato a caro prezzo e che non dobbiamo lasciare che venga disprezzato per colpa dell’insipienza di molti governanti.
Spero anche che votiate la coalizione di centrosinistra, che ha consentito alla nostra regione – pur non senza limiti – di mantenere anche in tempi molto difficili la qualità dei principali servizi per le persone: la scuola, la sanità, i servizi alle persone handicappate, agli anziani, ai poveri. Lasciare che queste conquiste vengano messe in discussione è un grave rischio per tutti.
Qualunque sarà la vostra scelta, in libertà e coscienza, abbiate il mio profondo rispetto. Concedetemi – anche nelle eventuali divergenze – di sentirmi al vostro fianco nell’impegno per gli altri, per la nostra terra e per il mondo: impegno che ci è dato di poter esprimere in tanti modi. Anche col voto.
Per questo domenica andrò a votare, e voterò PD e Paola Marani. Per tutti noi.

Con i migliori saluti,

Luca Grasselli
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Né civici, né UDC: le nuove avventure PdL di Nuova Bazzano

24 marzo 2010

 

Alla cena elettorale in onore del consigliere regionale PdL (uscente e ricandidato) Alberto Vecchi, ieri sera, era presente tutto il parterre del centrodestra bazzanese. In realtà, mancava la consigliera Roberta Barbieri. Ma alla tavolata c’era Enzo Girotti, che ha disertato il consiglio comunale prima della fine della seduta. C’era Marcella Osti, la cui “sbandata” per La Destra di Storace è evidentemente da considerare rientrata e perdonata. E c’era (lui al consiglio non si è neanche fatto vedere) Ezio Predieri, che svolgeva infaticabilmente, con grande savoir faire la parte dell’anfitrione e del maggiordomo. Si sarebbe detto che il ristorante l’aveva assunto per movimentare la serata, non fosse che c’erano con lui altri membri di spicco di Nuova Bazzano.

Non c’era bisogno di questa tiepida sera di marzo perché svanisse ogni residua illusione sul carattere “civico” di Nuova Bazzano. Del resto, i toni e i modi tipici del “fare politica” di Predieri – dai quali il PdL bazzanese era rimasto finora relativamente immune –  lo rendevano di per sé un candidato naturale a unirsi alla congrega berlusconiana. Resta il fatto che, proprio nella terra natale della famiglia Casini, sembra essersi consumato un piccolo tradimento ai danni della formazione centrista. Sicuramente il rinnovato appoggio del PdL all’elezione di Predieri all’Unione dei Comuni è stato un cadeau che ha facilitato il nuovo matrimonio: c’è da chiedersi se sono previsti altri doni nuziali.
I sostenitori bazzanesi dell’UDC (a cui già era capitato di votare Gandolfi per avere la sorpresa di trovare al suo posto come consigliere Predieri) ora sono informati. Sono quelli del PdL, poveretti, che ancora non si rendono conto di che sventura gli è capitata.

Aggiornamento: A proposito, se voi foste elettori dell’UDC e il vostro rappresentante di lista fosse stato a una cena del PdL, vi sentireste garantiti?


La Chiesa in Emilia-Romagna e le elezioni regionali

20 marzo 2010

Per l’occhio meno attento, il rapporto tra Chiesa e politica rischia di esaurirsi nel balletto di fatti e dichiarazioni che finiscono sul giornale. Come avvenuto negli ultimi giorni. Commemorando Aldo Moro, mons. Vecchi, vescovo ausiliare di Bologna, trova l’occasione di dire «Non vergognatevi di essere stati democristiani», aggiungendo subito: «C´è da vergognarsi piuttosto ad aver fatto parte del partito comunista». Manes Bernardini, segretario leghista di Bologna, coglie la palla al balzo affermando che le parole di mons. Vecchi sono «un’indicazione, … un’uscita forte a nove giorni dalle elezioni»

Interpretazione molto arrischiata, almeno alla luce di quanto dichiarato con fermezza dai vescovi dell’Emilia-Romagna nel Comunicato dedicato alle prossime elezioni regionali, e che il segretario Bernardini dà prova – nonostante sia abbastanza breve – di non aver letto.

Il comunicato – firmato da tutti i vescovi emiliani e romagnoli, e pertanto anche da mons. Vecchi, in qualità di segretario della Conferenza episcopale della regione – dice a chiare lettere che nessun sacerdote può dare, neppure larvatamente, indicazioni di voto. Non solo «clero e organismi ecclesiali devono rimanere completamente fuori dal dibattito e dall’impegno politico pre-elettorale, mantenendosi assolutamente estranei a qualsiasi partito o schieramento politico»: ma ogni sacerdote – per il quale «questa esigenza è fondata sulla natura stessa del suo ministero» – «deve astenersi completamente dall’indicare quale parte politica ritenga a suo giudizio che dia maggior sicurezza in ordine alla difesa e promozione dei valori umani».

Questo è solo uno dei punti salienti del documento del 22 febbraio e che si situa saldamente nel solco dell’orizzonte antropologico dell’insegnamento della Chiesa e in particolare del magistero e di Benedetto XVI, con un andamento del pensiero che ricorda da vicino il periodare “teologicamente formato” del cardinal Caffarra.

A spiccare è anche una concezione forte del compito di discernimento proprio di ogni credente nell’esercizio delle proprie prerogative di elettore. Egli, infatti, «è chiamato a elaborare un giudizio prudenziale che per definizione non è mai dotato di certezza incontrovertibile». Il rischio, insomma, resta ineliminabile e non si può ricercare la garanzia di essere esenti da errore. Quella che va perseguita, piuttosto, è la possibilità – e quindi il dovere – di esercitare «un giudizio … prudente»: cioè elaborato «alla luce sia dei valori umani fondamentali che sono concretamente in questione, sia delle circostanze rilevanti in cui siamo chiamati ad agire».

Ogni elettore, insomma, «deve discernere nell’attuale situazione quali valori umani fondamentali sono in questione, e giudicare quale parte politica – per i programmi che dichiara e per i candidati che indica per attuarli – dia maggiore affidamento per la loro difesa e promozione». All’interno di questa elaborazione si fonda l’eventuale aiuto al fedele da parte del sacerdote, che avrà «il magistero della Chiesa» come «riferimento obbligante».

«Il Vangelo che dobbiamo annunciare», dice infatti il comunicato nel paragrafo introduttivo, contiene anche una precisa concezione dell’uomo e di tutta la sua realtà, personale e sociale», quel nucleo portante della dottrina sociale» della Chiesa sintetizzato nell’espressione «valori non negoziabili». Valori che i vescovi emiliani, sia pure per sintesi, non rinunciano a indicare: «la dignità della persona umana, costituita a immagine e somiglianza di Dio, e perciò irriducibile a qualsiasi condizione e condizionamento di carattere personale e sociale; la sacralità della vita dal concepimento fino alla morte naturale, inviolabile e indisponibile a tutte le strutture e a tutti i poteri; i diritti e le libertà fondamentali della persona: la libertà religiosa, la libertà della cultura e dell’educazione; la sacralità della famiglia naturale, fondata sul matrimonio, sulla legittima unione cioè fra un uomo e una donna, responsabilmente aperta alla paternità e alla maternità; la libertà d’intrapresa culturale, sociale e anche economica in funzione del bene della persona e del bene comune; il diritto a un lavoro dignitoso e giustamente retribuito, come espressione sintetica della persona umana; l’accoglienza ai migranti nel rispetto della dignità della loro persona e delle esigenze del bene comune; lo sviluppo della giustizia e la promozione della pace; il rispetto del creato».

All’elettore credente, nella sua maturità, responsabilità e libertà – sembrano dirci i nostri vescovi – l’ardua sentenza.


FLASH: Assemblea sul bitume rimandata causa maltempo

9 marzo 2010

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