Ho scritto all’Unità



Spett.le Redazione,
non sono un lettore abituale de L’Unità, che pure mi capita di sfogliare abbastanza di sovente e considero un bel giornale.
Devo anche dire che, pur apprezzando umanamente e professionalmente la direttrice Concita De Gregorio, non condivido del tutto – specialmente su alcune tematiche – la Vostra linea editoriale.

Ma sulla libertà di stampa non si scherza.

Da alcuni giorni compro L’Unità tutte le mattine, e non ho intenzione di smettere. (E dal momento che l’ho comprata, la leggo.) Vi prego di credere che ne sono molto lieto.

Grazie per il vostro lavoro.

Luca Grasselli

7 risposte a Ho scritto all’Unità

  1. il moralista scrive:

    sottoscrivo tutto, tranne il tuo apprezzamento a Concita De Gregorio… non riesco a digerirla.

  2. Hagakure scrive:

    Manco io.

  3. lucagrasselli scrive:

    Qui più che di essere digerita rischia di essere sbranata, con tutto il suo giornale. Non facciamo gli schizzinosi.

  4. Gabriella scrive:

    Scusate, e sinceramente non è per polemica, ma io questa ‘libertà’ di stampa in Italia non la vedo. In nessun giornale. Conosco quotidiani di tutto il mondo e la stampa italiana è molto simile a quella dell’estremo oriente.
    Personalmente trovo che non c’è un giornale in Italia che sia obiettivo. Il punto di vista de l’Unità è di sinistra e basta (ha mai scritto che qualche programma della destra è giusto? Le idee di destra sono veramente tutte scandalose?), quello de Il Giornale è di destra e basta … ecc. …
    L’obiettività e la verità bisogna cercarla con il lanternino …
    Caro Luca, dobbiamo fare i schizzinosi, e farlo bene, se vogliamo migliorare questa nostra povera Italia.

  5. lucagrasselli scrive:

    Gabriella, benvenuta.
    Non si possono mettere in pari cose che pari non sono. Nessuno minaccia “Il Giornale”. Chi detiene il potere politico in Italia, invece, minaccia “l’Unità”.
    Questo è il fatto drammatico.

    Solo nella Russia di Putin il capo del governo attacca (non solo a parole) i giornali.

    Che poi un giornale sia di destra o di sinistra, fazioso o meno, questa è un’altra questione. “L’Unità” non è il mio giornale ideale (non lo è neanche “l’Avvenire”: a proposito, come mai non citi, proprio tu, “l’Avvenire”?). Nessuno è obbligato a comprare un qualsiasi giornale: ma un giornale deve chiudere perché ha pochi lettori, non perché un potere decide che dev’essere chiuso.

    Certo, è giusto interrogarsi sulla posizione politica, e sulla qualità, dei singoli giornali e dei singoli giornalisti italiani. E ci si può anche lamentare, come tu fai, della loro poca obiettività e poca verità.
    Ma penso che questo accada, nella misura in cui accade, anche perché troppi giornalisti italiani sono abituati a essere servi, al soldo del loro editore di riferimento, sia questo un potentato politico o economico o una lobby di pensiero.
    Per avere maggiore qualità, il giornalismo italiano ha bisogno di più libertà. Non credo proprio che quello che sta accadendo in questi giorni vada in questo senso.

  6. Hagakure scrive:

    Ok, ok. Non volevo dire che non condivido l’allarme e la protesta per le minacce alla libertà di stampa, anzi. Il problema di sto maledetto paese è che non c’è un senso civile (più che civico)condiviso. Per cui se il leader di una parte politica (la mia, supponiamo) fa le peggio cose, va benissimo, perchè giusto o sbagliato è il MIO leader (non il leader di tutti). E gli altri si affoghino. E poi ci ritroviamo con il duce di turno. Ma frega a qualcuno?

    Digressione: quest’estate sono stato in Inghilterra per la prima volta.
    Gli inglesi magari li trovi la sera a fare a bottigliate nei pub, hanno un senso dell’igiene da interpretare ma rispettano le file e sono di una cortesia (formale, d’accordo) disarmante. E io e gli altri amici a dirci, nonostante il tempo brutto e il cibo pessimo: e se ci trasferissimo?

  7. lucagrasselli scrive:

    E’ vero: siamo un popolo che ha sempre meno regole condivise. Una deriva culturale che ha radici lontane ma che è precipitata negli ultimi anni. E’ il grande male dell’Italia, sono in troppi a non accorgersene o magari a darne una lettura superficiale e unilaterale. Su questo sì che occorrerebbe una grande azione comune di chi ha cuore il Paese. Ma chi l’ha a cuore, appunto?

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: