Un pezzetto di futuro

28 settembre 2009

 

Mozione è termine burocratese antico, porta un profumo di polverose sezioni di partito, matrici di ciclostile, portaceneri ricolmi dei resti di discussioni, che quasi ne risuona ancora il forte accento.

Un partito che si raduna per votare per le “mozioni”  – cioè le idee, le proposte – di chi si candida alla sua guida ha sicuramente qualcosa a vedere col passato (e non con un solo passato): ma soprattutto col futuro. 
E’ un partito che si chiama a raccolta per decidere del proprio futuro.

Dietro all’atto formale, al “rito” laico e nudo del dibattito, del voto, dello spoglio, c’è questa sostanza profondamente umana, gravida di ansie, di illusioni, di aspettative e speranze. Non è necessariamente poca cosa.

Vorrei che chi non si riconosce in questo percorso lo rispettasse. Ancor più, che tutti quelli che vi partecipano ne gustassero fino in fondo il valore.

Stasera venite a costruire un pezzetto di futuro. Gli orari e il programma sono qui di fianco. Se avete fretta, basta il tempo di un caffè. Altrimenti, passate una sera con noi.


Nel derby della notte, Bazzano accorcia le distanze

24 settembre 2009

Nasce il “Night Bus” da e per Bologna, tutti i sabati sera

I 25 chilometri tra Bazzano e Bologna sono un “braccio di mare” che si allarga e si stringe con la marea del traffico: lunghi, troppo lunghi per chi affronta le onde nelle ore di punta, specialmente in autobus; più brevi per chi è in auto, soprattutto se fa la traversata negli orari più tranquilli.

Ma di sera, per chi non può guidare, l’assenza di qualunque collegamento pubblico notturno rende il tratto fra Bologna e Bazzano un abisso invalicabile. Per i bazzanesi senz’auto – giovani, pensionati o altro – Bologna di giorno è senz’altro un buon posto per andarci a studiare, a far spese o a bighellonare; ma la notte diventa praticamente irraggiungibile: a meno di prendere un costoso taxi o, naturalmente, di avere amici automuniti pronti ad accompagnarti. Lo stesso vale per i bolognesi che vorrebbero passare la serata a Bazzano – e forse nessuno ha mai calcolato l’impatto negativo sui locali e le attività ricreative (pubbliche o private) – ma anche, per esempio, per chi ritorna in treno arrivando alla stazione di Bologna a tarda sera. Né ci risulta che sia mai stato considerato l’impatto in termini di sicurezza stradale e ambientale.
Anche la ferrovia suburbana, nonostante richieste e lamentele, si è ben guardata dall’introdurre corse notturne.

Ora potremmo essere a una svolta: dal 19 settembre è stato attivato il “Night Bus” (figurarsi se non ci si metteva l’inglese), che collega (ma solo di sabato) Bologna e Bazzano.
La neonata linea 604 dell’ATC sarà attiva tutti i sabatinon festivi” con due coppie di corse: in partenza da Bologna 23.45 e all’1.45, in partenza da Bazzano alle alle 20.50 e alle 00.40 (naturalmente ci saranno tutte le fermate intermedie).

Tra i punti deboli, sicuramente l’arrivo/partenza in via Marconi: non male per chi parte o arriva sotto le due torri, sicuramente più problematico per i collegamenti con la stazione e con tutta la parte nord ed est di Bologna (a quell’ora anche gli autobus urbani sono tutt’altro che frequenti).
Ma nonostante le corse siano appena due, gli orari sembrano piuttosto buoni, per esempio, per chi ritorna a Bazzano da una conferenza o da un concerto, da teatro o dal cinema (secondo spettacolo compreso; meno vero l’inverso), ma anche semplicemente da una serata al ristorante o in pizzeria; il servizio potrebbe essere appetibile perfino per i più morigerati tra i frequentatori di discoteche.

Il servizio è “sperimentale”: termine che di solito si usa per le novità richieste dagli enti locali e non digerite troppo bene – in quanto presunte come antieconomiche – da ATC. Agli utenti, quindi, l’ardua sentenza se decretare il successo e la prosecuzione del servizio o abbandonarlo a una fine prematura. Sarebbe, invece una bella opportunità per tutti: perché l’auto si può lasciare in garage non solo per necessità, ma anche per scelta.
Gli orari del nuovo servizio li trovate qui.


Talis pater (perché Bersani)

21 settembre 2009


Cari lettori, finora non vi ho tediato con il dibattito congressuale del PD. Qualcuno ringrazierà, qualcuno avrà pensato a un mio disinteresse o indecisione. In realtà la faccenda m’interessa, necessariamente, e – non senza pensarci su parecchio – ho scelto da tempo.

Era atteso, invece – si fa per dire – che ci scrivessi sopra qualcosa. Ora non è arrivato il momento: perché l’ha fatto, molto meglio di come avrei potuto io, uno dei miei grandi politici di riferimento: il mio papà. A voi – e al vostro dibattito – qui sotto.

Perché Bersani

Le ragioni di una scelta

Io non provengo né dalla DC né dal PCI (DS). Sono «entrato in politica» con l’Ulivo. Ammetto di aver scelto Bersani prima ancora di aver letto la sua mozione. La lettura della mozione mi ha confermato in questa scelta. Perché?

1. Perché mi sembra che Bersani continui al meglio nello spirito dell’Ulivo (non per nulla molti dei fondatori dell’Ulivo stanno con lui). Lo spirito dell’Ulivo è quello di un confronto aperto fra le diverse culture e le diverse esperienze politiche dei riformisti. Mi pare che Bersani sia un vero riformista e che sia leale verso tutte le parti.
Franceschini, invece, rappresenta quelli che all’Ulivo fecero da freno e che finirono per snaturarlo proprio nel momento in cui nasceva, traducendolo in un rapporto di forze: Marini e Rutelli. Creato da loro, Franceschini difficilmente riuscirà a svincolarsi dalle loro strategie, anche perché, presentatosi come vice di Veltroni, fu il primo a vanificare il senso delle primarie, che oggi rivendica come sua prerogativa!
Si dirà che Bersani è legato a D’Alema, che certo non colse neanche lui al meglio lo spirito dell’Ulivo e si prefiggeva di conservare tutta la forza d’urto dell’apparato DS. Ma credo che Bersani riesca ad essere più indipendente da D’Alema, sia per il peso della propria storia e del proprio carisma, sia perché appoggiato dai «cattolici» Bindi e Letta, che hanno la forza e l’autorevolezza per controbilanciare possibili tentazioni dei vecchi apparati.

2. Bersani ha più esperienza politica e governativa di Franceschini e non è sgradito né ai lavoratori (sindacati) né alle imprese. Ha dimostrato di saper fare scelte coraggiose e impopolari non piegandosi alle suggestioni del facile consenso. Mi sembra che abbia competenze economiche che Franceschini non ha.
Franceschini – forse favorito dalla sua età – intende rappresentare il nuovo: ma mentre Bersani mi sembra rappresenti il meglio del vecchio (leggi: Prodi), Franceschini rappresenta solo il meno peggio del nuovo (leggi: Veltroni). Non seguirei ad ogni costo il «nuovismo» quando è legato piuttosto a slogan che a programmi concreti.

3. Quello che più mi fa propendere per Bersani è l’idea del partito che egli ha e che confligge con l’idea di partito che ha Franceschini (e che aveva Veltroni). C’è una frase di Bersani che rappresenta al meglio questa differenza: «Voglio una comunità di protagonisti, non di supporters». Mi sembra che questo salvaguardi di più la «democrazia interna» del PD. L’errore più grave di Veltroni fu quello di vanificare i meccanismi democratici del partito, in particolare con rappresentanze assembleari pletoriche, senza possibilità effettive di dibattito e di decisione, che infatti passava nelle mani dei suoi collaboratori più diretti, o di organismi che non erano stati eletti da nessuno La sua forma di partito, detta «liquida», è più legata alle esigenze televisive (i grandi appelli ed eventi mediatici) che non al quotidiano lavoro sul territorio con gli iscritti e gli elettori. In qualche modo si mutua così, anche se con più onestà e meno assolutezza, la forma-partito di Berlusconi. Non per nulla sia Veltroni che Berlusconi dicono di rifarsi al modello americano, dove però l’informazione ha dei contropoteri sicuramente più efficaci.

P S.: 1. Aggiungo un motivo «esterno»: il fatto che l’abbia scelto Rosy Bindi, che io stimo la persona politicamente più qualificata oggi in Italia, per qualche aspetto anche più brava di Romano Prodi.
2. Non cito nelle mie considerazioni Marino, che pure stimo per la laicità e libertà della sua sensibilità «cattolica». Ma non mi sembra che ciò sia sufficiente per essere segretario del PD.

Francesco Grasselli


Un tempo per parlare

17 settembre 2009

E uno per tacere. Avrei proprio voluto parlare d’altro, avevo pure pronto il post. Ma oggi – sia pure col disagio della sottile ipocrisia di cui tutti siamo partecipi, perché i morti non hanno colore, né professione, e noi invece, io tra i primi,  glieli diamo, attribuendo loro misure differenti di interesse e di lacrime – oggi, dicevo, è tempo di silenzio e di lutto. A domani.


Maltempo

16 settembre 2009

Ci si va a nozze

15 settembre 2009

L’avevo detto che era meglio rimanere in Norvegia.

(Per il link ringrazio Andrea Mollica)


Skyline

11 settembre 2009

 

Quella di Bazzano è inconfondibile, con la collina della Rocca e i suoi monumenti che si stagliano contro il cielo. Nonostante tutto, è ancora quella che veniva immortalata nelle cartoline d’inizio Novecento o che ammiriamo nei quadri del rimpianto Roncarà.
La visuale migliore, secondo me, è da nord, dalla “bassa” campagna bazzanese, protetta dal fatto che al di qua del Samoggia non c’è periferia. Provate a fare una passeggiata lungo via Ca’ Rossa: da un profilo di edifici di altezza modesta – le case del centro – la collina svetta come un grande ciuffo di verde, con la Rocca, la chiesa e la torre dell’orologio che la sormontano, strette a sé come una compagnia d’eroi. Uno spettacolo che diventa suggestione magica davanti all’azzurro profondo dei pomeriggi limpidi, luminosa meraviglia nelle notti di prima estate, quando i campi sono pieni di lucciole.

Dal ponte sul Samoggia, invece Bazzano mostra da vicino, con qualche sfacciataggine, le sue grazie ai visitatori che percorrono la Bazzanese venendo dalla parte di Bologna.

Ma nella memoria di tutti non c’era cosa più bella, al termine di un viaggio, vedere, dopo la curva della Muffa, la silhouette del paese alzarsi ancora lontana, ma inconfondibile, dall’orizzonte, con la chiostra delle colline che sfila verso sud sormontata dalle vaghe sagome dei monti lontani.
Secondo molti questa visuale è stata definitivamente “uccisa” dall’ampliamento del quartiere Sirena. A ben guardarci non è proprio così (l’unico edificio che copre in parte la visuale della collina è l’albergo). In realtà temo i nuovi edifici ormai previsti fin sulla Bazzanese (c’è qualcuno che mi può rassicurare?). Però, ad oggi, l’unico elemento veramente disturbante è il cartello luminoso del Carrefour. Debitamente – malauguratamente – autorizzato a suo tempo (per dirla tutta: a quei tempiero nell’amministrazione anch’io).
Ma che forse una moral suasion del Comune e dei cittadini potrebbe riuscire non dico a eliminare o a far spegnere, ma almeno a spostare quel tanto che basta.
Ci proviamo?


%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: