Perché viva san Giuseppe


Qui si racconta di come la festa, quasi dimenticata, di un piccolo rione di Bazzano si sia trasformata nella festa ufficiale del patrono del paese. E di come bisognerebbe evitare che venisse dimenticata di nuovo.

Nel 1999 ero delegato alla cultura, tutto pieno di buona volontà e proteso, lancia in resta, alla valorizzazione dell’identità storica e culturale bazzanese. In più il mio interesse per la festa di San Giuseppe era stato ringalluzzito da bel volume di Roberto Cerè e Tiziana Ravasio del 1999 sui pilastrini.
…Tutto ciò non fu sufficiente a farmi arrivare in tempo all’appuntamento del 2000. Anzi, quasi stavo per lasciar andare – assessore di fresca nomina – anche quello del 2001, finché gettai il cuore oltre l’ostacolo e, pur essendo arrivato pericolosamente vicino al 19 marzo, decisi di proporre alla gente della contrada il rilancio della festa tradizionale.

In realtà la festa non era mai stata dimenticata completamente: ma in alcuni anni doveva essere ridotta ai minimi termini – il rosario al pilastrino e poco altro. (Ho chiari ricordi d’infanzia – e anche più recenti – degli zendali frondosi e luminosi lungo via Giovanni da Bazzano, e del cartello della contrada all’affaccio sulla piazza: ma penso che anche quella tradizione a un certo punto fosse stata interrotta.)
Negli anni ’90 alcuni contradaioli “storici” (come Giuseppe Ramenghi e Giorgio Mignani) avevano tentato di ripristinare la festa: ricordo almeno un’edizione ben riuscita, nel 1993 o giù di lì. Ma il tentativo non aveva attecchito.

L’edizione del 2001, organizzata con pochi soldi e molti sforzi, fu un successo (soprattutto perché si era riuscito a ricostituire un gruppo di contradaioli intento all’organizzazione).
Ma la decisione di farne una festa di tutto il paese non viene da qui. Del tutto indipendentemente, infatti, di lì a pochi mesi al sindaco Alessandro Lolli balenò l’idea che a Bazzano mancava la festa del patrono, essendo quello storico – santo Stefano – malauguratamente posto dal calendario il giorno dopo Natale.
Il sindaco convocò Aurelia Casagrande, custode – in quanto stimata archivista – delle memorie bazzanesi, affidandole l’incarico di trovare la ricorrenza più congrua per creare la nuova festa.
Pensa che ti pensa – e con qualche riluttanza – Aurelia dovette giungere alla conclusione che il minore oltraggio alle tradizioni bazzanesi sarebbe stato proprio utilizzare una festa già esistente e conferirle l’attributo di festa patronale.
Il sindaco voleva fare le cose per bene: contattò il parroco don Franco Govoni – a Bazzano da un annetto -, che per conto suo dette il suo benestare e si premurò (che io sappia) di avere un parere informale in Curia.  Così, senza nulla togliere a santo Stefano, il 19 marzo, solennità di san Giuseppe, divenne ufficialmente il giorno del “Patrono Civico” di Bazzano.

Qui ci fu un interessante caso lessicale, che tuttora perdura. “Patrono civico” significa semplicemente “patrono del paese”, com’è ovvio. Ma da allora fu usato in qualche modo, paradossalmente,  in contrapposizione a “patrono religioso” (cioè santo Stefano: come se un santo patrono potesse non essere religioso!). Magari qualcuno paragonerà il caso  a quello che storicamente oppone, a Bologna, la “laica” San Petronio alla “clericale” San Pietro…

La nuova ricorrenza fu annunciata con solennità, e messa in pratica con tanto di giorno di vacanza per gli studenti delle elementari e delle medie, chiusura dei pubblici uffici e libertà, per aziende ed esercenti, di conservare il vecchio patrono o di adottare il nuovo.
Già dal 2002 la festa uscì, quindi, dai ristretti confini della contrada, per riversarsi anzitutto nella piazza, in particolare col mercatino dei fiori (una felice idea del sindaco) e  il rogo dei tradizionali “bastoni di san Giuseppe“.

Il rischio era quello che la festa “di paese” oscurasse la festa “di contrada”, anziché valorizzarla. Un rischio che inizialmente si cercò il più possibile di evitare, “cucendo” le iniziative in modo da scongiurare ogni sovrapposizione.
Ultimamente, invece, l’operato della contrada ha subito una battuta d’arresto: vuoi per la perdita di alcuni importanti contradaioli, per la stanchezza di altri e per qualche difetto di comunicazione tra contrada e Comune. Più in generale, direi che non si è sufficientemente avvertito che la perdita del “cuore antico” della festa rischiava di ridurre di molto la sua specificità, e quindi anche la sua attrattiva: specie con l’aumento, anche a Bazzano, delle feste/sagre, spesso organizzate dal Comune e dai commercianti, e dalla decisione della parrocchia di creare una “propria” festa – specificamente parrocchiale – la terza domenica d’aprile.
Ora la festa di san Giuseppe, se ha conquistato (specialmente grazie al coinvolgimento delle scuole) un posto nel calendario ma anche nella consapevolezza di tutti i bazzanesi, rischia di fare come un fiore, che prima perde colore e poi piano piano sfiorisce.
Penso che per evitare che questo succeda occorrerebbe:
– essere consapevoli che la festa di san Giuseppe, nel suo carattere tradizionale e di rione, rappresenta un vero e proprio “bene culturale” per Bazzano;
– tener presente che tale tradizione locale, come tale, è fonte di attrazione per il visitatore e il turista;
– in un momento in cui da più parti si scopre l’esigenza di valorizzare le forme di convivenza dei “rioni” e dei “cortili”, ripartire dalla “contrada”, suscitando e richiedendo una maggiore organizzazione e il coinvolgimento di “vecchi”, “nuovi” ed “ex” contradaioli;
– mettere insieme, in modo non frettoloso, tutte le istanze coinvolte (contrada, Comune, parrocchia; ma anche associazioni, mondo sportivo e aziende) in modo che ciascuna possa dare alla festa il suo contributo specifico.

