Le cose che abbiamo in comune


 

Stamattina pensavo di parlare d’altro, per esempio dell’ottima riuscita dell’assemblea di mercoledì 8 sul problema degli invasi a Bazzano.
Invece devo segnalare l’articolo di Adriano Sofri su Repubblica, riguardo alla risoluzione sull’aborto proposta ieri dall’UDC e passata in Parlamento. E’ un articolo che parte da un punto di vista non solo assolutamente laico, ma anche nettamente “pro-choice”, come dichiara senza possibilità di dubbio.
Tuttavia è capace di valorizzare quanto di positivo – a suo parere – emerge in quella risoluzione (che condanna l’aborto forzato, l’utilizzo dell’aborto come metodo di limitazione delle nascite, ecc.). Fino al punto di dire che l’astensione del PD e dell’IDV (che hanno lamentato la mancanza di un riferimento alla promozione della contraccezione) è stata un’occasione sprecata.

Qual è, secondo me, l’importanza dell’approccio di Sofri? E’ il tentativo di valorizzare, anche – anzi, soprattutto – dove ci sono dei punti di divergenza che restano insanabili, come tra i “pro-life” e i “pro-choice”, tutte le cose che si possono dire – e soprattutto, concretamente fare! – in comune.
E’ l’approccio, per esempio, che ha manifestato Obama in tutta la sua campagna elettorale e nella sua azione da presidente – da ultimo, proprio su temi come questi, anche nel recentissimo incontro col papa. Vorrei che fosse anche l’approccio del PD come partito-incontro di diverse culture e sensibilità.

Spesso oggi si invoca la necessità di “decidere a maggioranza” sui temi più scottanti. Indubbiamente un partito ha il dovere, tantopiù sulle questioni di grande importanza, di prendere posizione – purché non si tratti di una posizione filosofica, ma di una posizione su “cosa si deve fare”, su una scelta politica concreta: se si chiede “qual è la posizione del PD” su un certo tema, non si può rispondere “boh”, o “dipende”, o “io penso così, ma lui pensa cosà”. A un certo punto occorre prendere una decisione, consapevoli che non potrà essere condivisa da tutti.

Ma troppo spesso, ultimamente, affiora la tentazione di “decidere a maggioranza” per “spezzare le gambe” a quelli che nel partito la pensano in maniera, si presume, “sbagliata”. Una specie di ordalia, a cui dovrebbe possibilmente seguire la “pulizia” del partito dagli elementi “anomali”.
La “decisione a maggioranza” non può essere invece la spada gordiana per tagliare i nodi scomodi. Prima di decidere quale filo vada reciso, i nodi andrebbero pazientemente e faticosamente dipanati, senza tentazioni semplificatorie. E cercando di raggiungere una sintesi che cerchi non necessariamente di accontentare tutti, ma di fare tesoro della ricchezza delle opinioni di tutti, in modo che le decisioni siano raggiunte con la massima consapevolezza possibile. Tenendo sempre conto che non si decide “cos’è giusto” in astratto, ma “cosa si deve – e possibilmente si può – fare, qui e adesso.
Cos’altro dovrebbe essere, se no, l’arte della politica?

Per esempio: è possibile che, sul tema delle persone omosessuali, ci si concentri solo sul gioco “a somma zero” (sì/no) del matrimonio gay, lasciando da parte – e quindi non facendo – tutto quello che si potrebbe fare contro le discriminazioni e i pregiudizi sugli omosessuali in Italia e nel mondo?

Ma sbaglierebbe chi pensa che questo tipo di metodo debba riguardare solo i cosiddetti “temi etici” (definizione che non ho mai sopportato: ci sono forse temi che non coinvolgono, più o meno direttamente, l’aspetto etico?).
Sulle questioni economiche, sociali, ambientali è necessario esattamente – e drammaticamente – lo stesso sforzo: senza il quale non solo non ritengo sarebbe possibile nessun dialogo serio con gli altri interlocutori (dalla sinistra radicale ai centristi), ma soprattutto non si riuscirebbe a costruire nessuna proposta seria e condivisa di governo. Riducendo il PD a quella caricatura di vuoti slogan e nessun contenuto (o, peggio, intercambiabilità, irriconoscibilità e confusione di contenuti) come spesso ci disegnano i nostri avversari.

7 risposte a Le cose che abbiamo in comune

  1. alice scrive:

    grazie luca.ce ne fossero come te in parlamento..e nn solo..!trovo che il problematicismo,(così definirei il tuo approccio se m è permesso!!) sia devvero l’unica strada perseguibile x far tornare di moda l’utilizzo del cervello dalle nostre parti,oltre ad essere l’unico modo x far divertire le persone che amano discutere educatamente confrontandosi ed arricchendosi..e cmque questo blog è uno spazio stimolante e denso d spunti..questo, se continui a condurci,nn potrà mai togliercelo nessuno!!
    bellaaa luca

  2. lucagrasselli scrive:

    Troppo buona… sei proprio la mia fan n. 1 !!!
    😀

  3. alice scrive:

    fan n.1 di bellaaaaaaaaaaaaaaaa!!

  4. Gabriella scrive:

    Bel post, davvero.
    Sono convinta che la “decisione a maggioranza” non è mai la via giusta, rimane sempre fuori una percentuale, alle volte anche elevata, di persone che la pensano diversamente.
    E’ sempre meglio venire ad un accordo, dove tutte le parti concordano ad una decisione prima discussa e confrontata e soddisfacente per tutti ma … questa è un’utopia, vero?😉

  5. lucagrasselli scrive:

    Grazie di cuore.
    Temo che sia utopia, nel senso che semplicemente non è possibile sempre soddisfare tutti. Perché spesso le opinioni, anche “pratiche”, divergono molto e non sono componibili. Però il metodo dev’essere quello: nei partito come nelle nazioni… nei rapporti internazionali come tra le famiglie…

  6. Willy Wonka scrive:

    Penso che questo post debba essere inviato ai vertici del PD …

    Se si trovasse un vero leader appoggiato da tutti che abbia un “modo di agire Obama” … non saremmo qui a scrivere ma a fare una politica costruttiva e utile per il nostro Paese pieno di volontà e risorse umane.

    Ma prima dobbiamo sconfiggere i nostri campanilismi e innamorarci di più alla Patria, alla bandiera, alla nostra identità (Italiani !!!) e alla Costituzione sempre attuale e mai obsoleta.

    Mi raccomando … meditate con la … cioccolata!

  7. innoxius scrive:

    Che il post sia da sottoscrivere è fuori di dubbio.

    Ma da quant’è che ci diciamo, Luca, ci scriviamo queste belle parole mielose, di pura poesia angelica (discorso sulle decisioni a maggioranza a parte…), che puntualmente rimangono sulla carta?

    Tanti cosiddetti laici parlano di autodeterminazione della donna, quando non sanno neppure che autodeterminarsi è un termine che vale quando si è costretti, si è prigionieri, e non quando si è sempre stati liberi di agire.

    Basterebbe che sull’aborto recuperassero le posizioni di Bobbio, che certo è noto per essere stato un estremista confessionale…

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