Di gola, candele e antiche tradizioni


Ieri era la Candelora. E ovviamente tutti speravamo che il proverbio stavolta si sbagli: pioveva e tirava vento, e di questo inverno iniziamo a non poterne più.

A me ha impressionato che nella chiesa di Bazzano ci fossero una cinquantina di persone per celebrare, con la messa preceduta dal semplice rito delle candele, un’antica festa (la Presentazione del Signore al tempio) ignorata dal calendario civile e non troppo valorizzata da quello liturgico.

E’ un segno di importanti permanenze nella sensibilità religiosa e culturale – non solo degli anziani: ieri la partecipazione era la più varia -, che forse continuiamo a trascurare, quando potremmo valorizzarle meglio.

Oggi invece è il giorno di san Biagio, che un tempo era una festa di ragguardevole importanza, e legata non solo alla tradizione che considera il santo (vescovo martire dell’Armenia: ma quanti di noi, anche appassionati di ecumenismo e oriente, ci hanno mai fatto caso?) protettore dalle malattie della gola (la leggenda dice che san Biagio guarì un fanciullo cui era rimasta conficcata in gola una lisca).
Festa così sentita da essere l’occasione per “svendere” i dolciumi avanzati in pasticceria: per esempio a Parma, un tempo, per san Biagio si vendevano due panettoni al prezzo di uno; a Saragozza si ritornava sugli scaffali il tradizionale roscòn (un meraviglioso ciambellone farcito di panna) dellaa festa di san Valerio (il 29 gennaio), al grido di “par san Blàs, un roscòn màs“.
Indubbiamente la festa del santo cade proprio nel periodo – subito dopo i freddissimi “giorni della merla” – in cui la guarigione delle vie respiratorie è più richiesta. Per benedire la gola si usavano delle candele: penso che sia per uno strano incrocio tra la Candelora e san Biagio che a Bazzano (e, immagino, altrove) erano proprio le candele benedette usate per il rito della Presentazione a essere considerate benefiche.

7 risposte a Di gola, candele e antiche tradizioni

  1. doriano scrive:

    A Modena c’è un vecchio proverbio che dice”A San Bies la neva lag pies”(a San Biagio la neve piace)
    Non sono sicuro che in dialetto modenese si scriva così.
    Questo è uno dei tre proverbi modenesi legati ai tre santi della neve,San Antonio,San Geminiano e appunto San Biagio.
    doriano

  2. lucagrasselli scrive:

    Caro Doriano, sono molto felice di leggerti qui.

    Il proverbio mi sembra scritto bene! Ma quali sono gli altri tre? Questa cosa dei “santi della neve” mi interessa molto anche perché finora non la sapevo proprio!

  3. Xandré scrive:

    A me impressiona che molte persone non considerino più feste tipo queste.

    Religiose, se vogliamo, ma noto tristemente che si stanno perdendo. Viene a mancare il senso religioso? Il senso di tradizione?

    Cosa manca? Il Vangelo nelle case? Perché si parla solo di cose sciocche? Non ci si interroga più sul senso vero delle cose? Chi siamo? Da dove veniamo e dove andiamo? Già … argomenti di cui si preferisce evitare … perché?

  4. lucagrasselli scrive:

    Caro Xandré. gran bella domanda. Difficile rispondere: ma io – ancora al di là del discorso propriamente di fede religiosa – penso che sia mancata molto la tradizione: nel senso più forte di “trasmettere qualcosa”, dalle generazioni precedenti a quelle successive.
    Come se il patrimonio di cultura, di costumi, di convinzioni ereditato dai nostri antenati si trovasse, a un certo punto, così svalutato da non ritenere più necessario – o addirittura da ritenere dannoso – che le nuove generazioni lo ricevessero.

    Com’è accaduto? E’ “colpa” dei “padri” o dei “figli”?
    Difficile dirlo. Sicuramente ci sono stati dei momenti di “rottura” (penso, banalmente, al ’68), in cui sembrava assolutamente necessario affrancarsi dal passato per creare qualcosa che fosse più rispondente alle esigenze dell’oggi. E probabilmente lo era.
    Ma ho la sensazione che spesso si sia buttato via il bambino con l’acqua sporca. E anche che sovente – di fronte alle indubbie difficoltà – si sia rinunciato, da parte degli stessi “padri” (famiglie, Stato, istituzioni educative, istituzioni religiose, eccetera), a trasmettere qualcosa di importante.

    Forse era un processo inevitabile, non so. Forse ora, raggiunta una maggiore consapevolezza critica, è utile andare (parafrasando il Vangelo) a raccogliere tutto quello che in quel passato c’era di buono, “affinché nulla vada perduto”. Con la consapevolezza che non si tratta solo di una concessione al sentimentale, ma del recupero di ricchezze importanti, che hanno contribuito a costruire ciò che siamo e che possono anche oggi dirci qualcosa di significativo.

    Ti meravigli che molti trascurino completamente questo tipo di feste. Penso che in realtà molti – in particolare molto giovani – proprio non sappiano che ci sono.
    Ma quante volte ne abbiamo parlato ai nostri figli, alle persone che ci stanno accanto? Non abbiamo rinunciato noi stessi a “viverle”, a considerarle e a renderle momenti in qualche modo significativi, sia nella nostra interiorità sia con qualche gesto esteriore (che non significa superficialità o formalismo, ma desiderio di convididere una consapevolezza)?
    Occorre una dolce ostinazione nel promuovere le cose a cui si tiene, anche di fronte a prevedibili reazioni di indifferenza o fastidio.
    Le stesse risposte che ho avuto su questo blog (e le persone che l’hanno visitato ieri cercando informazioni sulla festa di San Biagio), come le domande così importanti che hai posto, sono per me una piccola ricompensa all’aver scritto questo articolo su temi che temevo potessero non interessare nessuno. Una piccola ricompensa preziosa.

  5. doriano scrive:

    Caro Luca,
    ti elenco i proverbi modenesi riguardanti i santi della neve,così come mi sono stati tramandati da mia mamma.
    “Sant Antani dala berba bianca”(San Antonio dalla barba bianca)17 Gennaio
    “San Zemian chega neva”(San Geminiano fa nevicare)31 Gennaio
    ” A San Bies la neva lag pies”(a San Biagio la neve piace)3 Febbraio
    Questi proverbi venivano citati,per ricordare che se anche ci fosse stato bel tempo,comunque si doveva attendere che passassero i santi della neve per poter dire che l’inverno era quasi finito.
    Mia mamma mi raccontava che nei tempi passati,quando le stagioni erano più regolari rispetto ad oggi,i santi della neve,raramente sbagliavano e quasi sempre si verificavano abbondanti nevicate.

    p.s. non conosco come si scrive il dialetto modenese,comunque spero che si possa capire il senso

  6. lucagrasselli scrive:

    Grazie mille, Doriano! E il dialetto è scritto benissimo.
    La tua mamma di dov’era esattamente?

  7. doriano scrive:

    Carissimo Luca,
    tutta la mia famiglia da diverse generazioni ha origini modenesi;mio babbo viene da Carpi(ha vissuto per anni anche nelle zone limitrofe di Carpi,Modena città);mia mamma era nata a Castelnuovo Rangone e ha vissuto per molti anni in vari comuni della provincia di Modena.
    Solo verso la fine degli anni 60 ci siamo trasferiti in questa zona.
    Parlando in questi giorni con mio babbo,anche lui ricorda questi proverbi modenesi e mi ha raccontato che per San Geminiano(protettore di Modena)se non c’era la neve,era usanza dei modenesi andare sulla Ghirlandina e gettare piume d’oca a significare la neve.
    Lui però non ricorda se era legata a qualche significato particolare.
    Ora,credo che questa usanza non esista più.
    Ciao

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