Un tempo per parlare


E uno per tacere. Avrei proprio voluto parlare d’altro, avevo pure pronto il post. Ma oggi – sia pure col disagio della sottile ipocrisia di cui tutti siamo partecipi, perché i morti non hanno colore, né professione, e noi invece, io tra i primi,  glieli diamo, attribuendo loro misure differenti di interesse e di lacrime – oggi, dicevo, è tempo di silenzio e di lutto. A domani.

3 risposte a Un tempo per parlare

  1. Leda scrive:

    No per me no per me è il momento della rabbia una rabbia con le lacrime agli occhi per queste morti INUTILI per questa scelta folle di continuare a restare in una terra che non ci vuole, che non vuole le nostre armi altro che missione di pace.
    Dobbiamo gridare con forza TUTTI uniti VIA DALL’AFGANISTAN SUBITO!
    Quel fascista di Ignazio Larussa ha detto che noi da lì non ci muoviamo ma perchè non ci manda i suoi di figli ; sono i figli del sud che vanno come in America sono i neri, gli ispanici. Sono cose che voi tutti già sapete, banali ma non sono ribadite mai abbastanza.
    perdonatemi
    leda

  2. Nick Name scrive:

    ormai sembra combattere contro “mulini a vento”
    non si doveva andare …
    è come un cancro di cui ora non si conosce la cura …
    prima di agire solitamente si cerca di avere la soluzione in tasca.

  3. silvia scrive:

    Io non lo so se è il tempo di parlare o di tacere. Il mio problema è quello, che non lo so… E questo perchè non è semplice capire il senso della presenza di quei Ragazzi laggiù, perchè, secondo me, nessuno ce ne parla mai se non quando succedono queste “cose”… Quasi mai la TV o la stama ci informano di quali sono stati i risultati concreti della nostra missione di pace, quali obiettivi abbiamo raggiunto negli anni in cui siamo rimasti là. E così a quelli come me non resta che pensare, magari sbagliando, che sarebbe meglio che, in contesti complessi come l’Afghanistan, le forze armate lasciassero progressivamente il posto ad altri tipi di organizzazioni non militarizzate (penso ad esempio ad Emergency)che lavorino sulla consapevolezza della gente del luogo, facendola crescere culturalmente e rendendola un poco più libera. Tutto questo con il “patrocinio” dello Stato Italiano. A proposito di Emergency: un grande ringraziamento a Teresa. Della Sua scomparsa non si è quasi parlato nè tantomeno sono stati fatti in Suo onore i Funerali di Stato, riservati invece a personaggi televisivi.

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: