Un nuovo PD per Bologna

29 gennaio 2010

Aggiornamento: Il documento Un nuovo PD per Bologna verrà presentato a Bazzano nel corso dell’assemblea aperta del circolo PD, lunedì 8 febbraio alle ore 20.45 in via Cerè 12.
(Ma nel frattempo leggetelo pure!)

Cari lettori, sono stato parecchio tempo senza scrivere su Pentagras anche perché ne ho impiegato un po’ per collaborare a un’iniziativa che ritengo importante.

Il documento Un nuovo PD per Bologna, che vi invito caldamente a leggere, propone una sorta di decalogo per rinnovare il PD di Bologna: organi più snelli, maggior peso di Forum e Circoli, vera competizione per le cariche interne, maggior coinvolgimento dei cittadini anche con le nuove tecnologie e, soprattutto, rendiconto periodico di ogni eletto con i cittadini.
Come noterete, si tratta di punti – profondamente innovativi – di metodo: nella convinzione che siano fondamentali proprio per poter lavorare seriamente sui contenuti.

Questo documento è stato realizzato da persone in larga parte giovani e “trasversali”: nel senso che hanno aderito a tutte e tre le mozioni nel passato congresso e, più in generale, che sono legati ad aree e sensibilità differenti.

E’ nato prima dell’esplosione del “caso” che ha portato alle dimissioni del sindaco di Bologna ed è stato presentato alla Direzione provinciale del 22 gennaio scorso. Vuole favorire un dibattito per l’elezione dei nuovi organi dirigenti, e in generale per la riforma e il miglioramento del partito, che non sia incentrato sui “nomi” ma sul tema concreto del funzionamento del partito e dei suoi meccanismi.

 Potete aderire al documento fin d’ora, inviando un’e-mail a nuovopd@gmail.com (indicate nome e cognome e, se siete iscritti, circolo di appartenenza ed eventuali cariche ricoperte).
Potete anche iscrivervi al gruppo Facebook e visitare il sito www.nuovopdbo.wordpress.com.

Ovviamente, potete inviare in tutti questi luoghi (e anche qui) i vostri commenti, le vostre informazioni e le vostre domande, che sono i benvenuti.

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Storie di vallata, di TAR e di rappresentanza

8 gennaio 2010

 

Passato un po’ di tempo dall’accaduto, potrebbe esserci speranza di ragionare pacatamente – io lo faccio a titolo personale – sulla vicenda dell’elezione dei consiglieri della Comunità Montana.
I fatti sono noti, vado per estrema sintesi. In luglio il Consiglio Comunale nomina i due consiglieri bazzanesi che (insieme al sindaco) andranno a comporre il Consiglio della Comunità Montana. Uno spetta alla minoranza: viene eletto Simone Rimondi di Civicamente Bazzano, con due voti determinanti che – così si interpreta, visto che di per sé il voto è segreto – provengono da due consiglieri di maggioranza, che permettono a Rimondi di superare (con i due voti del suo gruppo) le altre minoranze (PdL e Nuova Bazzano) che, coalizzatesi, avrebbero altrimenti eletto coi loro tre voti Ezio Predieri di Nuova Bazzano.
Ezio Predieri ricorre al TAR, che gli dà ragione. Motivazione: si sarebbe dovuto votare con voto separato.

Dal lato meramente giuridico non c’è nulla da dire: le sentenze si accettano, casomai si fa ricorso se ci sono possibilità di vincerlo (pare che ci siano effettivamente, ma come dire: anche prima si era convinti – e confortati nel parere – che la modalità di voto fosse pacifica e giuridicamente inattaccabile, quindi a questo punto è difficile avere certezze).

Si può invece tentare qualche considerazione di più vasto respiro che finora, mi sembra, non sia stata espressa.
Mi riferisco al fatto che l’elezione di uno e un solo consigliere di minoranza per ogni Comune della Comunità Montana pone dei seri problemi in merito alla rappresentazione delle minoranze nel Consiglio della Comunità. Se la rappresentanza delle minoranze è infatti ben salvaguardata nel suo complesso (essendovi destinato un terzo dei consiglieri), non è affatto garantita la rappresentanza delle varie forze. In ogni Comune, infatti, essendovi un solo consigliere di minoranza da eleggere, è evidente che esso verrà necessariamente espresso dalla forza (o dall’insieme di forze) che riusciranno a esprimere (scusate il bisticcio) la maggioranza dei voti di minoranza. Se tali forze sono le stesse in tutta la Comunità Montana, le altre forze di minoranza sono completamente tagliate fuori. Ciò salvo che non ci sia un intervento di voti provenienti dalla maggioranza (come ora, però, la sentenza impedisce che avvenga) oppure un accordo più vasto tra tutte le forze di minoranza di tutta la Comunità Montana.

E’ proprio l’assenza di un tale accordo il dato che emerge con più forza dai risultati.
E le conseguenze sono paradossali: grazie ai voti del PdL bazzanese può essere rappresentata in Comunità Montana una lista come Nuova Bazzano, che rappresenta una peculiarità del nostro paese, mentre il vasto movimento comune di liste civiche diffuse in tutta la vallata viene irrimediabilmente escluso. Si tratta di un vero “vulnus” alla rappresentanza, che il gruppo di maggioranza di Bazzano aveva cercato di sanare, per salvaguardare un principio di democrazia sostanziale e dare un “diritto di tribuna” a tale movimento e ai numerosi elettori da esso rappresentati.

E del resto, come non concordare con queste parole: “Se il diritto di prerogativa di designazione… fosse diventato atto d’imperio per esercizio muscolare numerico, si sarebbe consumata una squallida operazione estranea alle finalità positive di garanzia dell’intero Consiglio, perché qui stiamo parlando di finalità di garanzie di ogni consigliere, non di garanzie nei confronti delle minoranze. Infatti, se si parla di garanzia, escludere parte rilevante delle minoranze non sarebbe stato certo un approccio di buone credenziali e di rispetto delle dovute dignità.
Parole che i rappresentanti di Nuova Bazzano, quantomeno, dovrebbero conoscere bene, essendo state pronunciate da Cristina Marri (UDC), eletta alla presidenza della commissione Affari Generali del Consiglio Comunale di Bologna, guarda caso, con i voti determinanti (e validissimi) del PD, che aveva voluto impedire che il PDL si accaparrasse la totalità delle presidenze di commissione spettanti alla minoranza.

E ora? Al di là dell’esito di eventuali ricorsi, a mio parere, la questione va comunque trasferita in termini politici allo Statuto della Comunità Montana. Garantire la rappresentanza pluralistica delle minoranze è un problema da risolvere, reso palese dall’attuale situazione politica. Gli strumenti ci sono: in particolare va esplorata la possibilità di stabilire nello Statuto, col favor della legge, altre modalità di elezione dei consiglieri (per esempio un voto congiunto di tutti i Consigli Comunali). Penso che il PD di vallata dovrebbe promuovere un simile cambiamento dello Statuto. Sarebbe un ben segno di reattività e di vitalità, e una pagina – Dio sa quanto ce n’è bisogno di questi tempi – di buona politica.


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