Cari lettori, finora non vi ho tediato con il dibattito congressuale del PD. Qualcuno ringrazierà, qualcuno avrà pensato a un mio disinteresse o indecisione. In realtà la faccenda m’interessa, necessariamente, e – non senza pensarci su parecchio – ho scelto da tempo.
Era atteso, invece - si fa per dire – che ci scrivessi sopra qualcosa. Ora non è arrivato il momento: perché l’ha fatto, molto meglio di come avrei potuto io, uno dei miei grandi politici di riferimento: il mio papà. A voi – e al vostro dibattito – qui sotto.
Perché Bersani
Le ragioni di una scelta
Io non provengo né dalla DC né dal PCI (DS). Sono «entrato in politica» con l’Ulivo. Ammetto di aver scelto Bersani prima ancora di aver letto la sua mozione. La lettura della mozione mi ha confermato in questa scelta. Perché?
1. Perché mi sembra che Bersani continui al meglio nello spirito dell’Ulivo (non per nulla molti dei fondatori dell’Ulivo stanno con lui). Lo spirito dell’Ulivo è quello di un confronto aperto fra le diverse culture e le diverse esperienze politiche dei riformisti. Mi pare che Bersani sia un vero riformista e che sia leale verso tutte le parti.
Franceschini, invece, rappresenta quelli che all’Ulivo fecero da freno e che finirono per snaturarlo proprio nel momento in cui nasceva, traducendolo in un rapporto di forze: Marini e Rutelli. Creato da loro, Franceschini difficilmente riuscirà a svincolarsi dalle loro strategie, anche perché, presentatosi come vice di Veltroni, fu il primo a vanificare il senso delle primarie, che oggi rivendica come sua prerogativa!
Si dirà che Bersani è legato a D’Alema, che certo non colse neanche lui al meglio lo spirito dell’Ulivo e si prefiggeva di conservare tutta la forza d’urto dell’apparato DS. Ma credo che Bersani riesca ad essere più indipendente da D’Alema, sia per il peso della propria storia e del proprio carisma, sia perché appoggiato dai «cattolici» Bindi e Letta, che hanno la forza e l’autorevolezza per controbilanciare possibili tentazioni dei vecchi apparati.
2. Bersani ha più esperienza politica e governativa di Franceschini e non è sgradito né ai lavoratori (sindacati) né alle imprese. Ha dimostrato di saper fare scelte coraggiose e impopolari non piegandosi alle suggestioni del facile consenso. Mi sembra che abbia competenze economiche che Franceschini non ha.
Franceschini – forse favorito dalla sua età – intende rappresentare il nuovo: ma mentre Bersani mi sembra rappresenti il meglio del vecchio (leggi: Prodi), Franceschini rappresenta solo il meno peggio del nuovo (leggi: Veltroni). Non seguirei ad ogni costo il «nuovismo» quando è legato piuttosto a slogan che a programmi concreti.
3. Quello che più mi fa propendere per Bersani è l’idea del partito che egli ha e che confligge con l’idea di partito che ha Franceschini (e che aveva Veltroni). C’è una frase di Bersani che rappresenta al meglio questa differenza: «Voglio una comunità di protagonisti, non di supporters». Mi sembra che questo salvaguardi di più la «democrazia interna» del PD. L’errore più grave di Veltroni fu quello di vanificare i meccanismi democratici del partito, in particolare con rappresentanze assembleari pletoriche, senza possibilità effettive di dibattito e di decisione, che infatti passava nelle mani dei suoi collaboratori più diretti, o di organismi che non erano stati eletti da nessuno La sua forma di partito, detta «liquida», è più legata alle esigenze televisive (i grandi appelli ed eventi mediatici) che non al quotidiano lavoro sul territorio con gli iscritti e gli elettori. In qualche modo si mutua così, anche se con più onestà e meno assolutezza, la forma-partito di Berlusconi. Non per nulla sia Veltroni che Berlusconi dicono di rifarsi al modello americano, dove però l’informazione ha dei contropoteri sicuramente più efficaci.
P S.: 1. Aggiungo un motivo «esterno»: il fatto che l’abbia scelto Rosy Bindi, che io stimo la persona politicamente più qualificata oggi in Italia, per qualche aspetto anche più brava di Romano Prodi.
2. Non cito nelle mie considerazioni Marino, che pure stimo per la laicità e libertà della sua sensibilità «cattolica». Ma non mi sembra che ciò sia sufficiente per essere segretario del PD.
Francesco Grasselli