Il pistolotto e il pistolone

28 febbraio 2009

Se qualcuno aveva il dubbio che non li avessimo fatti arrabbiare:

“La politica delle promesse non mantenute, le parole non seguite dai fatti, le sterili polemiche non sono nel mio stile. A lungo ho ritenuto superfluo rispondere al pistolotto di due figuri, unicamente preoccupati di scoprire le magagne altrui per nascondersi la propria insipienza e il completo fallimento della politica del loro partito. Ma poi non ho potuto non ascoltare la voce delle persone, i lamenti della gente del mio paese. Mi sono quindi sentito in dovere di replicare a questi due ambigui personaggi che con notevole faccia tosta hanno la pretesa di insegnare a noi che cosa siano la coerenza e la serietà. I signori Corti e Grasselli […]

Il Capo-gruppo di Nuova Bazzano
Ezio Predieri”

(dal volantino di Nuova Bazzano, “Dalla parte del cittadino”, in diffusione sabato 28 febbraio)

P.S. Auguri agli elettori “moderati”.

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Come a spazzar coriandoli

26 febbraio 2009
Sì, lo so che è già Quaresima, e nulla c’è di più irritante di questo Carnevale eterno che tende a prolungarsi fino a Pasqua.  Ne ha parlato ieri, con la consueta seria levità, Luigi Accattoli (http://www.luigiaccattoli.it/blog/?p=1058), insieme alla quasi totalità dei preti alla messa delle Ceneri. Ma magari ne parliamo domani.

Perché ieri l’altro, Martedi Grasso, non sono riuscito a pubblicare il discorso di Barbazècch di quest’anno. Finalmente, eccovelo.

Baundé a tót, mi cher amigh,              Buongiorno a tutti, miei cari amici,
bazanìs nov e antigh!                              bazzanesi nuovi e antichi!
Che l’um vegna un azibrécch               che mi venga un acciderba
s’an-m ciam brisa Barbazècch!           se non mi chiamo Barbazècch!
Barbazècch d’la Cà di Zoca,                  Barbazècch della Cà di Zoca,
ch’l’ira què, sàtta a la Roca.                 che era qui sotto alla Rocca.
E a saun saimp’r al pió puntuèl           E son sempre il più puntuale
int’i dé dal Caranvèl:                               nei giorni del Carnevale:
furastir e zaint ‘d Bazan,                        forestieri e gente di Bazzano,
fèm mò bain un batiman!                      fatemi pure un applauso!
È di nuovo il grande giorno
in cui faccio il mio ritorno:
e saluto questa piazza,
dove gente d’ogni razza
mascherando vesti e visi
oggi inganna anche la crisi,
le tristezze getta via
e festeggia in allegria.
Bazzanesi, amici cari,
l’è un spetacuel senza pari                     è uno spettacolo senza pari
rivedervi dal balcone,
che mi viene su il magone:
come quando da lontano
io ripenso al mio Bazzano,
e il pensiero, come un dardo,
più potente dello sguardo,
vola e va di tetto in tetto,
dalla Stella al Borghetto,
dalla Croce al Rivellino,
dal Lavacchio allo Sterlino;
e da Sréina a Sabiunèra,                         e dalla Sirena alla Sabbionara,
dala Craus fein a la Gèra,                       dalla Croce fino al Samoggia,
al tol so tòt ind’n’ abraz                          prende tutto in un abbraccio
cumpagn fiur stricà int’un maz.          come fiori stretti in un mazzo.
Bazzanesi, vi saluto!
Vi sarò alfine piaciuto?
Con chiunque io abbia deluso
io di cuore, qui, mi scuso.
Come il passero dal nido,
ora volgo ad altro lido.
Ma tra un an o tra una stmèna,            Ma tra un anno o tra una settimana,
Sintrò ancàra la campèna                      sentirò ancora la campana
Dal gran nostar campanìl                      del nostro grande campanile
Ch’al sta quèsi in vàtta al zil!                 che sta quasi in cima al cielo!
Ch’si in paiais o indla zitè                        Che sia in paese o in città
Av’ augòr felizitè,                                       v’auguro felicità,
Ch’a zirer par tòt al mànd                       che a girare per tutto il mondo
ai ho imparà un quel prufànd:             ho imparato una cosa profonda:
Che la vaira cuntintàzza,                        che la vera gioia,
quella ch’l’ènma t’acaràzza,                 quella che t’accarezza l’anima,
piò preziausa d’arzaint e ór,                 più preziosa d’argento e oro,
l’è ind’i qui che t’ghè ind’al cor,           è in ciò che hai dentro al cuore,
ind’al bain che t’ vò ai tu amigh          nel bene che vuoi ai tuoi amici
e a tott qui ch’i viven tigh.                     e a tutti quelli che vivono con te.
Salutè sta bela mrausa,                          Salutate questa bella morosa,
che tra poc l’am gnirà in spausa!       che tra poco mi verrà in sposa!
Quàll ch’al venz ali eleziaun                  Quello che vince le elezioni
pòsa fer un quel ed baun.                       possa fare qualcosa di buono.
Ch’a psì stèr luntan dal mel                   che possiate stare lontani dal male
fein a st’etar Caranvel!                            fino al prossimo Carnevale!
Vagh a fer al mì valis:                             Vado a fare le mie valigie:
viva, viva i bazanìs!                                 viva, viva i bazzanesi!

