Delle acque del Lavacchio


Da sotto la superficie di via Venturi, proprio davanti alla porta di casa Grasselli, si sente provenire non di rado uno scroscio d’acqua.
Le prime volte  non ci avevo fatto troppo caso, poi – accorgendomi che il fenomeno era ricorrente – avevo temuto un guasto alle tubazioni dell’acquedotto; consultato qualcuno di esperto, ero stato rassicurato.

Si tratta, semplicemente, della condotta dell’acqua piovana. Ma è quasi come se fosse un torrentello. In effetti la quantità d’acqua che scende lungo la collina, provenendo dal casale Croce e dal podere Lavacchio, appare quasi prodigiosa considerate le piccole dimensioni dell’altura. E considerato che almeno parte dell’acqua dovrebbe tuttora incanalarsi, seguendo il pendio naturale, dietro quel che resta del borgo della Buca, ai piedi della vicina collina della Rocca.
D’altronde il nome del Lavacchio (in dialetto Lavacc’) è molto indicativo. Meglio non dar credito all’etimologia, inutilmente erudita, che lo fa risalire a lavacrum, e fidarsi piuttosto della “voce di popolo” che talora lo traduce semplicemente come Lavaggio:  si tratta infatti, molto più semplicemente, di un lavaticum, in sostanza di un “lavatoio”  (che qualcuno – forse non a torto, ma anche senza riscontri – ha collegato alle esigenze di approvvigionamento del castello). In ogni caso un nome che indica con estrema chiarezza abbondanza di acqua.
E non sarà un caso che nella stessa, affacciato su via Venturi, vi sia il pozzo più antico e più famoso di tutta Bazzano (questo sì certamente collegato con le strutture della Rocca): il pozzo del Castellaccio, assurto addirittura a simbolo – oggi forse un po’ dimenticato – dell’identità bazzanese (un tempo il “vero bazzanese” era detto colui che l’ha bvò l’aqua dal Castlaz).

Più modestamente, sul fondo di casa Grasselli (che, è bene ricordarlo, sul retro si ritrova infossata di alcuni metri rispetto al piano di campagna), ai tempi dei lavori dovuti al nostro trasloco spuntò una falda d’acqua quasi a livello del pavimento della lavanderia, tanto che si rese necessario realizzare un piccolo scolo. Probabilmente vi giunge anche parte dell’acqua che si raccoglie sul pendio del Monte (quello che culmina dietro via Giovanni da Bazzano). La cosa particolare è che si tratta di una falda modesta, ma praticamente perenne: anche d’estate lo scolo rimane sempre umido, con grande gioia del rospo che talora la elegge a sua dimora.

Non è una novità, d’altronde, che la zona di via Venturi racchiude un microclima del tutto particolare, umidità e fresco. Ma di questo parleremo un’altra volta.

2 risposte a Delle acque del Lavacchio

  1. Xandré scrive:

    Tutti a casa Grasselli ?

    L’argomento attrae … manca una mappa del luogo in stile “Il nome della rosa”.

    Manca un romanzo: forse il buon Luca può cominciare a romanzare: il prologo è già scritto!

  2. Alessio scrive:

    Sembra… pare… che Luca stia organizzando gite in motoscafo su e giù per gli scoli, a fini promozionali… in attesa delle gondole e della trasformazione di Bazzano da piccola Parigi a piccola Venezia…

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