Cari lettori che avete avuto la pazienza di giungere fin qui: vi prego di giudicare questo lungo intervento come un piccolo atto d’amore di un contradaiolo affezionato alla contrada e alla sua festa: perché possa sempre essere una vera occasione d’amicizia e d’incontro, in cui ritrovarsi davanti a una raviola, due gialletti e un bicchiere di vino da offrire – come recita la formula tradizionale – ad “amici e parenti, conoscenti e capitati“.

7 risposte a Perché viva san Giuseppe

  1. Simone scrive:

    se mi posso permettere, gioisco del fatto che Bazzano perde (tra poco) un contradaiolo prolisso come te🙂

  2. lucagrasselli scrive:

    E’ venuta lunghina in effetti…

  3. Xandré scrive:

    C’è una “mosca cavallina”
    che di sera o di mattina

    che sia corta o lunghina
    spesso da una punzecchiatina!

    Chi è? La “mosca SIMON … ina”!
    La ritengo fastidiosina!
    Io tengo la paletta …
    Se la prendo: la schiaccio in fretta!

    Lodo l’ecs assessore per aver “gettato il cuore oltre l’ostacolo” perché … viva San Giuseppe!

  4. lucagrasselli scrive:

    …e san Giuseppe viva.

    Però su questo blog non si “schiaccia” nessuno, neanche metaforicamente.

    Fate a modo. A presto.

  5. Giovanna scrive:

    Che S.Giuseppe sia diventato patrono di tutto il Paese per decisione del Sindaco non lo voglio commentare. Il paragone con San Petronio a Bologna non mi sembra calzi molto, specialmente perchè San Petroni fu comunque vescovo della cittò e non c’è dubbio che la chiesa di San Petronio sia parecchio rilevante, quantomeno nel paesaggio urbano di Bologna, comunque……
    Perchè due feste per San Giuseppe, O quella di domenica 22 era una festa come dire…..strampalata, o ho capito male io.

  6. lucagrasselli scrive:

    Cara Giovanna, bentrovata dopo il “trasloco” del blog.
    Il paragone con San Petronio era per il fatto che il culto del Santo fu praticamente riesumato dal Comune di Bologna nei secoli XV-XVI in funzione dell’orgoglio civico e in contrapposizione cl potere temporale del papa e del cardinal legato.
    Infatti la costruzione della basilica fu sempre malvista e osteggiata dalla Chiesa (venne addirittura costruito il palazzo dell’Archiginnasio per impedire che San Petronio arrivasse alle dimensioni previste!). E ci fu sempre una certa contrapposizione polemica tra la cattedrale di San Pietro e la basilica di San Petronio.

    Negli ultimi anni la festa di San Giuseppe si è spalmata su più giorni, ma è la prima volta che si è “replicato” il mercatino alla domenica, a beneficio soprattutto dei visitatori (ma anche dei bazzanesi che lavorano fuori o che comunque non possono andare in vacanza il 19 marzo), oltre che di bancarellai e commercianti.
    Il mio pensiero è che occorre molta prudenza con tutto quello che rischia di oscurare il carattere tradizionale e popolare (nonché rionale) della festa.
    Però aver stabilito il “patrono civico” (ovvio che di fronte a una seria opposizione della parrocchia non se ne sarebbe fatto niente: sempre di patrono si parla!), e quindi consentito che i bambini (e volendo non solo) di Bazzano potessero fare un giorno di vacanza, è stato importantissimo per ripristinare l’idea di questa festa – a rischio di oblio per gli stessi abitanti della contrada! – nelle giovani generazioni, ma in generale nelle famiglie bazzanesi.

  7. alice scrive:

    a me è piaciuta la festa,alla maya poi nn è piaciuta…di più!!!..ogni anno migliora..a priscindere dalla polemica etimologico-religiosa che può avere un suo fondamento,ma che a me interessa poco,ritengo che sia una divertente occasione d’incontro, di festa e gaudio x il paese..il mercatino dell’usato poi è una genialata(e lo è ancora d più nell’accezione che riguarda i bimbi e la vendita d giochi usati,con la devoluzione di parte degl’incassi a sostegno d associazioni di beneficenza).
    Confido che la festa d s.giseppe negl’anni migliori ancora e che si ponga sempre di più l’accento sulla sensibilizzazione alla solidarietà e allo stare insieme in allegria.
    unica critica:le attività ludiche presenti (giosta ,gonfiabile,e tappeti elastici) sono un pò un salasso..ma x una volta all’anno si può fare!!soprattutto in forza all’espressione d estrema gioia sul volto dei bimbi che s incontrano x divertirsi al d fuori delle mura scolastiche.
    BElla San GiuseppeE!

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