                                                                                         Barbazècch dla Ca’ di Zoca


Mi vien voglia di non aggiornare più il blog

25 febbraio 2009

tanto lo visitate lo stesso, e sempre di più.

 

 

 

Scherzo.


C’è chi vince e c’è chi perde

21 febbraio 2009

noi balliamo, casomai


Tira un’aria

20 febbraio 2009

pessima nel paese. La crisi morde, il governo cavalca una risposta viscerale fatta di paura, razzismo, chiusura, egoismo, corporativismo, divisione.

C’è bisogno di un’opposizione serena ma fermissima, chiara, capace di fare tra esigenze e sensibilità diverse una sintesi che si traduca in fatti, proposte, in un’idea profondamente diversa, alternativa e convincente dell’Italia, del mondo, della nostra civile convivenza.

Il Partito Democratico dev’essere strumento di questa urgenza morale e sociale. Per questo dev’essere capace di dare spazio a proposte e prassi innovative, a un nuovo protagonismo civile. Sfibrato, confuso e deluso, dev’essere tempestivamente ricostituito, e profondamente ricostruito, nella pienezza vitale delle proprie funzioni e dei propri organi, innervandosi nella linfa dei propri iscritti e dei propri elettori.
Non è tempo di interregni e interludi.

Ai membri dell’Assemblea Nazionale, domani, chiedo di avere profondo coraggio.

Luca Grasselli
vicesegretario del circolo PD di Bazzano (BO)
membro dell’assemblea regionale dell’Emilia Romagna
e della Direzione provinciale di Bologna


… and Song

18 febbraio 2009

Il maestro, e carissimo amico, Giacomo Zaccherini mi ha fatto il sorprendente regalo di musicare la “canzone” che ho pubblicato qui sotto stamattina (https://pentagras.wordpress.com/2009/02/18/lyrics/).

Lui dice che gli è venuta di getto, in una manciata di minuti. Il risultato a me piace molto, e mi ha anche un po’ commosso (è anche la prima volta che qualcuno musica qualcosa di mio) . Uno strano segno dei tempi, volendo.
Il problema tecnico è che non riesco a caricare qui il file mp3.
Se qualcuno la vuole sentire, me la può chiedere via mail: luca punto grasselli lumachina gmail punto com. E confidiamo nell’antispam.

Grazie di cuore, Giacomo.


Lyrics

18 febbraio 2009
C’è bisogno di una canzone,
                           ma chi la sa cantare?
Come un’ode civile, come una
                           canzone popolare
E se non la sappiamo cantare,
                           che Dio ci perdoni
E se non la vogliamo fare, che
                           nessuno ci perdoni
 
C’è bisogno di una canzone, baby
                           di una canzone civile
Anche senza bandiere, anche senza
                           venticinque aprile
Di una canzone vera che
                            ci dica cosa fare
Di una canzone semplice che ci dica
                            che ci dobbiamo provare.
 
C’è bisogno di una canzone,
                            di una canzone d’amore
Fosse mai vero che alla fine è sempre
                            questione di cuore
E ci sarà sempre qualcuno che avrà
                            da dire sulla rima
Ma se hai un’idea migliore,
                            allora dillo prima
 
Che di passione in un modo o nell’altro
                            non si può far senza
E andare avanti in faccia al vento è
                            comunque resistenza
Non c’è mai limite al peggio, vedi
                            che non basta aspettare,
e non si può comprare il coraggio,
                             ma te lo devi fare.

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